CASERTANA: L’INUTILE VALZER DI MODULI DI D’ANGELO

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L’INSEGNAMENTO SPIRITUALE DEL MATCH é dello scrittore e giornalista Lorenzo Marone: “le vie di mezzo servono a non prendere la strada giusta, quella che ti porta dritto dove vuoi e devi arrivare. L’essere umano è un maestro nel girare a vuoto pur di non raggiungere l’obiettivo che lo terrorizza”

 

di Francesco Capo

Il goal del Biscegle foto di Gianfranco Carozza

Altra sconfitta in casa per la Casertana: questa volta hanno portato a casa i tre punti i pugliesi del Bisceglie. Il risultato è ancor più pesante perché le dirette concorrenti dei rossoblù per la salvezza hanno fatto quasi tutte punti: l’Andria ha vinto contro il Rende, il Fondi contro l’Akragas, il Cosenza contro la Virtus Francavilla e la Paganese ha ottenuto un buon punto contro il Lecce.

I rossoblù sono partiti bene, con grinta e piglio giusto, ma la fortuna non gira dalle parti dello stadio di Viale Medaglie d’oro: il migliore in campo è stato il portiere del Bisceglie, Diamante Crispino, cresciuto nel settore giovanile del Napoli e, ironia della sorte, nato a Caserta.

L’estremo difensore dei pugliesi ha compiuto almeno tre parate decisive: su Turchetta in avvio di primo tempo, su Lorenzini, dopo un cross da calcio d’angolo a fine primo tempo e ancora su Turchetta nella ripresa.

Mister Luca D’Angelo, a fine partita, ha detto che “il risultato giusto sarebbe stato 3 a 1 o 4 a 1 per la Casertana”, ma questa volta, secondo me, a differenza di altri match, il principale responsabile della sconfitta è lui.

La Casertana è scesa in campo con un 4-2-3-1 con Rainone, spostato da terzino sinistro, Polak e Lorenzini centrali e D’Anna terzino destro. De Rose e Rajcic mediani di centrocampo e Carriero, De Marco e Turchetta, dietro Alfageme. La prima mezz’ora i falchetti hanno giocato bene e sono andati vicini al gol con Turchetta e Lorenzini, ma poi il Bisceglie ha preso le misure ed è passato in vantaggio su rigore, dopo una ingenua trattenuta in area di Lorenzini. Il rigore è generoso, ma è stato concesso dall’arbitro quasi a compensazione di uno netto, negato in precedenza a Partipilo, ala destra dei pugliesi, steso da Pasquale Rainone.

Proprio quest’ultimo ha sofferto, nella inedita posizione di terzino sinistro, le folate sulla fascia di Partipilo. D’Angelo ha giustificato lo spostamento del “Pasqualone” casertano sulla fascia “per dare una maggiore copertura alle spalle di Turchetta e per l’assenza di giocatori che sappiano interpretare il ruolo di terzini bassi a sinistra”: parole che suonano come una autentica bocciatura per Ferrara e Donnarumma, che sono i mancini che avrebbero dovuto sostituire l’infortunato Galli, e come un segnale alla società ad intevenire sul mercato per colmare questa lacuna.

Ma, a mio avviso, ha giocato fuori ruolo non solo Rainone, ma anche Carriero e De Marco, mai nel vivo del gioco e mai capaci di rendersi pericolosi con inserimenti da dietro.

Tutte le azioni della Casertana si sono così sviluppate in un unico modo: lancio di De Rose o Rajcic sulla sinistra per cercare lo spunto di un brillante Turchetta. Capito questo il Bisceglie, messo in campo in modo molto ordinato da mister Nunzio Zavettieri, ha preso il comando del centrocampo, soprattutto grazie alle posizioni di Toksic, che da mezz’ala si è staccato spesso per fare il trequartista e di Partipilo che, partendo da destra, si è accentrato, facendo densità a metà campo.

Nel corso della partita D’Angelo ha cambiato spesso modulo e le posizioni dei suoi: il 4-2-3-1 si è trasformato in fase d’attacco in un 3-5-1-1, con l’avanzamento di D’Anna sulla linea dei centrocampisti e con l’ingresso di Marotta e Padovan la squadra è passata ad un 4-4-2.

Ma l’impressione è che sia stato un valzer di moduli che abbia portato solo confusione e poco costrutto. Mezze vie per non mettere in campo, insieme e dall’inizio, Turchetta e Marotta in un 4-3-3, modulo che sembra essere il più congeniale per gli uomini della rosa casertana.

Insomma il cantiere di capomastro D’Angelo è ancora aperto, ma il tempo per trovare un assetto tattico definitivo si sta sempre di più assottigliando. Il pubblico inizia a latitare al Pinto (la tribuna era semideserta) e le contestazioni di fine gara hanno riguardato questa volta non solo il direttore sportivo Aniello Martone, ma anche l’allenatore.