QUANDO IL CINEMA SI FA INDAGINE: “TUTTI GLI UOMINI DEL PRESIDENTE”

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“Ci sono momenti, nella vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo”, diceva Oriana Fallaci. Questa frase riassume il concetto espresso in un film che ha raccontato uno dei più grandi scandali della storia della politica americana, “Tutti gli uomini del Presidente”, diretto da Alan J. Pakula e interpretato da Dustin Hoffmann e Robert Redford. Fare il giornalista non è facile, bisogna accettare e condividere pienamente due principi fondamentali, quello della libertà e della verità. La parola ha una grande forza, e può essere anche un’arma, da saper maneggiare con cura. Aderire a questi principi e accettare di raccontare solo il vero considerandolo come un dovere morale e un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre, vuol dire scegliere di non adeguarsi ma soprattutto non piegarsi mai di fronte a ogni sorta di Potere illegittimo. Scegliere di essere un giornalista comporta grandi responsabilità, oneri e onori, è scegliere di camminare a testa alta ovunque, anche nei luoghi dove altri stanno in ginocchio. Queste premesse sono necessarie per poter entrare nel contesto storico di un film che ha una grande importanza per diversi motivi: è un documento storico, è la dimostrazione di quanto sia difficile scegliere sempre la strada dell’onestà e della verità e mai quella della paura, è una pellicola che denuncia e racconta momenti di grande rilevanza.

Per gli Stati Uniti gli anni ’70 rappresentarono una fase tutt’altro che felice. Prima la crisi del dollaro nel 1971, poi la sconfitta politico-militare in Vietnam. Nel 1974, una gravissima crisi interna, il cosiddetto caso Watergate, che costrinse alle dimissioni il presidente Nixon, accusato da un’efficace campagna giornalistica di aver coperto i comportamenti illegali di alcuni suoi collaboratori responsabili di un’operazione di spionaggio ai danni del Partito democratico. “Tutti gli uomini del Presidente” racconta proprio il disperato e affannato tentativo (con i suoi pericoli e conseguenze annessi) di due giornalisti del Washington Post di pubblicare e denunciare tutte le persone implicate in questo scandalo. Per arrivare però a costruire un quadro chiaro della situazione questi due giornalisti intervistano diverse persone da cui ricevono reazioni differenti: c’è chi direttamente chiude la porta in faccia, c’è chi si esprime attraverso gesti senza proferire parola, c’è chi ha gli occhi impauriti e teme le ripercussioni, c’è chi poi rischia e coraggiosamente prova a fare la cosa giusta. Non è sempre così facile però giudicare chi non riesce a raccontare la verità, bisogna anche provare ad immaginare le preoccupazioni di chi pensa di mettere a rischio la propria vita o quella della propria famiglia.

Il suono dei tasti della macchina da scrivere richiama quello di una mitragliatrice. La verità è una scelta, il Potere è forte, ma un’informazione può esserlo ancora di più. Vincitore di quattro premi Oscar, “Tutti gli uomini del Presidente” è una pellicola coraggiosa che smaschera gli intrighi e i complotti. È anche un omaggio all’intraprendenza dei singoli che condannano gli abusi e decidono di non lasciarsi sottomettere, accettando i rischi. Dire la verità è un atto rivoluzionario, ed è proprio per questo che fare il giornalista è una decisione impegnativa, ritornando a quanto detto poche righe fa. Cosa ha spinto due “piccoli” giornalisti a far dimettere un potentissimo Presidente degli Stati Uniti d’America peraltro appena rieletto e con un consenso politico enorme come quello di Richard Nixon? La risposta è semplice: la libertà di parola, la libertà di stampa e forse il futuro del paese. Tra visite a casa, cenni con la testa e acronimi, sono riusciti a far luce su un fatto di una portata enorme che ha sconvolto gli Stati Uniti. Nessuna tecnologia, nessun cellulare o registratore, solo taccuini o fogli su cui prendere appunti. “Tutti gli uomini del Presidente” è una pellicola attuale, forte e che ha ancora oggi una grande importanza storica. C’è da prendere esempio da “eroi” del genere, che non si lasciano abbindolare dal denaro e dal successo, ma rispettano la propria etica e i propri principi.

“Ho sempre sognato di fare il giornalista, lo scrissi anche in un tema alle medie: lo immaginavo come un ‘vendicatore’ capace di riparare torti e ingiustizie, ero convinto che quel mestiere mi avrebbe portato a scoprire il mondo.”     (Enzo Biagi)

“Ogni persona libera, ogni giornalista libero, deve essere pronto a riconoscere la verità ovunque essa sia. E se non lo fa è, (nell’ordine): un imbecille, un disonesto, un fanatico. Il fanatismo è il primo nemico della libertà di pensiero. E a questo credo io mi piegherò sempre, per questo credo io pagherò sempre: ignorando orgogliosamente chi non capisce o chi per i suoi interessi e le sue ideologie finge di non capire.”     (Oriana Fallaci)

“Non ho potuto sempre dire tutto quello che volevo, ma non ho mai scritto quello che non pensavo.”            (Indro Montanelli)

 

 

 

 

 

Mariantonietta Losanno