IL COMPLESSO CINEMA DI SHYAMALAN: HORROR, THRILLER E FANTASCIENZA

M. Night Shyamalan

Shyamalan si mette sempre in gioco. Sin dal suo primo lavoro si percepisce quanto il regista indiano naturalizzato statunitense sia dentro il suo cinema con corpo e anima. Le sue pellicole comprendono vari generi. “Split”, ad esempio, uscito nelle sale italiane lo scorso anno, è un thriller psicologico che racconta la storia di Kevin (interpretato dal magistrale James McAvoy), un uomo affetto da un disturbo dissociativo dell’identità (DID), una gravissima sofferenza psichica che porta la personalità a frammentarsi in diversi stati del sé per poter meglio sopravvivere e adattarsi alla società. Il DID si manifesta in seguito a un grave trauma subito in età infantile e prolungato nel tempo: abusi sessuali, emotivi, e fisici. La mente reagisce ignorando o dimenticando questi gravi eventi attraverso il meccanismo della dissociazione: si creano vari sé alternativi, diversi frammenti di una personalità. Sebbene sviluppate dallo stesso corpo e dallo stesso DNA, i vari frammenti possono avere caratteristiche proprie e del tutto differenti: diversa fisicità, età, sesso, vista, calligrafia, memoria autobiografica. Ovviamente “Split” non è un documentario scientifico e quindi, per questo, si adatta ad esigenze cinematografiche e ha anche una parte fantasy al suo interno. Tra le varie personalità che abitano nel corpo di Kevin ci sono un bambino di nove anni, una donna premurosa, un uomo maniaco del controllo e affetto da un disturbo ossessivo compulsivo, un giovane appassionato di moda e altre più pericolose.

La mente di Kevin è una grande stanza buia in cui tutte le ventitré personalità attendono sedute che “la luce” le illumini facendole manifestare. Ma, in seguito alla perdita totale del controllo dei suoi stati, Kevin porterà alla luce la più pericolosa e sconosciuta anche alla sua fidata psicologa: la ventiquattresima personalità, conosciuta anche come “la bestia”. Ed è proprio questa che manda in frantumi tutte le altre sfaccettature della sua persona e domina su di loro. La tensione resta alta per tutta la durata del film, così come l’agonia e la sofferenza interiore, e diventa spesso asfissiante e opprimente, c’è anche -ovviamente- molta violenza (fisica e psicologica). E non c’è sempre e solo bisogno di mostrare sangue per manifestare la sofferenza più lacerante, ce ne sono altre, più ignote e più logoranti.

“Split” è legato fortemente ad un’altra pellicola di Shyamalan, “Unbreakable – il predestinato” (2000): sono ambientate nello stesso universo ed è in lavorazione un altro film intitolato “Glass” che farà da sequel ad entrambi, la cui uscita è prevista nel 2019. “Unbreakable” racconta la storia di David Dunn, unico superstite di un tragico incidente ferroviario. Il fatto di essere l’unico sopravvissuto è di per sé già un miracolo, ma quello che sconvolge ancora più è che sia rimasto totalmente illeso. Questo evento lo ricondurrà ad altri precedenti e a tante circostanze che credeva fossero semplici coincidenze. Il fantasy incontra il thriller in questa pellicola caratterizzata da una forte suspense e colpi di scena inaspettati. Gli elementi preponderanti della pellicola sono i supereroi, i fumetti e i bambini. Tutto ha inizio, infatti, con uno sguardo di un bambino sul treno che poi deraglierà causando la morte di centinaia di persone. Per ogni supereroe però c’è anche un antagonista, un “cattivo” della storia. Anche in questo caso c’è, ma bisogna prestare molta attenzione ai dettagli. Il rapporto tra il cinema e l’universo figurativo e narrativo dei fumetti è molto intenso e in “Unbreakable” è un connubio ben riuscito. Shyamalan riesce a centrare più di un obiettivo, dimostrando come sia possibile ripensare il rapporto tra cinema e fumetto utilizzando un linguaggio drammatico e realistico.

Con “The Visit”, invece, Shyamalan ha in parte deluso le aspettative del pubblico. Il film è uscito nelle sale nel 2015. È un horror a basso budget ambientato in un unico luogo e con pochi personaggi. La lucidità di Shyamalan appare leggermente appannata, la tensione non riesce a mantenersi alta per tutta la durata del film, i toni a volte sono quasi scherzosi e allegri. Un aspetto positivo da sottolineare, tuttavia, è il fatto che il film sia per metà un documentario in presa diretta dal punto di vista dei protagonisti.

Mariantonietta Losanno

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