DA ‘CASA DON DIANA’ GLI ALUNNI DEL ‘S. GIOVANNI BOSCO’ DI PORTICO PROCLAMANO GIUSTIZIA E LEGALITÀ

di Giovanna Longobardi

“L’educazione alla Legalità, dinanzi alle complessità storiche e radicate della nostra società, è stata già da qualche anno inserita nei processi formativi degli istituti scolastici come una tappa necessaria per avviare una formazione integrale della persona in maniera naturale. Un percorso reattivo che di volta in volta si sta cercando di solidificare ricordando alle giovani menti che potrebbero essere proprio loro il terreno fertile su cui attecchisce la radice malata della camorra”. Ci introduce con queste parole la professoressa Maria Rosaria Clemente alla conoscenza di un modo alternativo di “fare legalità”… Anche quest’anno, infatti, gli allievi dell’Istituto “San Giovanni Bosco” di Portico, retto dal dirigente Salvatore Falco e dalla vice preside M. R. Clemente, hanno scelto di aderire nuovamente alle attività laboratoriali del progetto denominato “Legalità”. Sulla scorta delle passate esperienze, i ragazzi sono stati accompagnati  in un percorso di conoscenza denotato da una difficile verità, che rappresenta il loro e il nostro reale. La mission è sempre stata quella di tradurre le belle parole e i tanti discorsi istituzionali in vissuti diretti e coinvolgimento pieno, sapendo di dover doppiamente arginare e contrastare i modelli concettuali che i giovani hanno assorbito, come un fenomeno da emulare, attraverso le fiction televisive e le caratterizzazioni dei personaggi legati e contestualizzati alla malavita organizzata. Per questo, nell’edizione scolastica del PON 2017/2018 uno degli aspetti fondamentali del progetto Legalità è stato quello di essere fortemente improntato alla costruzione dei valori di giustizia, lealtà, responsabilità, dignità individuale e collettiva; valori cardine di una crescita del singolo in relazione a se stesso e alla comunità evidenziado che la lotta alle mafie non è ad appannaggio esclusivo del sud Italia. Gli studenti sono stati guidati in questo cammino da due docenti esperti, Lina Capasso (Libera contro le mafie) e Domenico Cecere, che hanno saputo filtrare il know-how dei ragazzi seguiti, anche emotivamente, dalle professoresse Anna Consiglia Piccirillo, Michela Merola e accompagnati nelle visite guidate nei luoghi liberati dalla camorra dalle docenti Giovanna Rinaldi e Gilda Santorsola. Nei nuovi presidi di legalità, come la masseria di Afragola una volta in mano al clan Magliulo e ‘Casa don Diana’ a Casal di Principe, gli studenti hanno assaporato dal vivo la storia invasa di sangue di luoghi che erano stati targati come confiscati, ma che le nuove logiche di legalità restituiscono in realtà come luoghi Liberati. Sentir parlare di uomini e ragazzi che si sono battuti contro la prevaricazione, l’abominio della razza umana e la violenza per comando, ha offerto loro una nuova visione della realtà della nostra Terra. Nell’ultimo incontro di giovedi 31 maggio, da Casa don Diana, i ragazzi, dopo aver ascoltato la tragedia di Angelo Riccardo, 21enne morto “per caso”  hanno contribuito a rivendicare un proprio senso di appartenenza civica salendo sul terrazzo e ricordando mani al cielo quello che don Diana scriveva: “Basta con la dittatura armata”.

Gesti di speranza e cambiamento che servono come segnali di un’esistente coscienza civile.

Comments

  1. Rosy Clemente ha detto:

    E’ veramente un bell’articolo. Grazie a chi crede nel lavoro dei docenti che formano le nuove generazioni cercando di proiettarle in un mondo migliore .

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