MORTO L’EX CT AZEGLIO VICINI, UNA VITA PER LA MAGLIA AZZURRA

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di Alessandro Aita

BRESCIA – Ci ha lasciati ieri sera a Brescia Azeglio Vicini, ex allenatore della Nazionale italiana ai Mondiali 1990 disputati nel Bel Paese. Avrebbe compiuto 85 anni il prossimo marzo, ma nell’ultimo anno ha convissuto con una malattia che lo ha debilitato fino alla morte. Dopo un’onesta carriera da giocatore, che lo ha visto protagonista con Vicenza, Sampdoria e Brescia dal 1953 al 1966, Vicini iniziò ad allenare già nel 1967 con le rondinelle lombarde. Dall’anno successivo entrò nel settore tecnico della Nazionale, che lo ha visto come grande protagonista. Dal 1976 diventa il CT dell’Under 21, lanciando tantissimi giocatori che diranno la loro in ambito nazionale ed internazionale: da Franco Baresi a Paolo Rossi, da Giovanni Galli a Carlo Ancelotti, passando anche per Bergomi, Maldini, Donadoni, Mancini e Vialli, tutti loro sono passati sotto la gestione Vicini con gli azzurrini, arrivati sempre a tanto così da un alloro europeo. Dopo la fallimentare spedizione di Messico 1986, la FIGC sceglie di sostituire Enzo Bearzot proprio con Vicini, che sceglie di riavviare la generazione azzurra con i ragazzi da lui cresciuti. Dopo una prestazione incoraggiante agli Europei 1988, dove si perse in semifinale con l’URSS, l’Italia arriva come una delle principali favorite al Mondiale di due anni dopo giocati in casa. Quella di Vicini è una Nazionale bellissima a vedersi e piena di talento. I gol di Schillaci, le giocate di Baggio, l’imperforabilità della difesa guidata da Zenga fanno sognare tutti gli italiani durante le ‘Notti Magiche’, quelle cantate da Edoardo Bennato e Gianna Nannini (col titolo ‘Un’estate italiana’, sempre bene ricordarlo), ma il sogno si interromperà al San Paolo di Napoli, quando il gol di Caniggia, il primo gol subito dagli azzurri nella manifestazione, porta Italia e Argentina ai tiri di rigore, con l’albiceleste che strappa il pass per la finale mondiale grazie ad un maestoso Goicoechea. L’avventura di Azeglio Vicini in Nazionale si chiuderà poco più di un anno dopo, sul palo di Ruggiero Rizzitelli contro l’URSS che negherà agli azzurri il pass per gli Europei 1992; Vicini si rimette in gioco allenando la natìa Cesena e Udinese, ma con scarsa fortuna. Da lì un ruolo dirigenziale nella FIGC come presidente del settore tecnico fino al 2010, a testimoniare, se non lo facesse già il suo libro ‘Azeglio Vicini – una vita in Azzurro’, che la sua seconda pelle era la maglia della Nazionale. Una vita per il nostro calcio, che si è spenta proprio ieri. Un allenatore di altri tempi, forgiato nelle intemperie e che, per arrivare in alto ha scalato il monte Olimpo del nostro pallone di cuoio fino ad arrivare, per due volte, ad un passo dal trionfo che l’avrebbe portato direttamente nella storia. Ma nella storia c’è rimasto per il suo carattere, la sua persona e la sua Nazionale, una delle più belle degli ultimi 40 anni. I funerali si terranno domani a Brescia, con il suo corpo che verrà poi sepolto nella tomba di famiglia a Cesenatico; la FIGC ha optato per un minuto di raccoglimento su tutti i campi.