Contrada vittima “di reato inesistente” – La denuncia del senatore D’ANNA: “Chi paga?”

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ROMA – La Cassazione ha revocato la condanna a Bruno Contrada, dichiarandola “ineseguibile e improduttiva di effetti penali”. 

Violente le dichiarazioni del senatore del gruppo ALA-SC Vincenzo D’Anna, diffuse in una nota per la stampa “Dopo un quarto di secolo di varie peregrinazioni giudiziarie, – dichiara –  tra alterne sentenze di assoluzione e condanna, la Corte di Cassazione ha posto definitivamente fine al calvario di Bruno Contrada”.

 “E’ veramente sbalorditivo che un uomo afflitto da gravi patologie, distrutto dall’abominio della carcerazione, sia riuscito a vedere definitivamente riabilitata la propria vita e la propria onorabilità di funzionario e di servitore dello Stato”.  

“Carnefici di Contrada – prosegue ancora il senatore sammaritano – sono stati sia i magistrati inquirenti, sia l’inconsistenza e l’ambiguità di un reato, peraltro ancora inesistente nel codice penale, chiamato concorso esterno in associazione mafiosa”. Ovviamente, aggiunge ancora il parlamentare “in nome dell’indipendenza e dell’autonomia della magistratura, coloro che hanno distrutto la vita dell’ex capo della Polizia non pagheranno per i loro errori avendo, nel frattempo, fatto carriera”. 

Per D’Anna “nel mentre il Senato licenzia un ulteriore provvedimento (la confisca dei beni per i pubblici amministratori) che rinforza ulteriormente il potere e la discrezionalità dei giudici, la cronaca ci consegna un caso che dovrebbe spingere le anime belle che tuttora abitano in Parlamento, ad assumere iniziative legislative volte almeno a definire, tipizzare e quindi circoscrivere l’applicabilità del reato di concorso esterno. Per tutti quanti gli altri valga il monito di Hemingway: la campana (della giustizia ingiusta) suona anche per te”.

Bruno Contrada, lo ricordiamo, è stato funzionario, agente segreto e poliziotto, poi dirigente generale della Polizia di Stato, numero tre del Sisde, capo della Mobile di Palermo, e capo della sezione siciliana della Criminalpol. Era stato condannato a 10 anni di carcere con una sentenza divenuta irrevocabile il 10 maggio 2007. Si è sempre dichiarato innocente del reato di associazione mafiosa, denunciando il trattamento processuale subito che vide ignorati i 130 testimoni a suo favore, tutti funzionari dello Stato e del Sisde a vari livelli, e privilegiata le tesi di mafiosi o pentiti o persone che avevano motivo di rancore nei suoi confronti.