CONSORZIO DI BONIFICA, L’ULTIMA VERGOGNA

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Quando la vergogna allaga le coscienze fino a tramutarle in acciaio inossidabile, impermeabili a tutto, soltanto l’orgoglio e la dignità di una ragazza di diciassette anni, forse riusciranno vincere l’indifferenza delle istituzioni. La vicenda inqualificabile del Consorzio di Bonifica che si regge sul bluff di ieri e sull’incapacità di oggi, continua a produrre effetti devastanti. Mariantonietta è la figlia di un dipendente del Consorzio, uno di quei lavoratori che, da troppo tempo, non percepisce lo stipendio e rischia di dover lasciare la scuola che frequenta, perché la sua famiglia ha serie difficoltà a pagare la retta  Non vi è nulla da aggiungere, ma possiamo contribuire ad amplificare ciò che riteniamo un fatto gravissimo,  all’articolo di Matilde Crolla su MacroNerws, che riportiamo integralmente:  “La lettera di Mariantonietta P., giovane studentessa del ‘Divinae Gratiae’ di Formia, figlia di un dipendente del Consorzio Aurunco di Bonifica, ha sollevato un polverone non indifferente. A mobilitarsi da ieri sono i tanti operai, fissi e stagionali, che hanno attivato una catena di solidarietà interna, un mutuo soccorso nonostante le loro difficoltà economiche, per consentire alla ragazza di poter pagare le rette della scuola e potersi diplomare senza alcun problema come tanti suoi coetanei. La lettera di Mariantonietta, inviata in esclusiva alla redazione di MacroNews, era soprattutto lo sfogo della ragazza rispetto alla situazione incresciosa che si è venuta a creare da quando suo padre, dipendente del CAB, a causa degli stipendi arretrati, che non riesce a riscuotere, ha serie difficoltà nel pagare la retta alla figlia. Nella lettera non si celava alcuna richiesta di aiuto o di contributo economico, perché la famiglia di Mariantonietta è dignitosa ed onesta e vuole solo ciò che gli spetta: lo stipendio mensile per chi come il capofamiglia lavora tutti i giorni per il CAB. Nonostante ciò comunque i colleghi del padre si sono mobilitati ed hanno deciso di contribuire al pagamento delle rette arretrate. A questo si è aggiunto l’appello e nello stesso tempo il commento duro di Emilio Forte, sindacalista della Flai-Cgil. “In questo caos generale che sta investendo le vite di noi dipendenti del Consorzio e delle nostre famiglie, mi sono posto il problema di dare una mano al collega che in questo momento ha un bisogno più impellente di tutti gli altri bisogni impellenti che abbiamo tutti. Qualcuno mi ha contattato e mi ha detto: “ma come, lavorate in quell’ente disastroso e pure il lusso di una scuola privata?”Ho faticato a non rispondere male– dichiara Forte- ho dovuto ricorrere a pazienza che non ho mai avuto, per non risultare totalmente sgradevole. Ho cercato di spiegare, all’interlocutore di turno, che la scelta della scuola privata per la propria figlia, è stata fatta da un uomo che da oltre vent’anni lavora al consorzio settando il proprio bilancio familiare su questo impiego. Ammazzandosi di lavoro in campagna nei periodi di disoccupazione o il sabato e la domenica; tutto per cercare di offrire il meglio alla sua famiglia, compatibilmente con le proprie possibilità ma senza togliere niente a nessuno e senza chiedere niente a nessuno. Le domande, in una comunità civile e ancora capace di elaborare un pensiero critico e disposta ad indignarsi, dovrebbe essere le seguenti: perché un genitore, che lavora, che ama la propria famiglia, e che cerca di ritagliarsi il proprio posto nella comunità in maniera onesta e discreta, debba essere messo in difficoltà nella sua quotidianità perché vittima di un sistema fallato che non lo garantisce come persona? Perché un gruppo di uomini, di lavoratori, devono pagare per l’incapacità di una classe politica e dirigenziale che è utile solo a sé stessa? Perché tutte le istituzioni con una parte in questa commedia intitolata “Consorzio di bonifica” (prefetture, amministrazioni regionali, sindaci, ecc), fin ora si sono solo preoccupate di inviare: note, ordinanze, diffide, per far sì che il “servizio di pubblica utilità” trovi la sua continuità , costi quel che costi. Nessuno, dico nessuno ha mai ordinato che quei disgraziati che offrono quel servizio, vengano pagati così come prevede la Costituzione di questo maledetto Paese, per tutti coloro che lavorano. In un Paese normale, i sindaci, il clero, le associazioni, gli studenti, la popolazione si sarebbero accampati al fianco di questi lavoratori per difendere il loro posto di lavoro e tenere in vita un Ente che ha portato lo sviluppo nell’area aurunca. Invece c’è silenzio, indifferenza, assordanti quanto dolorose- continua Forte-. Ma c’è anche una becera politica che continua a speculare bassamente, offrendo posti di lavoro in cambio di voti in questa miserevole ed offensiva campagna elettorale alla quale ci hanno esposto”.

Purtroppo, abbiamo ampiamente compreso, che il problema è solo di chi ce l’ha…è solo nostro e non ci sarà un solo politico, sia esso sindaco, deputato o consigliere regionale, un solo uomo di chiesa, una sola associazione che si indignerà e urlerà questa vergogna che solo noi stiamo vivendo e urlando in maniera composta. 
D’altra parte la vergogna non può essere urlata se non la si possiede. 
“Dove non c’è vergogna manca virtù e onore””.

 

La lettera di Mariantonietta

Inizio con il dire che scegliere una scuola privata è stata una mia scelta, 4 anni fa . Mio padre non riuscì a dirmi di no, volevo rincorrere i miei sogni , volevo scegliere la scuola che più ritenevo giusta . In questi quattro anni non è stato tanto semplice pagare le rette , ad oggi l’ultimo anno chissà se potrò fare l’esame sognato.. vorrei dire grazie a chi ci ha portato in questa situazione, grazie a chi ha fatto diventare il consorzio Aurunca di bonifica ciò che è ora! Grazie a chi ha permesso che in 4 anni gli stipendi di mio padre e di tutti gli operai non sono arrivati ! Grazie a chi mi sta togliendo il futuro! E grazie a chi ha tolto la dignità a mio padre e tutti i suoi colleghi, perché un padre di famiglia che non può far contenta la propria famiglia, dopo aver lavorato non si può più sentir dire ! Vergognatevi”