PD…LASSÙ DOVE OSANO I COMMISSARI. MIRABELLI, OGNI RICCIO UN CAPRICCIO…

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di Francesca Nardi

Ciò che affascina prima e terrorizza poi, in un partito come il Pd, è soprattutto la tracotante incoerenza, rispetto ai suoi principi e la perversa strategia della apparente invulnerabilità ad ogni critica, status di grazia che peraltro alimenta la perversa volontà di apparire qualcosa di sostanzialmente diverso ed opposto da quello che in realtà è…un bel gruppetto di aspiranti a qualsiasi cosa, foss’anche la vice-impanatura della cotoletta calabrese in salsa romana, con pisellata leccese…purchè si possa inserire un titolo, subito prima  o subito dopo, il nome…In questa dimensione stravagante al cui interno si registra l’annichilimento in progress delle cavallette stordite dall’aria inquinata, emergono personaggi come Franco Mirabelli, l’uomo dal ricciolo bruno, versione maschile della rana dalla bocca larga, venuto in provincia di Caserta a miracol mostrare..là …qui ed in “ogni dove”, la sua abilità a confondere acque ed ideologie, a ripassare vecchie lezioni di polpottismo applicato e dividere i buoni a prescindere dai cattivi per tradizione…Oggi, la farsa in salsa calabro-milanese, prevede la straziante dichiarazione di impotenza a sanare, da parte di Mirabelli, i danni presunti compiuti dal consigliere regionale Gennaro Oliviero, alla magnifica, storica, tradizionale compattezza del Pd nonché all’immagine di un partito che, se registrasse due iscritti che condividono la stessa idea nel raggio di trecento chilometri, organizzerebbe i pullman per un pellegrinaggio di ringraziamento a Pompei, per grazia ricevuta. Il crack del Pd alle elezioni provinciali, risultato emblematico di una gestione commissariale che ha prodotto fratture profonde e piaghe insanabili all’interno di un partito dagli equilibri precari, sembra non avere generato nel Mirabelli alcuna emozione o rimorso o, sia pur tardiva ma necessaria, consapevolezza di sé e dei propri errori, meno che mai un atto di intelligente e pubblica resipiscenza…nulla che faccia pensare a quel dialogo democratico che appartiene all’archeologia delle idee politiche…Oggi la lettera alla commissione di garanzia nazionale contro Oliviero, non soltanto viene fatta abilmente trasudare a beneficio di compiacenti traduttori dell’assunto, in libere accuse, ma si colloca di diritto nell’elenco dei tamponi a giustificazione e copertura dei propri personali, macroscopici errori. E’ appena il caso di sottolineare che chi fallisce ha l’obbligo morale di ritirarsi…ma evidentemente l’ordine di scuderia è categorico ed è quello che si impartisce agli untori…e l’ultima mission di Mirabelli, evidentemente è quella di “fregare” appunto…Oliviero…e bisogna ammettere che certi ordini il nostro Mirabelli li esegue alla lettera…tanto buono…tanto garbato…      Per quanto riguarda invece, il destinatario dell’ultimo ostrakon, dobbiamo dire che non è stato previdente né preveggente e, nonostante la sua riconosciuta astuzia ed intelligenza politica, a tempo debito Oliviero, peccò di ingenuità e non pensò a calcolare che il suo proficuo ed ardente sostegno a Pina Picierno, non gli avrebbe portato nulla in cambio ed anzi, al momento opportuno, la cara ragazza sarebbe stata la prima a rivoltarglisi contro e sarebbe stato liquidato senza tanti complimenti e con la stessa leggerezza con la quale, la diafana crisalide, made in Teano, incensò Renzi senza ritegno sei mesi dopo avergli tweettato ferocemente contro.  Quivi giunti, non resta che sintetizzare una marea di inutili ipotesi e tesi a carico e scarico dell’onorevole Gennaro Oliviero: la storia dei partiti in questa Repubblica delle polpette al sugo, secondo la ricetta della vecchia cucina salernitana, è questa: valanghe di inutili parole utilizzate come arma di distrazione di massa affinché la fine di un uomo appaia naturale. Sarà così anche domani ed anche dopodomani e sicuramente chi oggi arma la mano, un giorno seguirà la stessa sorte, ma ciò non impedisce che un leggero ma costante disgusto afferri la gola…