SALVATORE CANTALUPO: SEMPRE ALLIEVO MAI MAESTRO

A cura di Dalia Coronato

Ci sono  tutti nel giardino liberato di Materdei, storico quartiere di Napoli. Andrej Tarkovskij, Antonio Neiwiller, Pier Paolo Pasolini e Samuel Beckett prendono posto in prima fila e ascoltano. Le luci fanno una danza attorno agli alberi, i graffiti stravaganti disegnati sulle mura rilasciano giochi d’ombra piacevoli, un’assenza di rumori si diffonde fino al piano superiore dove c’è la stanza dei ricordi, una tenera mostra allestita per ricordare i momenti più importanti di Salvatore Cantalupo e di Memini, la compagnia delle arti e dello spettacolo. Amici, attori e conoscenti, insieme a “Teatri uniti” (l’unione di Falso Movimento,Teatro dei Mutamenti e Teatro studio di Caserta) entrano silenziosamente come si usa fare in una cripta. L’ingresso è riservato a tutti coloro che desiderano omaggiare il Maestro Sasà scomparso troppo presto. Dal 13 agosto 2018 è trascorso appena un mese e la memoria si appresta a ricordare tutto ciò che serve per rendere nobile ed unico il tributo, incluso l’invito esteso ai grandi autori del teatro, della letteratura e della drammaturgia, guide ed influenze dell’attore di “Gomorra” e di “Esterno Sera”. I giovani ragazzi della compagnia teatrale partenopea si alternano con poesie, lettere, reading, recital ed improvvisazioni mettendo in atto tutto ciò che viene loro insegnato.

Qualcuno deve gridare che costruiremo le piramidi.

Non importa se poi non le costruiremo, bisogna alimentare il desiderio”, urla al microfono un caro amico di Sasà detto “percoca” e Tarkovskij sussulta seduto in ascolto.

Tutto è santo. Non c’è niente di naturale nella natura, ragazzo mio, tienilo bene in mente. Quando la natura ti sembrerà naturale tutto sarà finito – e comincerà qualcos’altro. Addio cielo, addio mare! Che bel cielo!”, e Pasolini osserva dalla platea lo sguardo commosso di chi saluta Salvatore.

Bruno Toro, attore della compagnia Memini, legge una lettera indirizzata al suo Maestro. Parole dolci precedono le lacrime silenziose degli artisti presenti. Candele ovunque e per tutta la sera. Un estratto del diario di Carolina Romano rievoca ciò che accade durante i laboratori teatrali. “Il teatro è comunità, inteso come uno spazio intimo e di condivisione. Il bisogno di esprimersi Salvatore lo trasmette a tutti i suoi allievi, grazie alla semplicità dei suoi atteggiamenti, grazie all’allegria delle sue rivelazioni e ai confronti su tutti gli argomenti possibili”, dichiara l’attrice con commozione tra gli scritti compilati durante i corsi.

Chi ritorna sui suoi passi

dopo aver ballato sul palco

dove nessuno ballò?

E sogno io un’anima diversa,

un una nuova veste,

che arde passando dal timore alla speranza…

Legge Alessia Guerriero che con occhi malinconici ringrazia il Maestro per aver attraversato la sua vita.

Tra i resti di un dolore da comunicare e gli arrangiamenti del musicista Rosario Di Lullo, Alessia ripercorre “Per un Teatro Clandestino” di Neiwiller, guida impotante di Salvatore Cantalupo, un regista geniale ed innovativo, capace di realizzare forme di comunicazioni alternative e finestre nuove sul mondo. Da Neiwiller, l’attore napoletano ha imparato che c’è sempre un forte legame tra la vita reale e la scena e viceversa.

Antonello Cossia, invece scomoda Beckett che si dimena tra i presenti-assenti, e ricorda il teatro anni ’70 di Cantalupo, le influenze degli artisti americani e il progetto di un teatro- famiglia, dove il pericolo dell’ego smisurato scompare per far prevalere le emozioni più disparate, i sogni realizzati, le tracce raccolte. Da visionario positivo a cuore pulsante di Memini , ora in questo giardino Salvatore siede al centro della scena e sorride a tutti come tutti sorridono a lui e guardando lo sketch dei ragazzi della compagnia de “Il Teatro del sottosuolo” vestiti da infermieri, c’è un battito all’unisono nell’aria.

Esiste un percorso, che continua anche dopo la vita e questa è la convinzione principale dell’attore scomparso troppo presto, una confessione a chi pensa al dopo-morte come a “un niente”. Tutto il vissuto è qui, al Materdei, a teatro, a Napoli, dove il gioco meraviglioso della recitazione e il talento della semplicità restano le passioni d’amore più trasmesse e Memini questo lo sa, attraversando Salvatore.

 

 

 

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