POPOLARI IN TERRA DI LAVORO, DE MITA: “I CATTOLICI HANNO IL DOVERE DI DARE UNA FORMA POLITICA ALLA CARITA’, IMPRATICABILE L’OPZIONE BERLUSCONIANA”

IL DEPUTATO È INTERVENUTO ALLA MANIFESTAZIONE AL NOVOTEL DI CAPODRISE: “LA NOSTRA PRESENZA DEVE QUALIFICARSI PER CHIARE INDICAZIONI PROGRAMMATICHE ORIENTATE ALLA GIUSTIZIA SOCIALE”

CAPODRISE (CE)«Il populismo che oggi c’è è la manifestazione di un disagio, una modalità di esprimere l’esasperazione. Lo sono allo stesso modo il voto ai Cinque Stelle come l’astensione, non è una cosa che può essere rimossa giudicandola ma che può essere superata solo se compresa. Il centrodestra che secondo i sondaggi avanza non è la risposta alle difficoltà del presente ma è la perdita dell’equilibrio della società che non riesce a comprendere da che parte si può uscire. La questione che sta al fondo di tutto è che ognuno di noi, nessuno escluso, ha perso la sicurezza che possa esistere una condizione possibile di uguaglianza e giustizia sociale tra le persone».  Lo ha dichiarato il deputato Giuseppe De Mita intervenendo nel corso dell’assemblea “Gli amministratori di Terra di Lavoro per un programma dei Popolari” davanti alla nutrita platea del Novotel di Capodrise (Ce).

«Le forze politiche – ha spiegato De Mita – invece di capire che va riorganizzata una condizione di civiltà tra le persone, di compassione alla solidarietà, eccitano allo scontro. Si è persa sicurezza nella giustizia sociale? Bene, io vi vendo sicurezza contro gli immigrati, vi vendo sicurezza con la violenza: la Lega e il centrodestra sono questo, sono una china pericolosissima. È come uno che volesse il miglior prodotto possibile per i denti e trova uno che gli vende uno sbiancante per i denti invece di un dentifricio; l’effetto è lo stesso ma il prodotto è cancerogeno. Il centrodestra è il prodotto cancerogeno della politica italiana. I Cinque Stelle vendono sicurezza nello scontro sociale. Ma le nostre comunità hanno bisogno di riconciliazione».

«Dobbiamo rimettere in ordine le cose – ha aggiunto il deputato – perché il populismo è il sintomo di una malattia e la malattia è ormai nota: la politica ha smarrito la centralità della persona come suo riferimento e questo obbliga i cattolici che vogliono fare politica ad un dovere di coerenza. I cattolici non possono dire che si può fare anche la quarta gamba del cancro della politica del centrodestra. I cattolici hanno un dovere di coerenza: nel tempo storico che ci è dato di vivere i cattolici hanno il dovere di dare forma politica alla carità. Questo, nel percorso che stiamo facendo, deve trovare una sintesi in alcune posizioni programmatiche. Non possiamo fare campagna elettorale solo evocando il popolarismo. Non introduciamo altri diritti che non trovano composizione con quelli già esistenti. Introduciamo dei doveri: il dovere di occuparsi dell’altro. Ecco perché la flat tax, l’aliquota fissa unica sul prelievo fiscale che propone il centrodestra, è inaccettabile, perché significa che chi ha soldi se li tiene e chi non li ha si arrangia».

«In questa campagna elettorale –ha così concluso Giuseppe De Mita – giocheremo una sorta di partita sulla conservazione delle istituzioni democratiche, sulla tenuta del sistema democratico. In Italia in questo momento esistono due destre: la destra berlusconiana e leghista e la destra grillina. La campagna elettorale va fatta contro le destre. Dobbiamo partire da una posizione di grande affermazione di autonomia e di imposizione dei temi programmatici. Non possiamo ridurci a essere l’appendice. La nostra posizione diventa una posizione di sollecitazione, se non la collochiamo nella propaganda ma come strumento di risveglio di una motivazione politica che è cultura e si fa programma. Abbiamo davanti a noi un passaggio storico molto delicato e siamo chiamati a svolgere questo compito. Se lo facciamo come stiamo facendo in questi mesi in Campania e oltre, pure se è un passaggio stretto diventa praticabile. Ma dobbiamo sapere che la responsabilità è sulle nostre spalle e non altrove. E dobbiamo saper essere all’altezza di questa responsabilità».

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