ESCLUSIVA – Novità sui complici di Setola e le sue confessioni…”Fui fermato da un topo”

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CASAL DI PRINCIPE – (Tina Palomba)  E’ stata fissata per il  prossimo 18 settembre, dinanzi al collegio della seconda sezione B del tribunale di Santa Maria Capua Vetere,  presidente Loredana Di Girolamo,  l’ultimo atto di una brutta storia che vede sotto accusa professionisti insospettabili e il regista di una lunga scia di sangue. “Uno dei killer più spietati del clan dei Casalesi, Giuseppe Setola, 47 anni, l’artefice della strategia sanguinaria intrapresa nel 2008 e sfociata, dal maggio al settembre dello stesso anno, in cruente ed eclatanti azioni delittuose dopo la sua evasione”.  E’ quanto si legge nel provvedimento del rinnovo del 41 bis, confermato  proprio in queste ore, dal Ministero dell’Interno. Recluso nel carcere di Tolmezzo, Setola, con alle spalle cinque ergastoli definitivi, è stato una scheggia impazzita della camorra casertana,  e  vista la sua pericolosità sociale rimarrà in isolamento nel penitenziario di massima sicurezza udinese  ancora per un bel po’ di tempo.  Insieme a Setola, nella prossima udienza di settembre sopra citata,  risponde di concorso esterno in associazione mafiosa il suo medico oculista Aldo Fronterrè, 68 anni di Pavia, perché è vero che il pluripregiudicato casalese è affetto da una forma di maculopatia, in particolare ad un occhio, ma  è stato dichiarato quasi completamente cieco anche se così non è.  Sulla base delle indagini svolte per ogni singolo delitto, nel periodo stragista,  si è evidenziato  come Setola abbia partecipato personalmente all’esecuzione della maggior parte di essi, partecipazione che presuppone, viste le particolari condizioni dinamiche ed ambientali, una buona condizione fisica ed in particolare, in questo caso, di un visus tale da consentire quantomeno una buona autonomia e autogestione, condizioni comunque in netta antitesi, a quanto “refertato” dai medici aditi nell’iter giudiziario che gli consentì di poter essere sottoposto a regime degli arresti domiciliari.  In particolare Fronterrè, si legge nell’accusa sempre totalmente respinta dall’imputato: “essendo a disposizione del clan e di diversi capi reclusi al regime differenziato speciale – quali Enrico Martinelli ed altri affiliati facenti capo al clan Iovine- contribuiva all’associazione mafiosa denominata clan dei casalesi ed alla fazione facente capo a Setola, quale leader ancora riconosciuto e quale capo pienamente operante dal carcere ove è detenuto in regime di 41 bis, sia – nel periodo antecedente all’arresto del Setola del gennaio 2009 – risultando la sua opera decisiva per la sua illecita liberazione e successiva evasione, dunque per l’assunzione del comando, sia – nel periodo successivo, a partire della reclusione al regime differenziato speciale – attivandosi per fornire ulteriore apporto al Setola dandogli, direttamente ed indirettamente, consigli strumentali a perpetuare la sua simulazione della patologia, redigendo ulteriori relazioni dirette a comprovare falsamente uno stato di incompatibilità con il regime detentivo, relazioni anche utili per ostacolare l’accertamento del fondamentale ruolo del medesimo nell’ideazione, programmazione ed esecuzione della strategia omicida e stragista, a scopo terroristico”.

LA CONDANNA A UNDICI ANNI DELL’AVVOCATO CASELLA 

Per questi gravi fatti è stato già condannato in via definita l’avvocato Gerry Casella a 11 anni di carcere (ex difensore di Setola ex consigliere e assessore del comune di Casagiove), 5 anni a Massimo Alfiero e 2 anni a Gabriele Brusciano.

LE CONFESSIONI DI SETOLA INTEGRALI DEPOSITATE NELL’OMICIDIO NOVIELLO : “CI VEDO BENISSIMO…FACEVO FINTA DI CAMMINARE CON UN BASTONE BIANCO…..HO UCCISO 46 PERSONE TRA CUI UN AMICO DI PALLONE, SGRIGNO”

E’ lo stesso  Setola, in una breve fase collaborativa con la giustizia, a confessare “ci vedo benissimo” e di aver inscenato persino l’utilizzo di un bastone bianco per camminare. Riportiamo in esclusiva (così come depositato nella sentenza dell’omicidio Noviello)  le sue confessioni nell’udienza del 8 ottobre del 2014, nel corso dell’omicidio Noviello,   Setola dichiara al pubblico ministero Giovanni Conzo e Alessandro Milita :  “Io con l’occhio destro ci vedo 8 decimi con l’occhio sinistro vedo due decimi. Sono colpevole dell’omicidio Noviello. Ho dato il mandato a Massimo Alfiero insieme a lui c’era pure Tartarone e Mettello. Gli ergastoli che mi sono stati inflitti sono giusti e non sono stato 20 giorni in Calabria ma dieci giorni  dal 5 al 15 agosto . Ho ammazzato 46 persone. Ho ammazzato un amico si chiama Scrigno quello è un mio amico di pallone . Ho ucciso Mario Tavoletta, Antonio Diana, un siciliano e sono uscito assolto dal delitto Petrella ma l’ho ucciso. Conzo non mi vuole più perché ha detto che sono pazzo di cervello perché gli dissi “dottore io ho problemi agli occhi e non ci vedo , voi mi fate drogare e io metto le firme, non ci vedo, così così”.  E mentre l’8 ottobre del 2014 nominava l’avvocato Antonio De Micco e Rachele Merola. In data 12 e 19 novembre ritrattava tutto dicendo di aver detto bugie rinomina di nuovo l’avvocato Paolo Di Furia. Le sue dichiarazioni considerate spontanee non confessorie sono state  utilizzabili con valenza probatoria .. “Voleva evadere di nuovo ” per questo la Dda non crede più…. “Ci vedo e sparo con un pazzo”  quindi non potrà  mai ottenere gli arresti domiciliari. I giudici lo definisco un killer con   una personalità dissociata. “Ha inviato missive alla corte con  l’eventuale motivazione mercenaria – scrive la presidente della Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere dott.ssa Maria Alaya, nel delitto Noviello –  che spinge l’imputato a tentare la collaborazione. Una strategia utilitaristica  che consente di acclarare la responsabilità  dell’imputato su ogni ragionevole dubbio”.   Oltre a Gerry Casella,  ex avvocato di Setola,  oggi detenuto, è stato arrestato anche un altro suo  legale che è poi è deceduto Salvatore Lepre. Un altro precedente avvocato, prima del periodo stragista, come lui stesso confessa… lo fece spedire in ospedale dopo una missione punitiva..

LA STORIA DEL TOPO CHE LO FECE CADERE IN TRAPPOLA …

Nel corso di dichiarazioni spontanee del 3 aprile del 2014 rese al pubblico ministero Alessandro Milita, una delle poche volte che Setola parla, il killer racconta persino di un incredibile retroscena che ha preceduto la sua cattura. “Mi ha dato un morso un topo  sulla spalla dottore mentre scappavamo nelle fogne di via Cottolengo a Trentola. Eh, un topo, nelle fogne, dottore, stavo io e mi portavo a Gargiulo e mi portavo a Loran John…

P.M.: E lì, scusi, l’ha morso il topo?

Imputato: Mi è venuta l’infezione agli occhi forte, perché non avevo gli occhiali, e poi mi ha morso un topo sulla spalla e mi hanno fatto le siringhe e mi hanno messo delle gocce.

P.M.: Senta, mi scusi, aveva dieci botole intende dire dieci appartamenti e luoghi predisposti con la botola per scappare?

Imputato: Dottore, avevo dieci case con botole che per dire… quale per dire da una parte uscivo a un’altra, e qua uscivo nelle fogne. Però il fatto… perché Riccardo per dire conosce un sacco di medici, dissi: “Riccardo, ma a Caserta?”, dice: “Sì, conosco qualcuno a Caserta, Peppe, ma tu ti fidi?”, dissi: “se ti fidi tu, mi fido pure io”, e lui mi portò da questa qua perché questa qua faceva l’analista e conosceva un dottore oculista e poi quelli che fanno le punture, l’infermiera, me la fece direttamente a casa sua. Però lo sbaglio che feci per dire… perché quella è la verità, dottò, io per dire non ci ho fatto proprio caso! Però a me lo disse Gargiulo, dice… disse proprio così: “‘o zì”, dico: “che c’è, Paolo?”, disse: “quello ha telefonato”. Quando sono arrivato là, ho detto: “guarda”… erano verso le quattro, le cinque del mattino, avevano arrestato a mia moglie e  mi faceva  male la testa, dissi: “mi vorrei addormentare un po’”, dice: “Peppino, mi sono sbagliato?”, “e come non hai sbagliato? Questi qua ci arrestano!”, mi sono svegliato… Verso le sette mi sono addormentato in questo covo, mi ha svegliato Gargiulo Paolo, e dissi: “‘o zì, stanno o i Carabinieri”, “e facciamoci arrestare”, anzi no, mi misero su una botola, mi alzarono… Perham Loran John (o simile) e Gargiulo e li picchiarono pure per questo fatto i Carabinieri.

SETOLA ARRESTATO A MIGNANO MONTELUNGO….CHIESE AI CARABINIERI …”CHI COMANDA QUA….IO NON VOGLIO ESSERE AMMANETTATO”… INVECE LO SARA’ PER SEMPRE..

Il prossimo mese di gennaio il 14 esattamente saranno esattamente 10 anni dalla cattura di Setola avvenuta in una casa a Mignano Montelungo… insieme a Loran Peran e Paolo Gargiulo detto “Calimero”… Setola nonostante fosse ferito dopo la fuga da via Cottolengo tentò di nuovo di scappare dai tetti ma i militari del comando provinciale sotto la guida dell’attuale generale Carmelo Burgio, del maggiore Costantino Airoldi e del luogotenente Giuseppe Iadomasi lo fermarono per sempre. Non voleva farsi ammanettare e disse ai militari ..“chi comanda qua… mi arrendo ma non mettetemi le manette”.. Da allora il boss è recluso al 41 bis.

LA STORIA  DEL KALASHNIKOV

PM: Kalashnikov chi lo aveva portato, quello con cui avete anche sparato nel covo di via Cottolengo?

Imputato: Perché, l’avete trovato questo Kalashnikov?

P.M.: Setola, lei risponda alle domande, perché il Kalashnikov lei lo ha portato via…

Imputato: Eh, no no, e che sto rispondendo? Come?

P.M.: Il Kalashnikov lei lo  ha portato via dalle fogne, capisce? Ed è chiaro che sia andato così…

Imputato: E dovete provarlo!

P.M.: Io le faccio le domande, lei non mi risponda “l’abbiamo trovato”, perché il Kalashnikov lei se l’è portato via dal tombino e se l’è portato sulle fogne, quindi il Kalashnikov è suo! Io le faccio le domande rispettosamente anziché… dire: “Setola, risponda e dica i fatti come sono andati”, le faccio le domande rispettosamente, anziché dire direttamente: “dove si è portato il Kalashnikov, dove lo ha lasciato, dove lo ha fatto sparire, come l’ha distrutto?”, Le faccio domande rispettosamente ed esigo che lei risponda rispettosamente.  Allora, non mi risponda che l’ha trovato il Kalashnikov. La domanda è: chi ha portato il Kalashnikov all’interno di via Cottolengo dove sono stati trovati dei bossoli di Kalashnikov esploso, visto che quel covo era conosciuto da poche persone e ci stava lei sempre! È impossibile che sia andato qualcuno a… (sovrapposizione di voci) …sparare con Kalashnikov…

Imputato: E mò… parlate sempre voi! Io devo rispondere o no? E parlate sempre voi!

P.M.: E quindi mi dica chi ha  portato il Kalashnikov, se vuole dirlo, e che fine ha fatto quel Kalashnikov!

Imputato: Le posso rispondere, gentilmente, umilmente?

P.M.: Sì, ma non mi risponda “l’abbiamo trovato”, risponda in modo pertinente alla domanda, cortesemente!

Imputato: Pertinente, per voi è tutto pertinente….

SETOLA:  “SIAMO USCITI NELLA CNN E NELLA BBC”

“ Siamo usciti nella CNN e nella BBC, come, non lo sapevo che ero il più ricercato? Se ero… se non lo sapevo, me ne andavo a dormire con mia moglie e con mia figlia, mi godevo e mia figlia, che ho una figlia sola… non vi voglio dire tutte le cose perché dice che non è attinente il processo! E non sono riuscito neanche a fare un figlio!  I carabinieri quando sono stato latitante hanno dato fastidio a mia moglie: andava dall’Avvocato Garofalo, e andavano dall’Avvocato; andava a fare la  spesa,  e andavano alla spesa; andava a fare i capelli, e i capelli! Andava ad accompagnare mia figlia a scuola e andavano… insomma facevano i guardiaspalle per dire a mia moglie e a  mio suocero. Mia suocera o  mio suocero sono… si prendono delle pillole contro la depressione, perché mio suocero dice: “Peppì, mi dispiace che ci hanno arrestato, però non abbiamo più i Carabinieri”.

SETOLA PRESE DI MIRA LA CASERMA DEI CARABINIERI 

Il pm Milita chiede a Setola: “ Senta, sa spiegarci, se sa spiegare le ragioni per le quali Martino Luigi assume di avere fatto il suo autista e di avere in qualche modo evitato che lei facesse saltare la caserma dell’aeronautica dove erano alloggiati i  militari paracadutisti, in particolare a Caserta?”

Imputato: Dottore, ma lei, per dire, gioca al Fantacalcio?

Presidente:  No, però, signor Setola, abbia pazienza, lei può dire: “no, non è vero, non l’ho mai fatto!”, ma non può rispondere così! Non ne usciamo più! Abbia pazienza. che Carabiniere è morto?!

 CON IL LAMPEGGIANTE DELLE FORZE DELL’ORDINE SETOLA ARRIVA IN CALABRIA

P.M.: Quando era latitante dopo la fuga da Pavia. Ci siete andati con una macchina col lampeggiante a Reggio Calabria? Anche in Calabria in vacanza?

Imputato: Sì sì sì, la macchina, il lampeggiante, Alessandro Cirillo mi dice: “guarda, ci stanno i Carabinieri, Peppino, metti il lampeggiante”, aprivo la porta e mettevo il lampeggiante, dottore, e siamo passati a un posto di blocco e ci hanno anche salutato col saluto tipo militare, mi disse Alessandro, disse: “quando ci vedono a noi, ci salutarono con la paletta”