OSPEDALE, UNA STORIA DA RACCONTARE…

(f.n.) – Viaggio al centro del buio…un racconto triste, un racconto spezzato…sono parole non dette ma sospirate, all’ombra dell’ultimo saluto ad una persona cara al cuore di tutti noi…Una risposta chiara, inossidabile ed inconfutabile alle difese dell’indifendibile, messe insieme da qualcuno con lo sputo della calunnia e del sospetto…I fatti iniziano qualche tempo fa in un reparto dell’Ospedale di Caserta e si snodano come diretta e  fatale conseguenza al pressapochismo di alcuni, dediti esclusivamente alla politica carrieristica ed attenti soprattutto alla necessità di acquisire clienti e “fare numeri”…Una persona cara fu ricoverata per una sospetta occlusione intestinale, poi ridotta ad una colecisti acuta, dichiarata inoperabile poiché si trattava di un soggetto cardiopatico che era stato giudicato a rischio 4…la povera signora, ovviamente non completamente lucida, riceveva quotidianamente messaggi confusi che a stento percepiva, ma di cui si comprendeva il contenuto: la gara a chi era più bravo tra gli scienziati presenti, impegnati a dire la loro sull’opportunità o meno di intervenire chirurgicamente… Inoltre la povera signora veniva sottoposta a domande idiote del tipo: “ Volete essere operata”?, oppure :”Se volete essere operata, aspettate il mio turno!”… In una atmosfera drammaticamente surreale, si innestavano con successo l’elegante sciabordio dei camici lungo le corsie,l’imperversare del dilemmae l’aggiuntadi una terza opinione,paradossalmente “priva di opinioni”, ma evidentemente permeata e resa avvertibile come tale, dall’attesa che si liberasse un letto…ed infine la totale confusione su una diagnosi che diventava “mutante” nella sua gravità, secondo il medico che giungeva ad arringare l’aria, attraversata peraltro dalle urla delle infermiere che, mentre chiedevano alla famiglia della povera signora di lasciare una persona con lei a causa delle condizioni neurologiche che le procuravano agitazione, dall’altra mettevano tutti alla porta…Chissà se erano le stesse gentili creature timorate di Dio e tanto ma tanto caritatevoli, quelle che a detta di qualcuno quando si allontanano, i pazienti urlano: “         Ma …già ve ne andate?”, le stesse che qualche tempo fa, che per acquietare una povera signora anziana, la legarono al letto…chissà se sono le stesse! Ma andiamo avanti …è meglio…andiamo avanti fino al giorno in cui i familiari della povera signora, sottoposta alla vessazione dell’incertezza diagnostica, si accorgono che la loro congiunta era stata privata della sacca dell’alimentazione, notano il “laccio”  arrotolato attorno alla sacca stessa, le braccia della signora completamente edematose e nessun infermiere in gradodi iniettarle il liquido… Erano trascorsi undici giorni inutilmente, in un luogo che si rivelava “tremendamente” inutile, dove la signora era stata trattata come unpaziente geriatrico a lunga degenza…sappiamo di cosa parliamo…I familiari decidono di portare la signora in un’altra struttura, ma undici giorni sono tanti, troppi quando non si è ravvisata la necessità imprescindibile di intervenire tempestivamente e la signora si è spenta lontana dalla sua casa, in un altro ambiente, in esilio…lei che a questa città, alle sue tradizioni ed alla sua stessa storia era indissolubilmente legata…Vorremmo dire a chi …per sfizio, per il gusto di contraddire, per convenienza o per semplice arrogante cattiveria, getta una coperta spessa come la vergogna delle cose taciute, sui mali ossidati di questo Ospedale, che peraltro sono ben noti alla direzione generale, impegnata esclusivamente ad occultarli, che se quella signora ha dovuto morire lontana dalla sua casa…dal fruscio dei gerani sul balcone di casa sua, dai profumi della sua vita, dal vento e dalla pioggia che l’hanno accompagnata lungo l’esistenza, dai ricordi immortalati sul comò della sua camera da letto…ebbene… chi si ha deciso di continuare a coprire immondizia su immondizia è responsabile esattamente come i geni dell’approssimazione che si interrogavano sull’opportunità o meno di intervenire. Nessuno di noi riporta particolare soddisfazione dal racconto di episodi come questo e molte volte si decide di tacere…poi viene il momento in cui ci accorgiamo che le guance da porgere sono finite e ne avevamo davvero tante, molte di più di quelle che pensavamo di avere ed allora guardandoci allo specchio ci interroghiamo sui tempi siderali della pazienza…bè…anche quelli sono giunti al capolinea.

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