“STAND BY ME”: IL RICORDO MALINCONICO DELL’ADOLESCENZA

0

Una semplice ma intensa pellicola, tratta dal racconto “Il corpo”, contenuto nella raccolta di novelle “Stagioni diverse” di Stephen King, che racconta l’amicizia di quattro dodicenni nell’estate del 1959. Gordie, Chris, Teddy e Vern intraprendono insieme un’avventura che li porterà ad avere ammirazione e rispetto, un viaggio che, secondo le loro intenzioni, potrà cambiare radicalmente le loro vite. Vern ha sentito il fratello maggiore parlare del ritrovamento del corpo di un ragazzo e della mancata denuncia alla polizia: è questa l’occasione che i quattro amici vogliono cogliere al volo, che assicurerà loro fama anche tra i bulli che si divertono a deriderli.

Il viaggio che i quattro ragazzi intraprendono rappresenta una fase di passaggio e di crescita molto importante, ovvero quella dall’infanzia all’adolescenza. Le prove che affrontano, infatti, sono grandi lezioni di vita. Tra di loro c’è un legame speciale che si fonda su un grande senso di protezione e apprensione, si sorreggono a vicenda, provano un sentimento tenero e autentico. Forse la generazione pre-adolescente dei nostri giorni difficilmente riesce ad immedesimarsi nella storia di questi quattro ragazzi alle prese con la perdita dell’innocenza, ma il sentimento di malinconia, la determinazione ad affrontare le sfide, mantengono un’importanza e una potenza innegabili.

Il ricordo dell’infanzia è un pensiero dolce, struggente e malinconico. La particolarità della pellicola sta proprio nell’essere riuscita a trasmettere tutte queste sensazioni così delicate sul grande schermo. È quello che pochi registi sono in grado di fare: è sufficiente una sinossi semplice ma sviluppata bene, con temi importanti e che suscita emozioni forti. Sembra un gioco da ragazzi, appunto. Appare tutto così semplice, ma c’è qualcosa di molto più complesso. L’avventura dei quattro amici è un viaggio di formazione, in cui oltre a prove da superare, ci sono le difficoltà e i drammi interiori di ogni singolo ragazzo, le sofferenze, le incertezze per il futuro. La colonna sonora

Rob Reiner

“Stand by me” in questo caso si adatta perfettamente all’atmosfera: è un blues dolcissimo e malinconico.

Con il passare degli anni tanti rapporti tendono a svanire, a causa degli impegni lavorativi, delle famiglie, e anche persone legate da anni di amicizia possono perdersi nella folla, e a quel punto restano solo i ricordi. Ed è questo la morale, se così vogliamo definirla, che Rob Reiner vuole trasmettere: bisogna godersi i momenti a pieno e fare il “pieno di ricordi” che poi, una volta diventati adulti, strapperanno un sorriso. Tutto questo può sembrare banale, ma è vita reale.

Le emozioni vere, se rappresentate nella loro semplicità e spontaneità, riescono ancora a suscitare empatia e partecipazione: questa è una prova anche per lo spettatore, che vive a pieno il viaggio formativo dei ragazzi (iscritto in un particolare periodo storico, successivo alla seconda guerra mondiale), ripercorrendo la propria adolescenza, le proprie debolezze e fragilità. Per fortuna che c’è l’amico che incoraggia, che sa stare vicino e sa consolare. La delicatezza e la sensibilità sono sentimenti importanti e rari, e forse “Stand by me” riesce a farci riassaporare meglio anche i nostri ricordi e le nostre tappe fondamentali della vita. Elogiamo sempre la leggerezza ma l’efficacia dei contenuti.

“Non ho mai più avuto amici come quelli che avevo a dodici anni. Gesù, ma chi li ha?”: la battuta conclusiva della pellicola ancora oggi emoziona e commuove.

 

Mariantonietta Losanno