VA BENE HANNO VINTO I CINQUE STELLE, E MÒ?

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Archiviata la pratica elezioni, è tempo di leccarsi le ferite e di rattoppare alla meglio gli scafi dei barconi dei partiti convenzionali, chiamiamoli così, che hanno perso lo smalto dei tempi andati, di quando solcavano il mare della politica da transatlantici, mentre oggi somigliano sempre di più alle carrette del mare, simili a quelle che traghettano gli sfortunati migranti nelle acque del mediterraneo. Una analogia che non è poi così lontana da una delle cause che ha decretato la sconfitta del centrosinistra, Partito Democratico in primis, così come anche per parte del centrodestra, che si aspettava dei risultati ben più lusinghieri. La voglia di sicurezza, la questione migranti, la crisi economica e la contestuale carenza di lavoro, sono i temi, che opportunamente cavalcati dal Movimento 5 Stelle e dalla Lega, hanno fatto sì che questi due partiti risultassero i reali vincitori delle elezioni. In genere nel dopo elezioni eravamo abituati a letture del voto molto personali, dove inevitabilmente ognuno affermava che in qualche modo, anche se sulla carta non risultava essere il vincitore della competizione elettorale, da una attenta analisi si evinceva che realtà non aveva perso. Questa volta no, il risultato è chiaro e lampante, quasi crudo, il PD, partito di maggioranza è al tappeto, e mentre l’arbitro conta, non ha nessuna volontà di rialzarsi per continuare il combattimento. In effetti, i Democratici rifuggono ad ogni invito alla responsabilità e di partecipare alla formazione di un nuovo governo, consapevoli che qualora lo facessero, decreterebbero la loro fine politica, mentre rimanendo all’opposizione, avranno modo e tempo di serrare le fila e rimettere a punto una strategia che li riporti in auge. Addirittura una trasformazione, una nuova scissione o un inaspettato ritorno di fiamma, potrebbero verificarsi nei prossimi mesi, anche perché la figura di un Renzi dimissionario, ma che continua a guidare il partito da fuori, come un suggeritore dalla buca, ormai ha stancato e non è più credibile. Che sia il preludio di una fase di rinnovamento? Assolutamente no! Adesso i soliti professionisti faranno decantare la sconfitta, poi piano piano ricominceranno a tessere le proprie tele per accaparrarsi l’ennesimo strapuntino, questo senza fare un minimo di analisi critica del loro percorso politico. Telefoni chiusi, nessun confronto, e dal periodo dove l’elettore era bombardato da messaggini e telefonate, mò da uno e poi da un altro, adesso siamo passati alla calma piatta, la politica vive in un silenzio assordante, quasi avesse paura di smuovere lo status quo. In altri tempi uno schiaffo così forte da parte dell’elettorato, avrebbe portato ripercussioni a cascata, e una controffensiva da parte dei vincitori ce la saremmo aspettata tutti, ma questo non accade e c’è un perché. Perché chi ha vinto non è capace di gestire i momenti della politica, non ha fame, è stato tutto troppo facile e ha quasi paura adesso di prendersi le proprie responsabilità. Adesso è il momento di aggredire, di cercare il confronto sui temi della campagna elettorale, forti che volente o nolente la linea politica nazionale è in mano loro. E invece no, continuano a festeggiare e a fare i pavoni, invece di ribaltare definitivamente i loro avversari. Che sia strategia? Se è così è una strategia perdente. Intanto, la fetta degli scontenti dei partiti tradizionali si sta muovendo, si organizza, è una fetta generosa, composta da amministratori che stanno sul campo e che si confrontano ogni giorno con il proprio elettorato, certi che dipendono da esso e dalla singola volontà di ogni elettore. La rabbia monta tra coloro che ancora credono nella politica e nell’impegno civile, nel rapporto con il prossimo, come nelle battaglie per il territorio. Fioccano le iniziative di confronto, anche perché la possibilità di fare politica senza essere etichettati da sigle di partito o da appartenenze ideologiche ormai è stata sdoganata, tutto nasce sotto la stella della trasversalità, le coalizioni si faranno sui temi, sui programmi e non per partito preso, forse è questo il vero cambiamento, mettere insieme tante esperienze e sensibilità affinché la sintesi sia veramente democratica e non politicamente etichettabile. Troppo bello per essere vero? Chissà, ma se abbiamo accettato che una candidatura a Premier passi per qualche centinaio di click sul web, allora perché non crederci? Lo scandalo di Fanpage, l’elezione per un soffio di De Luca junior a Caserta dove tiene banco la questione del biodigestore, la direzione del Partito Democratico che è finita a mazzate, la guerra intestina in Forza Italia tra i Cesaro e gli Zinzi, le balle sulle ecoballe, la SMA, la malagestione della sanità regionale e i medici campani che preferiscono curarsi in altre regioni, sono come tanti candelotti di dinamite messi sotto la poltrona del Governatore. In altri tempi, sarebbe bastato uno solo di questi argomenti per mettere in discussione la guida della Regione Campania, oggi sembra che sia tutto normale e si aspettano gli eventi. E mentre si grida allo scandalo, una domanda sorge spontanea: PERCHÉ I 5 STELLE NON SI MUOVONO?

Il Bagatto