CASTEL VOLTURNO, CONSIGLIO COMUNALE: LUISE SPIEGA I MOTIVI DELLE DIMISSIONI, È SCONTRO IN AULA

CASTEL VOLTURNO. Consiglio comunale di fuoco a Castel Volturno. Nell’assise pubblica tenutasi nella giornata di mercoledì 27 dicembre, il consigliere comunale Antonio Luise ha subito chiesto parola al presidente del consiglio per spiegare i motivi della rassegna delle sue dimissioni. Luise, le cui dichiarazioni integrali sono riportate di seguito, ha spiegato di non ritrovarsi nella figura del primo cittadino e della maggioranza che andava a rappresentare. Il clima è diventato rovente ed hanno avuto origine tre scontri: il primo con Maurizio Fabiani di Sel, il secondo con il consigliere Pd Alfonso Caprio ed il terzo proprio con il sindaco Dimitri Russo. A seguito del botta e risposta con il primo cittadino, Luise ha abbandonato l’aula per “impossibilità di affrontare discorsi seri con un sindaco inappropriato e fuori luogo. Stranamente, e questo non mi è ancora chiaro, non era attiva la diretta Streaming”.

 “Guardo tutti voi e guardo me stesso per ritrovare i “Cento Volti” di tre anni fa, ma non riconosco le facce e gli sguardi che mi hanno accompagnato in questa avventura “civile”, prima che “politica”. Capisco, allo stesso modo, che neppure i cittadini di Castel Volturno siano in grado riconoscere le nostre facce ed i nostri sguardi. 

 Vogliamo chiederci quanto sono cambiati i “Cento Volti” o preferiamo continuare con gli occhi bendati, anche adesso che il ridicolo ci investe e la vergogna ci infanga? Siamo abbarbicati alla presunzione di essere migliori degli altri, soffocati dal timore di perdere poltrone e emolumenti, braccati dalla realtà che non siamo riusciti a cambiare e che continuiamo a non voler vedere. Nascondiamo a noi stessi il fallimento di questa Amministrazione che è un fallimento sotto gli occhi di tutti. 

 Non abbiamo avuto la voglia, il coraggio e la tenacia di affrontare i grandi progetti promessi ai concittadini.  Non il Porto Turistico, che pure poteva e può rappresentare un volano per l’intera area; non la questione immigrazione e sicurezza che abbiamo ridotto a manifestazioni folcloristiche con i gazebo del fine settimana sulla domitiana; non l’Accordo di programma che avrebbe assicurato interventi di spessore e qualità. 

 Ma tutto questo è ancora il minore dei mali, perché il tempo ancora ci sarebbe per affrontare e anche risolvere i temi politici essenziali. Laddove non vogliamo cogliere il concetto, l’essenza del problema è nel rifiuto di affrontare la “questione morale”, che investe il Sindaco e che tutta la Maggioranza si ostina a nascondere sotto il tappeto. 

 I “Cento Volti” si sono spenti nelle logiche di una Setta dove si applaude al Santone che posiziona etichette sulla nostra pelle e minaccia punizioni esemplari per coloro che non ubbidiscono passivamente. I “Cento Volti” si sono ridotti a fare da scudo umano ad un Sindaco privo di contegno morale, oltre che di coerenza politica. 

 Sarà la paternità a rendermi più attento ai comportamenti che intendo proporre come esempio alle mie figlie. Sarà il consenso politico a rendermi consapevole di rappresentare, senza soluzione di continuità, un simbolo per coloro che mi hanno votato. Sarà lo scherno che l’opinione pubblica e anche le sedi istituzionali continuamente riservano a Castel Volturno a rendermi furioso, perché vedo azzerati dalla condotta di uno solo, gli sforzi e gli impegni profusi da tutti in questi anni di politica attiva. 

 E allora dico basta. E allora dico che non sono più disposto a sostenere un Sindaco che non sento più il mio Sindaco. E come potrebbe essere il mio Sindaco un Sindaco che impiega toni intimidatori per proibire ad un Consigliere l’accesso al Parco Oasi? Come potrebbe esserlo un sindaco che minaccia rappresaglie per spingere alle dimissioni un Consigliere che non ha motivo di dimettersi? Come potrei ritenere il mio sindaco, un Sindaco che insulta e che mente immerso in un delirio di onnipotenza che una maggioranza acquiescente gli ha garantito e gli continua a garantire? Basta con le ipocrisie di chi si fa il segno della croce a tavola e poi introduce distinzioni tra condotte private e comportamenti pubblici per continuare ad assolvere chi non può trovare assoluzioni.  

La morale non è questione di destra o di sinistra. La morale non è l’abito che si indossa e di cui ci spoglia a proprio piacimento e comodità. La morale è ciascuno di noi. E se è vero che le morali sono numerose e diverse quanto sono numerosi e diversi gli individui, è anche vero che, alla mia età, sono libero di legare la mia vita pubblica a uomini di cui condivido la morale ed ai quali dovrei ritenere di affidare tranquillamente mia moglie e le mie figlie. 

 A questo Sindaco lascio l’autocompiacimento, l’autolegittimazione, l’incoscienza di non cogliere la propria solitudine. Ma a questo Sindaco nego la possibilità di esprimere giudizi sulla mia persona, perché apparteniamo a dimensioni troppo diverse e distanti, che non possono interloquire tra di loro. 

 Questo Sindaco può pronunciare la parola Tradimento rivolgendola solo a sé stesso, perché nessuno come lui ha saputo tradire un progetto comune e tutti coloro che gli hanno dato credito. Questo Sindaco può invocare la Lealtà solo chiedendola a sé stesso perché nessuno come lui ha saputo impiegare l’antico “divide et impera” per seminare zizzania, promuovere faide interne, veicolare veleni al solo scopo di isolare gli elementi pensanti. 

 Questo Sindaco ha stretto Castel Volturno nella morsa di adesioni fideistiche prive di ragionevolezza e non sarà la morbosa resistenza di una cieca e sorda maggioranza a salvare la sua persona dal giudizio politico dei cittadini. Quel giudizio che da troppi mesi ascolto e che sento di condividere al punto da indurmi ad abbandonare la tranquillità di una posizione di potere per seguire una soluzione autonoma ma rispettosa dei miei valori e del mio passato personale familiare”. 

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