C COME CASERTA, MA NON COME CULTURA … E INTANTO FERDINANDO IV SE LA RIDE!

Questa amministrazione vuole a tutti i costi continuare a emulare i Borbone, sovrani illuminati che hanno lasciato un ottimo ricordo, tanto che le future generazioni dei sudditi dell’ex Regno delle Due Sicilie li ricordano con simpatia e ammirazione. A dire il vero non è che questi non avessero nemici, anzi, ne contavano molti, ma nel contempo avevano compreso l’animo del proprio popolo e sapevano come tenerlo buono. Ferdinando IV di Borbone possedeva una propria convinzione, una sorta di regola aurea che gli consentiva di governare i processi del regno, la regola delle 3 F, FESTE, FARINA e FORCA. Poteva mai il nostro sindaco lasciarsi scappare una dritta del genere? Assolutamente no, perché cosa c’è di meglio di uno spettacolo, e pure gratuito, per distrarre la gente dai problemi della città … tanto ci sono i fondi per la cultura. Cultura … che i soliti radical chic o parvenu che affollano il salotto buono dei detentori dell’intellighenzia casertana, a questo termine associano quasi esclusivamente il mero possesso di un titolo di studio, come se la sensibilità verso le varie forme d’arte, l’amore per la conoscenza o la semplice curiosità verso ciò che ci circonda, faccia parte di un pacchetto che acquisisci con il pezzo di carta un tanto al chilo, ma qualcuno farebbe bene a dirglielo che in realtà non è così. Arida è Caserta, e aridi sono i casertani, che si accontentano, che non hanno più spirito critico, che si lasciano mettere i piedi in testa da pochi per paura di scontentare il potente di turno … perché poi potrebbe servire. Sopportano di tutto, perché legati a stereotipi borghesi, alle scelte calate dall’alto, fatte con i paraocchi e sicuramente non rispondenti a garantire un arricchimento dell’animo del fruitore, ma bensì funzionali a ben altri e poco filantropici fini. Sì, perché anche intorno a quella che si definisce CULTURA, girano soldi e per lo più pubblici, che sono uguali a quelli che si “dovrebbero” spendere per la manutenzione delle strade o per garantire i servizi essenziali. Ma in genere questi fondi, che non sono “pochini soldini” come amava ripetere l’indimenticabile Concetta Mobili nei suoi spot pubblicitari, vengono quasi considerati di serie B e lasciati gestire con nonchalance e nell’indifferenza di un intero consiglio comunale, e in particolar modo da chi dovrebbe garantire una funzione di controllo sull’operato dell’amministrazione. Insomma, per le centinaia e centinaia di migliaia di euro che arrivano annualmente nelle casse comunali ormai esiste una sorta di tacito accordo, un patto di non belligeranza, un clima alla volemose bene … tanto siamo tutti amici, e queste possono venir spese alla cazzo di cane. E poi ci si indigna per una guida turistica che dice le verità? In questa città non esiste una programmazione culturale, è tutto improvvisato, le manifestazioni si accavallano, e dire che il primo ufficio che il sindaco Marino impiantò in pompa magna fu proprio lo “sportello agli eventi” … mi chiedo se abbia mai funzionato? Come si pretende di fare cultura e rendere questa volano per il turismo, se tutto è improvvisato, raffazzonato e gestito sempre dai soliti noti. E’ possibile che nessuno si indigna? Forse sono le Feste che garantiscono la tranquillità? Ma attenti che Farina non ce n’è più, mentre le Forche aumentano di giorno in giorno e ci si ritrova con il cappio al collo tra un dissesto e l’altro. Ogni volta che impupazzano uno pseudo evento, spacciandolo per un’operazione culturale, in realtà vi tolgono una possibilità, una opportunità, un miglioramento nella qualità della vita e nella proposta di quello che questa città vorrebbe essere o diventare. E così vi beccate una Patty Smith in concerto per 350 fortunati che è costata appena appena 80.000 euro, di soldi miei, nostri … e vostri, volendo svolgere una semplice divisione tra il cachet e numero di posti utili, il biglietto sarebbe dovuto costare più di 280 euro … e anche questa vi è passata sotto il naso! Vogliamo parlare del Teatro Comunale “Parravano”? Tutti sapevano che nei primi giorni di settembre del 2018, sarebbe finalmente scaduta l’iniqua convenzione per la gestione del teatro comunale tra il Teatro Pubblico Campano e il comune di Caserta, una amministrazione assennata si sarebbe preoccupata per tempo di considerare cosa mettere in essere per garantire la rinascita del teatro comunale. Il teatro comunale, un bene pubblico, quello che dovrebbe essere il centro culturale cittadino, la fucina di nuovi attori o professionisti dello spettacolo che domani porteranno orgogliosamente il nome di Caserta al di fuori dei confini cittadini. Ebbene, la nostra giunta di eccellenze, scelta con dovizia proprio dal primo cittadino, si ricorda ad inizio estate che volente o nolente il teatro a settembre deve riaprire e che serve anche una stagione teatrale. Presi dallo sgomento e essendo poveri di idee, perché le migliori le hanno messe in campo per garantirci il secondo dissesto e l’ultimo posto nella classifica della qualità della vita stilata dal Sole 24 Ore ( sì vabbè è su base provinciale … ma il capoluogo ha dato il suo bel contributo), cosa fanno i nostri intrepidi amministratori … lanciano un concorso di idee, un bando pubblico dove si richiedeva un programma per la gestione e la sostenibilità del teatro, e attraverso il quale si sarebbe identificato anche il Direttore Artistico. Come al solito si prepara il bando, che è così articolato e stringente che a pensar male sembrerebbe quasi sartoriale, e alla fine, in tempi record, un po’ come è successo per il Settembre al Borgo, tra varie proposte la commissione ne sceglie una. Sembrerebbe tutto risolto, la proposta sembra buona, c’è la garanzia di sostenibilità anche grazie ad una partnership (sponsor) e il nome di Nunzio Areni come Direttore Artistico è di tutto rispetto … cosa potrebbe andare storto … nulla, tanto è vero che si dà via alla alla delibera. All’improvviso, mentre la città è ancora intorpidita dal periodo vacanziero, in un blitz in un torrido giorno di agosto, la Giunta decide di revocare la delibera, giustificando tale scelta per la mancanza di coperture finanziarie. Il Risultato? Caserta rischia di non avere la sua stagione teatrale quest’anno … ho detto rischia, anzi per come stanno le cose la stagione è già compromessa, ma io mi aspetto il coniglio dal cilindro, il coup de théâtre … e non sarebbe la prima volta. E come d’incanto, dal fondo di un cassetto, usciràla soluzione … la stagione si farà, con un elaborato artifizio amministrativo ci sarà la MAGIA, che farà contenti tutti, grandi e piccini, amici e amici degli amici. Perché siamo abituati a vivere nell’emergenza, perché l’emergenza garantisce, perché all’emergenza non si può obiettare … proprio perché siamo in emergenza! Ma Caserta non si indigna, ha avuto un sussulto sulla guida della Feltrinelli, ma la ha avuto gioco facile, tutti leoni da tastiera, tanto si combatteva con uno sparring partner con tutte e due le mani legate dietro la schiena. Contro quello che accade quotidianamente invece zitti, tutti zitti, anche quando viene messa in discussione la “cultura”, di cui tanto ci si riempie la bocca e forse nessuno parla per educazione … infatti con la bocca piena non si parla … è da maleducati! Mi chiederete che cosa c’entrano i Borbone con quest’articolo … niente! Era solo una citazione dotta per spacciarmi anch’io per cittadino acculturato, ma una domanda ve la faccio io, perché non cominciate a chiedervi se nel fondo del cassetto le soluzioni appaiono per magia o ci sono sempre state?

Il Bagatto

Comments

  1. ahahahahah ha detto:

    Mi sa che l’articolo era troppo lungo. Credo che quasi nessuno lo abbia letto sino alla fine. Caro danoncasertano nessuno ti risponderà !

  2. danoncasertano ha detto:

    Quando commentai l’articolo riguardante la Guida Feltrinelli affermando che Caserta è arida e non si respira aria di cultura mi tirai tante critiche. Mi tirai tante critiche da Casertani che affermavano che Caserta aveva una storia. Si è vecchia. Vecchia dentro e fuori. Vecchia e sporca. Sporca fuori e dentro. E’ un ammasso di bigotti saccenti che per amor “di quello che puo’ essere leggi “quello che puo’ sevire” sono in grado di assumere tutte le posizioni del camasutra (ma alla fine solo una a 90°).
    Dopo questa credo che mi tirero’ dietro un’altra bordata di insulti. Ma almeno vi scaldo un po i cuori, ah scusate gli animi.
    Non so se capiranno mai cosa significhi “essere di una città” o “vivere la città”. Ma ad oggi tutto ciò che vedo e sento è vecchio e marcio, non e’ ne storico ne antico.
    P.S.
    Feltrinelli aveva trattato la città sin troppo bene. Ma non avete ne la cultura ne lo spirito per poterlo capire.

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