CAPUTO, D’ANGELO, QUATTRO PANZAROTTI ED UN ARANCINO…

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 (f.n.) –- Quale maniera migliore per manifestare e condividere i propri appetiti, di una cena, che prometta di soddisfare i diversi appetiti dei presenti?, un convivio succulento in cui il padrone di casa, timidamente ma non troppo, lascia intendere… come sarebbe bella Casagiove se lui fosse il sindaco, come sarebbe divertente la giunta se fosse lui a  presiederla ed intanto,… come nella migliore tradizione, l’anfitrione gioca con l’editoria, acquistando percentuali a destra e a manca o magari cedendone qualcuna a qualche sacerdote che, a sua volta si preoccuperà di condividerla con qualche prestigioso collega. Ahimè…chissà per quale motivo l’uomo non cambia, non muta nulla di sé, se non i mocassini, oggi con le nappine, domani con le frange …ma…intimamente rimane uguale a se stesso… “uno che si nun cummann se sent è murì”…Qualche sera fa nell’accogliente magione di Danilo D’Angelo, si sono riuniti per fare la conta e registrare il corpo e la sostanza del consenso da offrire a Nicola Caputo, tutti coloro che nelle elezioni amministrative del giugno 2016 avevano offerto il loro appoggio a Roberto Corsale e che oggi si sparpagliano e si riuniscono in attesa dell’urlo di guerra che sincopa il repentino dietrofront: abbasso Corsale…L’ansia da campagna elettorale e soprattutto questa campagna elettorale, che definire “un rappezzo malandato” di ciò che resta della politica, è un eufemismo, induce l’aspirante candidato a fare giustizia sommaria della necessità di essere prudenti, se non addirittura  opportunamente selettivi…laddove  sarebbe addirittura indispensabile ricordare che alle richieste di voti, corrisponde sempre e comunque l’impegno a ricambiare al momento opportuno con favori e consensi…