“CARO RAGAZZO, SE RESTI IN ITALIA NUN C’HAI VOGLIA DE LAVORÀ!”

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di Silvana Narducci

Eccola lì…l’immancabile indagine dell’autorevole Istituto di Statistica che rende in modo meno volgare un concetto espresso già da alcuni politici “i giovani italiani (magari in particolare al sud) sono degli inutili, sfaticati e anche un po’ stupidi “bamboccioni”. L’ultimo attacco alla dignità di un’intera generazione rovinata da coloro che oggi li giudicano, arriva dall’Eurostat che recita: “Il 60% dei giovani disoccupati italiani tra i 20 e i 34 anni, contro una media Ue del 50%, non è disposto a muoversi per trovare lavoro e il 98% di quelli che già lavorano (la quota più grande registrata tra i Paesi dell’Unione dove la media è del 90%) hanno trovato occupazione senza bisogno di cambiare residenza”.

Il dato freddo non impedisce alle agenzie di stampa si lasciar trapelare una nota polemica, un accenno all’assenza di “voglia de lavorà”. Ma se è ardita e ricca di iniziativa – “da vincente” – la scelta di lasciare il proprio Paese per trovare condizioni di vita migliori e maggiori soddisfazioni lavorative, non lo è altrettanto decidere di restare? di affrontare un percorso decisamente più difficile, nel tentativo di dare un futuro al nostro Paese?…quel futuro che due generazioni di politici hanno rubato senza ritegno? Non sono altrettanto dignitosi ed intelligenti e coraggiosi i giovani come Lorenzo Lamponi che ha fondato una campagna chiamata “VoglioRestare” – un gruppo di ricercatori, studenti, neo-assunti e precari italiani che hanno lanciato l’idea di una rete per raccogliere esperienze, denunce, esempi di giovani che si rifiutano di farsi “cacciare” che “resistono” per dare voce – e rappresentanza – a chi sfida le difficoltà di una carriera in patria.

Non ci sono risposte che mettano d’accordo una generazione divisa fra chi rivendica la scelta di partire e chi ha deciso invece di restare, sapendo di dover combattere contro un Paese in cui la disoccupazione riguarda quasi un ventenne su due, in cui le politiche per i giovani sono sempre all’ordine del giorno, ma i cui effetti concreti non si vedono mai…Ciò nonostante appare ipocrita lo snobismo con cui si parla dei propri figli all’estero e come invece si trattano gli stranieri in Italia.

Certo è che sono 5 milioni gli italiani che hanno lasciato l’Italia e che nulla si fa affinché possano sentirsi incentivati a rientrare, anzi!…Ma, dico, non sarà mica perché così si alleggerisce il problema delle politiche giovanili, dell’occupazione e delle pensioni???