IL MINISTRO ORLANDO A CASERTA PER IL DIBATTITO SULL’EQUO COMPENSO

di Francesco Capo

Dal 6 dicembre scorso l’equo compenso è legge, essendo inserito nel decreto fiscale 148 del 2017. Si tratta di uno strumento che impone un compenso necessariamente proporzionato alla quantità, alla qualità, al contenuto e alle caratteristiche della prestazione resa. Riguarda gli avvocati, i professionisti e tutti i lavoratori autonomi, iscritti o meno a ordini o collegi ed è applicabile non via generalizzata, ma solo a specifici rapporti, cioè quelli regolati da convenzioni predisposte unilateralmente da banche, assicurazioni, pubbliche amministrazioni e grandi aziende private e, quindi, non alle piccole e medie imprese.

La sala dell’hotel Europa in via Roma a Caserta colma di persone del pubblico, giornalisti, fotografi e addetti ai lavori ha assistito al dibattito su questa misura legislativa, organizzato dall’onorevole Camilla Sgambato e a cui ha partecipato il ministro della giustizia Andrea Orlando.

L’equo compenso “è uno strumento necessario per evitare bandi come quelli del Comune di Catanzaro per il conferimento di incarichi professionali gratis o per la cifra simbolica di un euro”, ha detto l’onorevole Sgambato. In un Partito democratico che sbanda su politiche liberali, noi teniamo saldo il timone della sinistra e diciamo ancora qualcosa di sinistra”, ha proseguito la Sgambato.

Secondo il CENSIS l’impoverimento maggiore riguarda proprio i giovani professionisti. Vincenzo Del Genio, vice presidente dell’Ordine dei Geologi della Campania, ha citato il dato allarmante per cui i geologi dichiarano tra i diciottomila e i ventimila euro annui.

Sono numeri che spingono anche il ministro di “proletarizzazione delle professioni”. “Ci sono avvocati che dichiarano 400 euro al mese”, ha detto Orlando. Ciò costituisce un problema perché “in queste condizioni i professionisti non possono essere in grado di esercitare al meglio la loro fondamentale funzione”, che, come per gli avvocati e i giornalisti e tante altre professioni è posta a tutela di beni tutelati in Costituzione.

Il Garante della concorrenza ha espresso un parere negativo nei confronti di questa misura perché altera, a suo modo di vedere, la concorrenza. “Noi non condividiamo questo parere, fortunatamente non vincolante”, ha detto Sgambato. “Il mercato è frutto di un sistema di regole e se ci sono sperequazioni, il mercato non è efficiente”, ha dichiarato Orlando, “per questo riteniamo che l’equo compenso tuteli  interessi pubblici e sia stato giusto introdurlo”.

PGlmcmFtZSBzcmM9Imh0dHBzOi8vd3d3LmZhY2Vib29rLmNvbS9wbHVnaW5zL2xpa2UucGhwP2hyZWY9aHR0cHMlM0ElMkYlMkZ3d3cuZmFjZWJvb2suY29tJTJGYXBwaWFwb2xpcyUyRiZ3aWR0aD0xMTQmbGF5b3V0PWJ1dHRvbl9jb3VudCZhY3Rpb249bGlrZSZzaXplPXNtYWxsJnNob3dfZmFjZXM9ZmFsc2Umc2hhcmU9ZmFsc2UmaGVpZ2h0PTIxJmFwcElkPTE4NTQ2NTgzNjgxNzczOTAiIHdpZHRoPSIxMTQiIGhlaWdodD0iMjEiIHN0eWxlPSJib3JkZXI6bm9uZTtvdmVyZmxvdzpoaWRkZW4iIHNjcm9sbGluZz0ibm8iIGZyYW1lYm9yZGVyPSIwIiBhbGxvd1RyYW5zcGFyZW5jeT0idHJ1ZSI+PC9pZnJhbWU+