VITTORIO SGARBI TRA ARTE E POLITICA PER PANORAMA TOUR: “CASERTA RIVENDICHI LA SUA IDENTITÀ”

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a cura di Diana Rusconi

CASERTA – La città di Caserta la settimana scorsa è stata meta per volti noti e personaggi famosi

Il sindaco Carlo MARINO e Alberto ANGELA nel Parco della Reggia di Caserta

, dallo scrittore Diego De Silva all’attrice teatrale Serena Autieri per il tour dell’agenzia di stampa Panorama, dalla cantante Noemi al paleontologo e conduttore televisivo Alberto Angela ospiti nei saloni reali della Reggia. Ma tra i big chi ha suscitato il più grande interesse per il mondo culturale casertano è stato lo storico e critico d’arte ferrarese Vittorio Sgarbi invitato per una lectio magistralis, una delle tante che il nostro Vittorio nazionale tiene quasi ogni giorno in diverse città italiane. Un evento nell’evento che ha attratto una moltitudine di persone e di appassionati di arte, complice il connubio tra l’esclusività della location vanvitelliana e la notorietà di un personaggio che negli ultimi anni ha saputo amplificare la sua fama portando avanti battaglie contro un’Italia, come lui stesso la definisce, “sfregiata” … e si sa che a Caserta di sfregi oramai ne abbiamo perso il conto.

Vittorio SGARBI durante la lectio magistralis

Dunque, il professor Sgarbi a Caserta per una lezione nella Cappella Palatina dal titolo “Alla scoperta dei tesori nascosti di Caserta”… Un tema che ci ha tenuti col fiato sospeso e che giustificava anche il suo ritardo di quasi un’ora.

Erano le 20.40 circa quando il professore Vittorio Sgarbi raggiunge il microfono tra gli applausi e inizia, oltre i convenevoli, ad esibire tra i sorrisi le sue parole sferzanti contro la scelta “coraggiosa” di installazioni artistiche contemporanee nei luoghi della memoria storica. In particolare cita la collezione di Lucio Amelio che, prima di essere trasferita in un nuovo hangar, era palesemente dissonante con la logica artistica delle sale della Reggia.

Sgarbi la definisce una scelta da “interior designer”, quel voler inserire ad ogni costo elementi della contemporaneità in luoghi simbolo in cui permane un linguaggio storico-artistico definito, criticando così i sindaci per aver scelto di impiantare in città storiche opere di avanguardia rischiando in nome di un’indefinibile forma di promozione, di danneggiare l’immagine dei veri tesori monumentali…come il famigerato e tanto discusso corno rosso che rappresenta il vizio della modernità.

Pier Paolo PASOLINI

Ritorna il suo Caravaggio e con un’iperbole sulla vita dell’artista passando da Roma a Napoli, Vittorio Sgarbi ricalca la scelta di Pier Paolo Pasolini di lasciare Roma per approdare in quel di Casertavecchia, luogo ideale per ambientare alcune scene del suo Decamerone. Il borgo medievale, quindi, è il primo dei siti sotto la lente del critico d’arte che tra colonne, bifore, campanile e figure zoomorfe non dimentica di ricordare che Pier Paolo Pasolini fu al centro di una vicenda giudiziaria per molestie sessuali su minori e senza dimenticare che fu assolto perché gli studenti furono giudicati consenzienti, al contrario di quanto accaduto all’ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Dalla bellezza del Duomo di Casertavecchia (e non dei resti di un Castello longobardo ancora misconosciuto) Vittorio Sgarbi passa in rassegna altri tesori: la basilica benedettina di Sant’Angelo in Formis, l’Acquedotto Carolino, il Belvedere di San Leucio, la Reggia di Caserta e Palazzo Paternò.

Peccato che per quest’ultimo restituito in tutta la sua bellezza e sito in via San Carlo a Caserta, l’immagine presentata al pubblico fosse quella dell’omonimo Palazzo di Catania.

Ma restiamo in attesa di conoscere, al di là del patrimonio targato Unesco, quali sono i tesori nascosti… ma niente!

Vittorio Sgarbi non ci annuncia nulla di nuovo e onestamente, per chi come me ha avuto il piacere di assistere già in un recente passato ad una performance dello storico dell’arte, ricordo tra tutte la lectio per il IV centenario della nascita di Mattia Preti a Tortoreto, ci si aspettava un approccio storico e critico modulato su realtà di alto pregio artistico che stentano a ricevere il giusto interesse… ci torna subito in mente il caso della riqualificazione dell’essere vanvitelliana e dell’Archivio di Stato!

Nel rush finale, però, il nostro illustre storico tralasciando i dati architettonici e storico-artistici ci apre uno spiraglio.  Minuti davvero intensi in cui Terra di Lavoro diventa il copione della storia. “Caserta è una città per potenti! La forma della Reggia è la dimensione di una contro città ed è notevole il miracolo di preservazione dei cicli storici, artistici e politici”. Definisce i suoi monumenti testimonianze vive del proprio tempo con un proprio valore assoluto. In Terra di Lavoro per Sgarbi si respira la vertigine della memoria, dal borgo medievale di Casertavecchia al ciclo di affreschi della Basilica benedettina fino a toccare l’esempio più alto dell’Illuminismo con il trionfo del complesso vanvitelliano. Auspica sempre che l’amico Mauro Felicori riesca ad intensificare la sua operazione di rivalutazione territoriale profondendo il suo impegno per la realizzazione di un percorso nuovo che inglobi anche Capua con il favoloso Museo Campano, Santa Maria C.V., Sant’Angelo in Formis e la Reggia di Carditello.

“Sono sicuro che quest’area sottratta alla criminalità possa divenire uno dei luoghi più significativi di Italia per l’assoluto che i suoi monumenti sanno esprimere”.

Non possiamo che essere d’accordo con lui quando chiude dicendo “Caserta deve rivendicare la sua identità, la sua attualità nel farci sentire parte di una storia che non è finita”.