ALLA REGGIA MODIGLIANI PERDE L’ANIMA

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Di  Dalia Coronato

La reggia di Caserta ospita la mostra “Modigliani Opera” dedicata al pittore livornese a cura della Fondazione Amedeo Modigliani e allestita in collaborazione con la Visionary Minds per la creazione di tecnologie d’avanguardia.

Il percorso si realizza in quattro sale. La prima stanza è dedicata alla vita di Amedeo Modigliani detto Dedo: otto proiettori riproducono su uno schermo a 360 gradi la biografia del pittore partendo dalla nascita dell’ancora sconosciuto artista per poi raccontare i primi trasferimenti importanti. A Venezia inizia a frequentare l’Istituto delle Belle Arti, ma nel docufilm viene descritto come un pittore trasandato, che si trascina nel delirio accompagnato perennemente da tabacco e assenzio. Modigliani non fa altro che far baldoria prima di prendere le valige e partire per la Francia.

Durante la permanenza nella città più riconoscente agli artisti, Parigi, il pittore viene presentato come uno sconosciuto che ama le belle donne e che ritrae corpi nudi scandalizzando tutti. Questo è vero solo in parte. La capacità di Modigliani di saper osservare le donne è inimitabile. Riuscendo a guardare gli occhi delle giovani fanciulle, delle prostitute, di nobili donne e a non dipingerli, perché non profondamente conosciute, è un modo personale del pittore di sottolineare l’importanza dell’autenticità, poichè ognuna ha caratteristiche straordinarie visibili e non visibili agli altri. E’ un concetto superlativo, che in pochi riescono a cogliere. Un exhibition deve fare in modo di trasmettere ciò, di diramare i messaggi espliciti e non di un artista che non è più in vita, deve saper dimostrare di avere attitudine a divulgare l’opera in modo semplice per poter far apprendere con facilità chi non è a conoscenza di certi segreti.

Sbagliare è umano e laddove c’è la possibilità di rimediare la tecnologia è una buona alleata, un sostegno sicuro, ma la mostra perderebbe di significato qualora la scienza diventasse surrogato delle esposizioni di opere d’arte. Non si respira arte, non si respira bellezza nelle desolate ex sale dell’Aeronautica militare che sono state allestite per mostrare con dispersione e desolazione un pittore tanto amato.

Amedeo Modigliani, “ non era un vizioso, un ubriacone volgare, un decadente; l’assenzio, se lo prendeva talvolta in doppia dose, era malgrado tutto un “mezzo”, e non un “fine”, dice l’amico e collega del pittore Gino Severini. Chi ha visto il film “I colori dell’anima” con Andy Garcìa nella parte di Modì può capire di cosa stiamo parlando e di cosa non parla la mostra. La riproduzione cinematografica della vita del pittore livornese restituisce dignità ad un uomo che con grande fatica è riuscito ad emergere in un ambiente socio-culturale dominato dal cubismo, da chi si protrae per rappresentare, attraverso opere scomposte, più e diversi punti di vista. Modigliani, al contrario raffigura il proprio ed esclusivo punto di vista, quello unico ed ineguagliabile. Originale proprio per questo, riesce a cogliere cose che gli altri non vedono, dipingendo l’anima del soggetto solo dopo aver toccato la profondità della persona raffigurata. Deciso a voler rilasciare un segno, a far capire quanto sia importante mostrare il proprio punto di vista , realizzare incontri diversi, mescolare colori forti e accostamenti decisi, si lascia ispirare dalle persone che incontra, notando particolari nascosti.  

Nelle ultime sale dedicate all’artista, lo spettatore può osservare una realtà virtuale grazie all’utilizzo dei visori VR e proiettarsi totalmente in una dimensione apparentemente vicina a quella del pittore livornese. Il pubblico può vedere dal vivo, grazie alla tecnologia avanzata, l’interno del atelier parigino frequentato da prostitute e giovani donne che si lasciano ritrarre seminude da Modì. Ancora una volta non si captano segni di una visione artistica della vita di Amedeo Clemente Modigliani, ma quasi sicuramente l’entusiasmo di provare ad entrare in un altra dimensione priva di sogni è assicurato.

Interessante invece, l’intervista che viene lanciata su un classico televisore a schermo piatto, nell’ala finale del percorso espositivo. Qui a parlare è il collezionista e critico d’arte Carlo Pepi, scopritori di falsi e falsari. Il nome dell’esperto non viene menionato da nessuna parte, ma la sua figura esile e la suo voce chiara e forte raccontano di un mondo dell’arte nascosto e di un Modigliani che“sembra abbia prodotto più da vivo che da morto”. Venti sono i falsi sequestrati durante una delle ultime mostre tenutasi all’interno del Palazzo reale di Genova. Come fa ad accorgersene Pepi degli inganni resta ancora un mistero, certamente un talento unico, una voce sola nel deserto arido del mercato degli affari. Le scoperte di falsi sono vicende che portano a farsi non pochi nemici e Carlo Pepi lo sa per questo confida nella volontà e nella passione dei giovani e della loro partecipazione alla scoperta della vera bellezza.

 

 

 

La mostra Modigliani Opera (senza opere d’autore) continua fino al 31 ottobre 2018.