LETTERA APERTA DI UN ARTIGIANO DI PALERMO VITTIMA DI USURA…E DELL’INDIFFERENZA

Bennardo Mario Raimondi

Angela Rossi ha pubblicato sul suo blog una lettera aperta per sensibilizzare l’opinione pubblica sul caso di un uomo risotto alla fame dagli usurai, da uno stato assente ed una società indifferente.

 “Ho dimenticato il profumo di dignità che arriva dal lavoro e dalle mani segnate dalla fatica, sto respirando da anni il puzzo acre dell’indifferenza, dell’ipocrisia e della carità promessa e mai concessa. Sono – a raccontare è Bennardo Mario Raimondi, 56 anni, artigiano di Palermo – oltre lo stremo delle forze. Ho capito la differenza tra la mafia e lo Stato: è nel metodo ma non nell’obiettivo. La prima ti uccide subito, un colpo di pistola alla testa o un filo stretto intorno al collo; il secondo lo fa con molta lentezza, a volte impiega anni, ma alla fine ti ammazza lo stesso. Con l’abbandono, l’indifferenza, la privazione del lavoro e l’impossibilità di ricominciare”. Mario aveva un laboratorio di ceramica ma, purtroppo, in un momento di difficoltà economica chiese un prestito alle persone sbagliate. Presto coloro che in un primo momento sembravano benefattori, si rivelarono per quello che erano: usurai. Cominciò l’inizio della fine. L’artigiano li denunciò ma il risultato fu l’abbandono da parte di tutti. Istituzioni e privati. Il vuoto intorno. Disperato, mise in vendita un rene ma ricevette solo minacce. Anni di sofferenze che le parole non riescono a raccontare; anni in cui lui e la sua famiglia sono riusciti a sopravvivere grazie ai pochi euro di pensione del padre oggi 92enne. Due infarti, un figlio adolescente con una grave e rara patologia che necessita di cure riabilitative, ancora oggi Mario era fuori ad una Chiesa a chiedere l’elemosina. Sicilia, oggi, mentre si scende in piazza ad aggredire per motivi cosiddetti politici, dove lo scontro diventa infuocato per ragioni ormai anacronistiche.  Oggi, Italia, dove chi muore di fame non fa notizia, è solo un numero in una statistica. Dove in televisione e nei salotti i riflettori inquadrano volti bugiardi che hanno il coraggio, ancora, di vender merce elettorale a prezzi scontati. Oggi, Europa. Le tante istituzioni contattate da Mario hanno fatto solo promesse mai mantenute; molte associazioni antimafia hanno fatto lo stesso, riempiendosi solo la bocca con parole come legalità che hanno, di fatto, svuotato di senso, la Chiesa, la Caritas si scusano ma non hanno fondi neanche per un pacco alimentare per la famiglia Raimondi. Sul sito www.gofundme.com/raimondi è stato lanciato un crowdfunding per raccogliere fondi ma non si è registrata alcuna donazione ad oggi. Ha cercato una casa più economica ma si è sentito dire che la sua presenza rappresenta un fastidio. Per chi naturalmente è facile immaginare. Questo oggi. Anno del Signore 2018.  Mario non fa scandalo, non urla, non minaccia e, quindi, non fa notizia.  È troppo debole e provato anche per arrabbiarsi specie dopo i due recenti infarti. Non sa più cosa fare e a chi rivolgersi. La sua prossima mossa? “Visto che mi sono già incatenato per far conoscere la mia situazione e chiedere aiuto – conclude – vorrà dire che cercherò una latta di benzina ed un accendino con cui darmi fuoco”. Mario è la testimonianza vivente di uno Stato inetto ed è la testimonianza del fallimento di tutti: istituzioni, governo, cittadini ed è per questo che è scomodo. È facile mandare un euro con un sms solidale credendo di aiutare un bimbo africano ma portare un piatto caldo al vicino è difficile perché ogni giorno lui ti guarda e ti ricorda che esiste. Più facile, molto più facile, far finta che il vicino che ha fame non esista e sentirsi tanto buoni con un sms solidale.  Mario è il nostro vicino di casa ed è scomodo per questo, tanto scomodo…

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