IL CINEMA DEI FRATELLI COEN

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            Joel David   e   Ethan Jesse Coen

Uno stile pieno di sfaccettature: ironico, brutale, cinico, violento, surreale. Joel e Ethan Coen sono registi, sceneggiatori e produttori statunitensi. Le loro personalità sono sicuramente eccentriche e sopra le righe: riuscire a combinare insieme una dose di sarcasmo con una forte componente folle, irriverente, non è una cosa semplice. Il risultato di questo mix di elementi contrastanti può destabilizzare il pubblico, e in parte sicuramente disorienta, ma i fratelli Coen non perdono mai la linearità e il controllo. Tutto è estremamente curato. Queste caratteristiche particolari si riscontrano poi nei loro personaggi, sia uomini che donne: forti, incisivi, spietati.

Innovazione, irriverenza e follia. Non tutto ha una spiegazione logica ed esaustiva, e pensandoci, non è neanche sempre necessaria. Il fatto che il cinema dei fratelli Coen rifiuti qualsiasi tipo di etichetta o classificazione, ci preannuncia di dover abbondare l’idea di cercare un’interpretazione assoluta. Ci stiamo riferendo ad un tipo di cinema di ampio respiro, e di straordinaria complessità. Nessuno stereotipo, nessun filtro.

“Fargo” (1996)

Violenza e ironia. “Fargo” è un thriller travestito da commedia, che racconta una storia alquanto surreale. Un uomo organizza il finto rapimento di sua moglie per ottenere il riscatto da parte del suocero. Il motivo è semplice: ha un bisogno impellente di denaro liquido, ed è disposto a tutto per ottenerlo. I malviventi incaricati al rapimento (Steve Buscemi e Peter Stormare) sono troppo cinematografici per essere “reali” : sembra siano i due criminali di “Mamma, ho perso l’aereo” o “La carica dei 101”, volendo fare un paragone paradossale ovviamente. Eppure è tutto vero. I paesaggi innevati rappresentati, che poi sarebbero i luoghi di origine dei fratelli Coen, si macchiano in breve tempo di sangue.

Frances McDormand

Il premio Oscar Frances McDormand, che interpreta il detective che si occupa del caso, non è particolarmente intelligente, né si avvale di chissà quali strategie investigative, ma proprio per l’assurdità di tutta la vicenda, lo risolve con facilità. “Fargo” è una sorta di biglietto da visita: i fratelli Coen si presentano. C’è la brutalità che ritroveremo nelle pellicole successive, c’è un’ironia pungente, ci sono personalità forti, e ci sono i modelli di riferimento: Kubrick, Hitchcock, Lynch per le atmosfere surreali di “Twin Peaks”.

 

“Il grande Lebowski” (1998)

 Dopo il successo di “Fargo” accolto dalla critica e dal pubblico e premiato con due Oscar su sette nomination ricevute, i fratelli Coen mettono in scena una folle ed esilarante commedia che racconta la storia di Jeffrey Lebowski, che passa le sue giornate tra partite di bowling, visite al supermercato e spinelli. Un giorno però, due brutti ceffi gli fanno uno sfregio scambiandolo per un ricco omonimo. Da questo fraintendimento/scambio di persona ha inizio la stravagante e divertente pellicola iconica dei fratelli Coen.

“Il grande Lebowski” è una pellicola leggera ed ironica, che ha un cast d’eccezione: Jeff Bridges, Julianne Moore, John Goodman, Steve Buscemi, John Turturro. Presenta anche diversi risvolti complessi, che però i Coen manipolano alla perfezione, rendendo la pellicola coerente, spassosa, e coinvolgente, pur mantenendo un’illogicità di fondo. Personaggi bizzarri, semplicità, umorismo: è su questo gioco degli opposti che “Il grande Lebwoski” basa i suoi momenti più toccanti. È diventato un vero e proprio cult.

 “Non è un paese per vecchi” (2007)

“Joel e Ethan Coen mi hanno portato in una caffetteria e mi hanno descritto Anton Chigurh (protagonista di “Non è un paese per vecchi”) in tre minuti. Io ho detto: “Non parlo inglese, non guido e odio la violenza. Come posso interpretarlo?”. E loro: “È per questo che vogliamo te, porterai qualcosa di nuovo alla storia”. Queste sono state le parole di Javier Bardem, che rispecchiano pienamente il concetto di innovazione che abbiamo introdotto poco fa. Scegliere un personaggio diverso e che a primo impatto non abbia le caratteristiche giuste: ma il punto è, che accezione diamo alla parola giusto? Non è il caso di eliminare tutti i nostri preconcetti?

Texas, fine anni settanta. Il personaggio di Bardem (che ha ricevuto un premio Oscar per la sua interpretazione), è Anton Chigurh, uno spietato serial killer. Si mette sulle tracce di Llewelyn Moss, cacciatore e reduce del Vietnam che, in seguito ad una sparatoria di narcotrafficanti, trova una valigetta con due milioni di dollari. Questa sarà la sua condanna, dopo averla presa, infatti, non avrà più pace. Chigurh è un uomo folle, cinico, che non esita ad uccidere per puro piacere. Nel frattempo, si mettono sulle tracce di Llewelyn lo sceriffo locale per proteggerlo dai pericoli cui sta andando incontro, e un agente delle forze speciali, pagato dai capi della droga per recuperare i soldi. Ma, a quanto pare, nessuno riesce ad arginare la follia omicida di Chigurh.

Ispirato all’omonimo romanzo del premio Pulitzer Cormac McCarthy, “Non è un paese per vecchi” è una pellicola densa e profonda, che ha uno stile elegante, ma per niente facile. Racconta un’America violenta e dannata, è una pellicola in cui la violenza è cruda e inumana. Se però, il precedente cult con Buscemi (“Fargo”) aveva un forte tocco di humor nero, in “Non è un paese per vecchi” troviamo una vera e propria rappresentazione del male.

Dialoghi e scene indimenticabili: niente è lasciato al caso. Nella pellicola dei Coen la morte è un fatto come un altro, sembra che non ci sia nessuna sofferenza nel metterla in scena. Proprio per questo, il film possiede una grande dose di realismo. I Coen non si fermano solo alla rappresentazione della violenza però, non gli basta, non è questo il loro scopo: c’è anche un intento morale. Western per le ambientazioni, e Noir per le atmosfere, “Non è un paese per vecchi” è un’opera tragica, reale e perfettamente equilibrata.

Mariantonietta Losanno