ADDIO A ERMANNO OLMI

ERMANNO OLMI

È morto all’età di ottantasei anni uno dei padri del cinema italiano Ermanno Olmi, nato a Bergamo il 24 luglio del 1931. Regista autodidatta e sperimentatore incessante, Olmi ha creato un linguaggio personale e fuori dagli schemi: la sua scomparsa inevitabilmente lascia dietro di sé una scia di ricordi, di immagini, di amore. Nel 1959 debuttò sul grande schermo con il lungometraggio “Il tempo si è fermato”, due anni dopo con “Il posto” vinse il premio della critica alla Mostra del cinema di Venezia, nel 1978 si aggiudicò la Palma d’oro al Festival di Cannes con “L’albero degli zoccoli”.

Olmi ha messo a punto uno stile fatto di sguardi sul mondo, di ammirazione per il lavoro dell’uomo: un cinema emozionante e realistico. È sempre stato fortemente ancorato ad un’idea di cinema che fosse concreto, creativo, attuale. I suoi valori erano legati alla vita quotidiana, alla memoria della terra, alla gioia della vita rurale. Il regista bergamasco amava la realtà in modo appassionato, indagandone e ammirandone ogni dettaglio, dalle meraviglie segrete del creato fino alle imprese attraverso le quali l’uomo mette alla prova la propria grandezza.

Un momento di pausa durante il film “Torneranno i prati” in cui Olmi da indicazioni agli attori

“Era un uomo straordinario. Ti toccava dentro, come fa la poesia. Quando girammo una scena di “Torneranno i prati”, all’undicesimo ciak, gridò che era bellissima: scoppiammo tutti a piangere”, ricorda l’attore Claudio Santamaria, protagonista di quello che fu l’ultimo film scritto e diretto da Ermanno Olmi, nel 2014. “Sapeva prendere piccoli dettagli della vita e dargli grandezza, come faceva con le storie dei più umili. Sul set non voleva attori, voleva esseri umani”.

Ed è proprio su “Torneranno i prati” che vogliamo focalizzare la nostra attenzione, una pellicola che non è solo uno sguardo sugli orrori della prima guerra mondiale, ma anche sul significato della vita che si infrange contro qualcosa di enorme e che prova un senso di vertigine di fronte al baratro dell’oblio. La storia si svolge interamente in una trincea, protagonista assoluta della prima guerra mondiale. Il film, che è uscito esattamente cento anni dopo l’inizio della guerra, racconta in maniera diretta, toccante e veritiera un’idea nuova di guerra: nel 1914 infatti cambia tutto.

Gli ultimi anni dell’Ottocento e i primi del Novecento erano stati caratterizzati da un senso di ottimismo dovuto alla seconda rivoluzione industriale, dal benessere che però riguardava una fascia ristretta della popolazione, ma anche da tensioni sociali e politiche all’interno di ogni stato. L’equilibrio provvisorio era già minato dalle mire economico-espansionistiche dei singoli paesi. Quella che era stata definita come Belle Époque è terminata esattamente il 28 giugno 1914 a Sarajevo quando uno studente bosniaco uccise con due colpi di pistola l’erede al trono d’Austria, Francesco Ferdinando, e sua moglie: un attentato terroristico si trasformò in un caso internazionale.

La vera protagonista della prima guerra mondiale fu proprio la trincea, che Olmi ci presenta nella pellicola, ossia la più semplice e primitiva tra le fortificazioni difensive, un fossato scavato nel terreno per mettere i soldati al riparo dal fuoco nemico. Concepite all’inizio come rifugi provvisori per le truppe, le trincee divennero, una volta stabilizzatesi le posizioni, le sedi permanenti dei reparti di prima linea. La vita nelle trincee, monotona e rischiosa allo stesso tempo, logorava i combattenti nel morale e nel fisico, e li gettava in uno stato di apatia e di torpore mentale. I soldati vivevano in condizioni igieniche deplorevoli, senza potersi lavare né cambiare, erano esposti al caldo, al freddo e alle intemperie, oltre che ai periodici bombardamenti dell’artiglieria avversaria. L’irrazionalità della guerra li aveva già sconfitti, lasciandoli in preda a solitudine, paura e rassegnazione.

“Torneranno i prati” è una pellicola poetica e sofferente. Nel buio di un’unica e gelida notte Olmi condensa il suo incisivo pensiero sulla prima guerra mondiale. I volti degli attori, che come ha detto Santamaria sono più esseri umani che interpreti, sono veri, il senso di sconforto è tangibile e agghiacciante. È doverosa l’empatia per un’opera come “Torneranno i prati”, e allo stesso tempo è un dovere ricordare un regista e un uomo come Ermanno Olmi, che ha dedicato la sua vita a ideali in cui tutti noi possiamo rivederci.

“Torneranno i prati, ricrescerà l’erba sopra le immense ferite della guerra, insieme all’erba cresceranno i fiori, le mucche torneranno a pascolare, tornerà la vita, la speranza mostra la luce anche nell’abisso buio della guerra”.

 Mariantonietta Losanno

PGlmcmFtZSBzcmM9Imh0dHBzOi8vd3d3LmZhY2Vib29rLmNvbS9wbHVnaW5zL2xpa2UucGhwP2hyZWY9aHR0cHMlM0ElMkYlMkZ3d3cuZmFjZWJvb2suY29tJTJGYXBwaWFwb2xpcyUyRiZ3aWR0aD0xMTQmbGF5b3V0PWJ1dHRvbl9jb3VudCZhY3Rpb249bGlrZSZzaXplPXNtYWxsJnNob3dfZmFjZXM9ZmFsc2Umc2hhcmU9ZmFsc2UmaGVpZ2h0PTIxJmFwcElkPTE4NTQ2NTgzNjgxNzczOTAiIHdpZHRoPSIxMTQiIGhlaWdodD0iMjEiIHN0eWxlPSJib3JkZXI6bm9uZTtvdmVyZmxvdzpoaWRkZW4iIHNjcm9sbGluZz0ibm8iIGZyYW1lYm9yZGVyPSIwIiBhbGxvd1RyYW5zcGFyZW5jeT0idHJ1ZSI+PC9pZnJhbWU+