OLTRE LA “BANALITÀ DEL MALE”…2a parte

1

di Alfredo Grado*

Nell’editoriale di qualche settimana fa, all’indomani del lancio di “Sotto copertura 2”, la fiction di RAI1 in cui Alessandro Preziosi veste i panni di Michele Zagaria

Alessandro PREZIOSI nella fiction è Michele Zagaria

, l’ex primula rossa del Clan dei Casalesi, si è detto che nella trasposizione di fatti criminali esiste sempre il rischio di conferire ai personaggi una sorta di fascino perverso. Una pratica che verte su fattori non solo cultural-filosofici, ma anche di costume, giacchè investe una tendenza tutta moderna che vede il crimine come un tema da narrare in modo romanzesco, accattivante, ‘vendibile” , sul quale dibattere, argomentare e mettere in piedi veri e propri processi mediatici in cui esperti, magistrati e giornalisti sentenziano presunte verità, giudizi e analisi. Orbene, a distanza di qualche settimana, trasmessa oramai l’ultima puntata della fiction in questione, siamo tuttavia costretti a ribadire quanto accennato e, al contempo, rilevare anche le storpiature di una rappresentazione incentrata non tanto su di clan di stampo mafioso quanto sulla vita di un uomo che, nel bene o nel male, ha fatto una scelta, con tutte le sue conseguenze. Ed in tale direzione va la richiesta, avanzata dal carcere di Milano-Opera, di Michele Zagaria, il quale avrebbe incaricato i suoi avvocati di chiedere 100mila euro di risarcimento – da devolvere in beneficenza, sottolinea – per i danni alla sua immagine causati dalla fiction.

            Ciò che viene narrato, stando alle dichiarazioni rilasciate dai difensori dell’ex primula rossa, non sembra realistico

    Michele ZAGARIA

e diversi appaiono i particolari inventati dagli sceneggiatori: uno fra tutti, e forse il più grave, quello che dipinge lo Zagaria come un uomo attratto sessualmente dalla giovane figlia della famiglia che per anni lo ha ospitato.

            Non è certo questa la sede per intravedere ciò che è giusto o sbagliato, né tantomeno esprimere giudizi di sorta, ma il caso sicuramente si presta per proporre una riflessione sulla correttezza metodologica degli operatori dell’informazione i quali, per la brama di veicolare un messaggio, spesso rischiano di avvalersi di una metodologia errata, dimenticando che per una democrazia l’informazione è come il nutrimento, la linfa vitale. La premessa perché abbia senso un qualsiasi tipo di discussione e di decisione che riguardi lo spazio pubblico! L’informazione è quindi un bene primario, ma lo è solo a patto che essa sia vera e in qualche modo “essenziale”, tocchi i temi rilevanti , quelli su cui bisogna decidere, prendere posizione, sia a livello pubblico che privato. L’informazione falsa, l’in-formazione, è la negazione stessa dell’informazione. E’ antitesi di ciò che dovrebbe essere. Nel bene e nel male…

*Criminologo e docente di Sociologia della devianza

1 commento

Comments are closed.