CASERTA CELEBRA AL DUEL LA SUA LIBERAZIONE CON TERRA BRUCIATA, IL FILM SULLA RESISTENZA CASERTANA

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di Giovanna Longobardi

CASERTA – “Sono contenta di esprimerle la mia gratitudine e dirle che la sua presenza mi trasmette aneliti di pace e di giustizia, insieme a frammenti di memoria e semi di speranza per fecondare questa nostra amata terra, affinché non sia mai più offesa dalla guerra”. Parole audaci di un messaggio sincero rivolto all’ambasciatrice di Germania in Italia, Susan Mariane Wasum-Rainer, che Graziella Di Gasparro ha espresso come portavoce di quanti, proprio come lei, sono stati testimoni da bambini della ferocia messa in atto dalle forze tedesche del terzo Reich nei territori casertani, dopo l’armistizio dell’ 8 settembre 1943. Un districarsi tra le pieghe delle pagine di storia che getta una nuova luce sulla resistenza nell’Italia meridionale e sugli eccidi, i rastrellamenti e le repressioni avvenute al di qua della linea Gustav nei piccoli paesi di comunità come Conca della Campania, San Pietro Infine, Riardo, Caiazzo e Bellona durante quell’inverno annunciato del 1943. Rompendo il muro degli specialismi con episodi emblematici avvenuti in pochi mesi, nasce la nuova opera del regista casertano Luca Gianfrancesco, ‘Terra bruciata – Il laboratorio della ferocia nazista’ presentato alla stampa ieri, venerdì 20 aprile, al Duel Village, e che sarà proiettato per il pubblico in sala con gli attori del film nella giornata di celebrazione per la Liberazione dal nazi-fascismo il prossimo 25 aprile alle ore 20.

Terra bruciata si riscopre a tutti gli effetti come un docu-film che emoziona, lascia pensare e che nella sua condotta narrativa basata su tre linee (fiction, interviste, materiale d’archivio Luce) riapre un capitolo di storia e di storie di vita rimasto chiuso per troppo tempo. La portavoce assoluta di questo progetto cinematografico è indiscutibilmente Graziella Di Gasparro, oggi 84enne, che non si è mai arresa nel voler ricercare ad ogni costo le motivazioni sulla morte ingiustificata di suo padre avvenuta quella mattina del 1 novembre 1943 nei boschi di Conca della Campania. “Se avessi saputo che sarebbe stata l’ultima volta mi sarei aggrappata al suo collo”… racconta. La sua forza d’animo, sommata ai ricordi incancellabili di altri testimoni come Corrado Zenga, e ai respiri spezzati da un pianto silenzioso durante i giorni di carestia e sofferenza, ha rappresentato il fil rouge che ha permesso di iniziare a ricostruire e a capire ponendosi una domanda: cosa è successo in quei luoghi prima che i tedeschi arrivassero poi a Cassino? Oltre ad un cast di grandi capacità interpretative e di immedesimazione composto da Mino Sferra, Lucianna De Falco, Antonio Pennarella, Enzo Fiore, Arturo Sepe e Paola Lavini, il docu-film si è avvalso della collaborazione imprescindibile di alcuni storici come Giuseppe Angelone, Gianni Cerchia, Felicio Corvese e Michele Palma storico militare; tutti legati dalla necessità di dover colmare dei vuoti storici che ci siamo lasciati alle spalle e risalendo quell’interrogativo imperante del “come si possono dimenticare le ferite aperte?”.  Il regista Luca Gianfrancesco ci chiarisce che la strage di Conca è stata il paradigma per comprendere la procedura attivata dai tedeschi durante la repressione americana, certificando una resistenza viva del Sud, talvolta fatta da piccoli eserciti silenti, come nel caso esemplare di Tora e Piccilli in cui gli abitanti riescono ad evitare la deportazione di una piccola comunità di ebrei, circa 50, trasgredendo ogni ordine di insubordinazione e facendo scomparire ogni traccia della loro origine. Una resistenza messa in atto quando è venuta fuori tutta la ferocia nazista dinanzi a quelli che Hitler definì dei traditori: rallestramenti di uomini nati tra il 1910 e il 1925, deportazioni in Germania, occupazione delle abitazioni, depredazione di fattorie, negozi e case di beni di ogni genere, distruzione e bombardamenti delle infrastrutture per interrompere ogni via di comunicazione e rallentare la risalita delle truppe alleate.

Il risultato di questa produzione indipendente e low budget prodotto per Mediacontents è di un coinvolgimento molto forte, un’onda emotiva che diventa una motivazione ancora più imperante nell’andare avanti nella ricerca storiografica. Il professor Gianni Cerchia chiarisce che ci sono ancora persone che chiedono una ragione, e che la difficoltà di queste storie è nel saper trasformare una vicenda drammatica privata per veicolarla, tramite il grande schermo, in un messaggio pubblico di conoscenza collettiva su quelle prime resistenze civili e partigiane di un territorio che si è trovato nell’intermezzo ed ha subito rappresaglie tedesche, dopo la ribellione civile delle 4 giornate di Napoli.

Per il 75esimo anniversario si sta pensando di far trasmettere ‘Terra bruciata’ di Luca Gianfrancesco suRaiTre e Rai Storia e si prospetta l’idea di coinvolgere Netflix channel per una declinazione dell’opera in episodi.