“THE LOBSTER”: AMORE, VIOLENZA E DISTOPIA

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Torniamo a parlare di distopia, ovvero di una realtà non desiderabile diversa da quella effettiva. Il termine fu coniato da John Stuart Mill come opposto di utopia (realtà ideale), per descrivere l’immaginario di un mondo negativo. La distopia analizza le società reali estremizzandole in maniera catastrofica. L’intento è ovviamente denunciare una società ritenuta eccessivamente oppressiva e autoritaria, ma è un tipo di denuncia che ha un impatto più forte ed efficace.

Il dispositivo tecnologico per la compatibilità di coppia dell’episodio di Black Mirror, Hang the Dj

Quando si fa riferimento a realtà distopiche molto spesso si parla delle possibili conseguenze del rapporto (già attualmente grave e asfissiante) che l’uomo ha con la tecnologia: un legame che sembra destinato a deteriorarsi ancora di più.

Non possiamo non citare a questo proposito la serie televisiva britannica Black Mirror che rappresenta gli effetti degeneranti delle tecnologie in futuri alternativi e l’assuefazione dovuta al progredire incessante di tutti i dispositivi tecnologici. 

Una delle scene finali di “Hang the DJ”
Una delle scene finali di “Hang the DJ”

In particolare, c’è un episodio di Black Mirror (Hang the Dj) che ricorda particolarmente “The Lobster”, pellicola diretta da Yorgos Lanthimos e interpretata da Colin Farrell e Rachel Weisz. Le sinossi sono per certi aspetti simili: in “The Lobster” ci troviamo in un  prossimo futuro distopico, in cui le persone single, secondo le regole della città,vengono portate in un hotel in cui sono costrette a trovare un compagno o una compagna con cui fare coppia entro quarantacinque  giorni; in “Hang the Dj”, invece, scopriamo che in un mondo distopico le relazioni sono comandate da un dispositivo che ognuno deve portare con sé.

 Sono le statistiche e i dati elaborati dal programma a stabilire chi sarà il compagno o la compagna della vita.  Dunque gli elementi in comune sono essenzialmente un’estrema solitudine e una voglia di libertà che deve essere necessariamente repressa. Ma chi ama si ribella, e corre tutti i rischi. Ma se in “Hang the DJ”, il finale lascia una speranza, “The Lobster” ha una complessità e un andamento diverso. Analizziamo la pellicola nel dettaglio.

    “The Lobster”

Le regole di questo “albergo di accoppiamento” dove le persone sono costrette a soggiornare per trovare un partner, sono molto rigide: le punizioni sono esemplari e non ci sono eccezioni. Chi non trova un compagno o una compagna entro quarantacinque giorni verrà trasformato in un animale a sua scelta. Chi invece trasgredisce alle regole e decide di imbrogliare e fingere un amore viene torturato in modi differenti a seconda dei casi. “The Lobster” è una pellicola che inevitabilmente spinge alla riflessione in quanto analizza e indaga i sentimenti e tratta temi attuali: l’amore, la costrizione, la solitudine, la violenza psicologica. Per quanto l’ambientazione sia distopica, tutto è estremamente reale, poiché lo spettatore facilmente si immedesima e viene coinvolto emotivamente. È una pellicola insolita, concepita come una tragedia in un contesto alterato, ma la sua forza è proprio l’equilibrio tra verosimiglianza e assurdità.

“The Lobster” è un film drammaticamente attuale. Il Potere non si basa solo sul controllo fisico, ma soprattutto sull’intelligenza e la volontà. L’albergo dell’accoppiamento è una sorta di lager in cui i single non possono avere contatti con chi ha un partner, e solo nel momento in cui si riuscirà a trovarlo si potrà godere di privilegi maggiori. Sono situazioni forzate e irrealistiche, ma che non possono lasciare lo spettatore indifferente. L’atmosfera è grottesca, e la violenza è onnipresente, spietata, brutale e insensibile. Il regista pone delle domande e volutamente lascia in sospeso le risposte. Cosa succederebbe se fossimo costretti a vivere secondo regole rigide e inderogabili che stabiliscono le nostre interazioni? Non c’è già un’invadenza e un controllo troppo forte nelle nostre vite? Non si avverte anche nella nostra società la sensazione di vivere in una prigione della mente? In “The Lobster” l’amore è il vero nemico che mortifica la spontaneità e la vera essenza dell’uomo. Non riusciamo a soddisfare tutte le nostre curiosità o a rispondere a tutte le domande che il regista in modo più o meno esplicito a seconda dei casi ci pone, ma siamo catturati dalle immagini, dalle inquadrature, dalla colonna sonora, dalla fotografia. “The Lobster” è una satira sociale violenta, gelida, esasperata.

Mariantonietta Losanno

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