TI PUNISCO QUINDI SONO

di Alfredo Grado*

Quando si è in possesso di un’arma, qualsiasi essa sia, prima o poi la si usa. E sotto un certo punto di vista, chiamiamolo pedagogico, psicologico o sociologico, non importa il motivo per il quale si sarà costretti al suo impiego, ma per quale motivo una persona cosiddetta qualunque sceglie di uscire di casa in possesso di una pistola o di un coltello. E se questo è importante da un punto di vista culturale, lo è ancor più se ad uscire per andare a scuola con un coltello sono giovani adolescenti, come il minore ritenuto responsabile di lesioni aggravate ai danni della sua professoressa di italiano, la cui unica incombenza è stata quella di spronare allo studio un ragazzo come tanti.

I comportamenti distruttivi sono sempre lo specchio della società che viviamo, e in alcuni casi che subiamo, e se la società di oggi appare ridotta in frantumi e priva di orizzonti spesso anche i comportamenti rischiano di diventare anomici, ovvero non rispondenti a nessuna regola. Ecco allora che scatta la caccia al mostro, la ricerca del disturbo che più si confà al gesto inconsulto. Ecco allora che si chiama in causa la famiglia, la scuola e la “mancanza di valori”. Ma nessuno mai si ferma un istante a riflettere sul fatto che, sovente, dietro certi comportamenti può esserci l’abisso, il senza-fondo. Allora quel gesto, per un attimo, sembra illuminare il buio, salvo poi far ricadere il giovane nel buio di sempre.

Nessuno mai prova a chiedersi cosa vogliamo da questi ragazzi!

Vogliamo figli che siano all’altezza del ruolo che la società dell’apparenza impone, e questo genera ampie quote di distruttività. Diventa difficile sentirsi falliti in un mondo di vincenti! Ecco allora che questa distruttività interiore sfocia nella maniera più sconsiderata, per un nonnulla. Va detto tuttavia che tale logica distruttiva è covata da tempo. In un certo senso è come se risiedesse in una zona d’ombra che ha radici profonde, e di cui non si ha consapevolezza. Accade allora che una serie di fatti, di eventi naturali, predispongono il giovane alla logica distruttiva, che viene poi agita quando quei fatti, quegli accadimenti, non riuscirà più a tollerarli.

Ecco perché è importante la prevenzione. Ecco perché diventa di fondamentale importanza osservare e comprendere l’infanzia e l’adolescenza, veri punti di snodo. Lo sviluppo psico fisico o le situazioni ambientali complesse possono trasbordare in gesti inconsulti e apparentemente inspiegabili.

*Docente di Sociologia del Diritto – Criminologo

Comments

  1. Aurora Tesone ha detto:

    Articolo chiarificatore che pone il focus dell’attenzione su dei punti chiave che oggigiorno sono ancora troppo poco presi in considerazione. Pone delle basi solide lasciando le porte aperte a future riflessioni. Da giovane studentessa mi permetto di dire che troppe volte le agenzie di socializzazione restano sorde agli appelli dei ragazzi, che sia per impreparazione o che sia per la decisione di fermarsi solo a ciò che è manifesto senza andare mai in fondo a nulla. Personalmente credo che oggi tutto si limiti alla domanda ‘diventerò mai qualcuno?’..Avremmo bisogno che ‘l’essere’ fosse coltivato di più rispetto al ‘dover essere’. Figli di un sistema in cui tutto è possibile e accessibile ai più, coloro che non riescono a porre la propria bandiera sulla vetta più alta del mondo sono considerati dei falliti; basterebbe capire che ciascuno di noi ha desideri e esigenze diverse.A mio avviso l’ulteriore implicazione di queste immense possibilità che il mondo ci offre è sicuramente il desiderio di infinito che non fa che alimentare frustrazione e vuoti ormai incolmabili.

    1. Alfredo Grado ha detto:

      Cara Amica,
      l’attenzione riposta nella sua analisi non solo riprende un tema di fondamentale importanza, quello della modernità, ma pone l’accento su quanto già ebbe a rilevare Erich Fromm in Avere o Essere: “due fondamentali modalita’ di esistenza, due diverse maniere di atteggiarsi nei propri confronti e in quelli del mondo, due diversi tipi di struttura caratteriale, la rispettiva preminenza dei quali determina la totalità dei pensieri, sentimenti o azioni di una persona”.

  2. Jimmy ha detto:

    Un articolo strutturato molto bene, che affronta concetti molto delicati e di cui si parla ancora troppo poco.
    Un ottimo punto di partenza per riflettere sulle conseguenze negative di una società e di alcune famiglie che troppo spesso si preoccupano più dell’apparire dei loro figli che del loro reale benessere.

    1. Alfredo Grado ha detto:

      Gentile lettore,
      nel ringraziarla per l’acuta osservazione, riesco ad intravedere in Lei le perplessità relative a certe condotte. Tuttavia, la condotta umana è come un pendolo che oscilla tra la volontà distruttiva del semplice avere e quella creatrice del sublime essere.

  3. Alfredo Grado ha detto:

    Gentile Lettrice,
    nel ringraiarLa per l’attenzione mostrata sono a dirLe che oggi, purtroppo, il ruolo della scuola in generale e quello dei docenti in particolare è mutato nella forma e nella sostanza. Troppo spesso, infatti, questi ultimi sono chiamati a svolgere non più la funzione d’origine ma anche, e oserei dire soprattutto, quella di assistenti sociali e psicologi. E’ giusto chiedersi “se siamo in grado di raccogliere un segnale di aiuto”, ma sarebbe altrettanto importante chiedersi se, una volta recepita la richiesta, siamo in grado di dare la risposta. Temo che la scuola di oggi non sia ancora pronta e attenta ai reali bisogni di una generazione in costante evoluzione.

  4. Mena Colangelo ha detto:

    Articolo attento e puntuale, invita tutti, a vario titolo, ad una riflessione profonda. Mette i brividi pensare che un ragazzo si rechi a scuola con un coltello al posto di…….sogni da realizzare.
    Sono un’insegnante di scuola media e…..mi domando sempre, quando esco dalle classi, sono stata attenta ai segnali che i miei studenti mi hanno inviato ? Ho raccolto le loro richieste di aiuto? Non sempre mi sento di rispondere “si”. E quando lo faccio…..una solitudine profonda mi avvolge!

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