LINFEDEMA: NEL POLO NEUROBIOTECH DI CASERTA UNA GIORNATA DI SENSIBILIZZAZIONE

UNA PATOLOGIA SPESSO SOTTOVALUTATA, MA CHE STA ASSUMENDO UNA GRANDE RILEVANZA

Al sistema linfatico in genere non si pensa mai. Eppure, in stretta connessione con il sistema cardiovascolare, svolge funzioni molto importanti per l’organismo, a partire da quelle nell’ambito del sistema immunitario. Un’alterazione delle sue funzioni può portare a una patologia che rappresenta, negli stadi più avanzati, una vera e propria disabilità sociale.

Questo il tema dell’incontro “L’edema linfatico: quale approccio diagnostico e terapeutico nell’ambulatorio del medico di assistenza primaria”, tenutosi oggi nella Sala Conferenze del Polo di Ricerca Neurobiotech di Caserta e promosso dall’I.R.C.C.S. Neuromed.

Una mattinata di studi e di approfondimento sul corretto approccio clinico a questa malattia, una esigenza sempre più sentita a causa dell’aumento delle malattie linfatiche, specie quelle conseguenti a trattamenti neoplastici ed in particolar modo legate al cancro della mammella.

È il Medico di Assistenza Primaria quello che, il più delle volte, entra per primo a contatto con il paziente affetto da linfedema. Ed è per questo che, grazie all’intervento di esperti, il meeting ha messo in luce i concetti di base dell’anatomia e clinica del circolo linfatico. A queste nozioni si è accompagnato l’approfondimento sul trattamento pratico e riduttivo specifico dell’edema linfostatico, strumento utilissimo nel background di ogni medico di famiglia.

Il dottor Guido De Filippo, Specialista in Chirurgia Vascolare, Dirigente Medico A.S.L. Caserta con Incarico di Alta Professionalità, è il responsabile scientifico dell’incontro, che ha visto numerosi specialisti del settore confrontarsi e illustrare ad una folta platea le ultime frontiere dell’approccio clinico al linfedema. Di particolare interesse le relazioni della Dottoressa Maria Paola Belfiore, Specialista in Radiologia Diagnostica Ospedale del Mare-Napoli,  che ha parlato di “Ecografia ad alta risoluzione e quadri ecografici linfonodali”; del Dottor Crescenzo Muto, Specialista in Chirurgia Generale e Responsabile Unità di Chirurgia presso Casa di Cura S. Maria della Salute a S. Maria Capua Vetere, che ha trattato il tema “Aggiornamenti sulla terapia chirurgica e sulla prevenzione del Linfedema post-chirurgico dell’arto superiore in caso di cancro della mammella”. L’apertura e la chiusura dei lavori è stata affidata al dottor De Filippo con rispettivamente “La Linfologia: dignità di una disciplina specialistica misconosciuta: anatomia, fisiologia e concetti clinico-diagnostici del circolo linfatico” e “La terapia del Linfedema e recenti traguardi raggiunti nei LEA e nel Piano Riabilitativo Attuativo della Regione Campania: un’opportunità per la Medicina Generale”

 “L’Edema linfatico – spiega il dottor Guido De Filippo – discriminandolo da altre forme di aumento di volume degli arti che possono indurre facilmente in errori diagnostici, negli ultimi tempi ha conosciuto una diffusione sempre più ampia sia per le forme secondarie dovute a complicanza della malattia neoplastica e sia per le forme primarie, un tempo ritenute a causa sconosciuta ma che oggi sembrano avere una importante ed inquietante componente genetica ereditaria.

Oggi nel mondo, secondo dati divulgati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, si contano più di 300 Milioni di casi  tra linfedema cosiddetto  “primario” che “secondario”,  quest’ultimo dovuto a sequela di interventi chirurgici per ablazione della rete linfoghiandolare satellitare a neoplasie o a inconsulte procedure strumentali nonché a traumatismi degli arti in soggetti particolarmente predisposti perché portatori inconsapevoli di displasia della rete linfatica, a parassitosi (sacche endemiche in Paesi dell’America Latina, India etc…) e non per ultimi, in ordine di dati, i cosiddetti funzionali o da disuso per scarsità di movimento muscolare conseguenti ad accidenti vascolari acuti o ad obesità.

La malattia linfatica, che colpisce vari distretti del corpo, è cronica ed ingravescente nel tempo ed evolve da stadi iniziali, a volte subdoli e misconosciuti, sino a sfociare negli stadi più avanzati in quadri altamente invalidanti sul piano sociale e relazionale (elefantiasi) tanto da rendere questi ammalati dei veri è propri soggetti infelici costretti a sostenere in proprio alti costi di gestione e difficile controllo terapeutico della malattia.

Oggi grazie a moderne tecniche sia diagnostiche che terapeutiche si può effettuare una importante ed efficace prevenzione primaria della malattia ed ottenere soddisfacenti ed a volte impensabili risultati sul piano sia fisico che sulla qualità della vita di relazione del soggetto.

Il linfedema da sempre costituisce una patologia vascolare negletta, sia per il paziente che diventa un “nomade sanitario” costretto, abbandonato a sé stesso, a vagare per Strutture a volte anche territorialmente lontane alla ricerca della soluzione del suo problema, sia per la classe medica che molte volte ignora il reale approccio al problema e sia dalla classe

politica-dirigenziale che in passato non ha mai dimostrato un interesse specifico per questa malattia. Solo ultimamente e grazie allo sforzo di appassionati Specialisti Medici ed al contributo di instancabili Categorie di ammalati, si è riusciti a sensibilizzare il Governo Italiano con riconoscimento del linfedema tra le cosiddette “patologie rare” facendolo rientrare legittimamente nei Livelli Essenziali di Assistenza (i cosiddetti LEA) con pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (Marzo 2017), riconoscendo anche l’erogazione gratuita delle calze elastiche.

 Finalmente sembra che si sia giunti ad un capolinea.

Ora si è in attesa che le singole Regioni facciano la loro parte recependo, secondo proprie Normative interne, quella che oggi è diventata finalmente una Legge dello Stato”.

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