POVERTÀ, IMMIGRAZIONE E POLITICA: BUONI PER TRADIZIONE E CATTIVI… PER FORZA

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di Francesca Nardi

Oltre due milioni di famiglie nel nostro Paese sono sulla soglia della povertà alimentare…ma la pagina delle cifre è ancora lunga ed articolata… senza casa, senza lavoro, senza assistenza, senza uno straccio di niente per difendersi da un presente ostile e da un futuro tutto da inventare… numeri importanti ed inattesi in un Paese ricco come l’Italia, che spiegano la rabbia di chi urla: dobbiamo pensare prima agli italiani e poi agli stranieri e che riportano allo status di reazione pretestuosa ed isterica le accuse di razzismo che fanno da colonna sonora agli hu hu hu dei buoni belli, bravi ed intemerati, senza macchia alcuna, che sottolineano le rivendicazioni di chi ogni tanto osa… Ha poca importanza oggi, stabilire chi siano o siano stati coloro sui quali, dovrebbero essere riversate le responsabilità dell’attuale disastrosa situazione ed appare assai poco intelligente, ridurre il conflitto agli avamposti di partito, che in maniera del tutto incoerente, trasformando un dato di fatto come la miseria indigena in progress ed il diritto di prelazione rivendicato da chi è stufo marcio di essere accantonato, ad una volgare animosità contro gli immigrati. Su questa ignobile pseudo striscia di Gaza, riveduta e corretta e trasformata in dimensione di mezzo in cui si consuma ogni residuo dell’intelligenza ed il tutto, sconfitto irrimediabilmente il buon senso, si riduce all’isterica partita tra i soliti buoni dalla memoria corta ed i soliti cattivi che perdono punti esagerando nell’approccio. Fatto è e fatto sta che non procediamo di un passo in alcuna direzione e la sintesi dei mega scontri televisivi e giornalistici, non è che una piccola squallida rappresentazione in cui ognuno ricopre la carica onorifica che gli compete e gli si confà, quella comunemente conosciuta come “limite”. Al di là di questo “limite” potrebbe cominciare la nostra storia che nessuno, ahimè, sembra essere in grado di scrivere ma che tutti pretendono di conoscere e “struppiare” a priori.