LETTERA APERTA DI UN CITTADINO “CASAGIOVE SOFFRE”

CASAGIOVE – A margine della manifestazione “Artestate”, un cittadino casagiovese, in una lettera aperte, chiede conto, all’amministrazione Corsale, del denaro speso a fronte delle difficoltà della città.

“Di fronte alla possibilità reale di una nuova crisi economica e finanziaria, al nuovo record assoluto del debito pubblico, la scelta dell’Amministrazione comunale di Casagiove di promuovere una manifestazione artistica con una notevole spesa di soldi pubblici risulta inspiegabile per un cittadino comune, che pensa a come si siano sottratti così ingenti risorse ad altri ambiti sociali, in territori dove la mancanza di strutture primarie rende difficile ed insopportabili le condizioni di vita di una cospicua fascia della popolazione. Che siano tecniche innocue di mantenimento del consenso aggravate dall’uso di denaro pubblico?!

Si ha come la percezione che il potere sul territorio si affermi con l’assunzione di sentimenti elementari e coinvolgenti … Quella che si propone assurge ad una manifestazione orientata alla distrazione, all’evasione e all’intrattenimento per rendere mansuete le coscienze e controllare l’immaginario collettivo. Nulla di nuovo sotto il sole. Metodi usati già ampiamente nel corso della storia, tant’è che Giovenale nella Satira X,  80-81scrisse: [popolus] duas tantum res anxius optat, panem et circenses “Due cose soltanto desidera ansiosamente (il popolo), pane e giochi”.

La vera cultura è quella che crea consapevolezza, senso critico, che dischiude orizzonti che aiutino nel viaggio della vita. Processi in grado di formare cittadini capaci di governare la propria esistenza e di sviluppare le proprie risorse culturali e meccanismi di “capacitazione”. In molte città si organizzano festival della mente, della filosofia, della letteratura, della dignità umana, della comunicazione e della scienza, rassegne cinematografiche a costi quasi zero. Iniziative intraprese coinvolgendo la creatività e la competenza dei giovani locali. Nel Sud, ci si rende conto, che non è mai realmente avvenuta una rivoluzione socio-culturale, per cui si è fortificato un modello socio-antropologico di gestione politica tendente al familistico clientelare, un pensiero collettivo per cui la macchina politica non è totalmente interessata alle vive difficoltà dei cittadini, ma al contrario relegata nella sua autoreferenzialità e pronta a rendersi disponibile solo per pochi. E’ assurdo che si dissipano di frequente risorse proprio in quei luoghi che enti di ricerca a carattere internazionale classificano agli ultimi posti nel mondo occidentale per la qualità e aspettativa di vita, mortalità infantile, possibilità di lavoro, degrado ambientale e micro criminalità. Territori, come il nostro, dove la mancanza di infrastrutture rende impossibile una convivenza pacifica e dignitosa, Guardatevi intorno…vivete di più questo paese! Altissima è la percentuale di disoccupazione, che colpisce come una mannaia non solo i giovani, questi ultimi costretti ad un’emigrazione forzata perché non trovano terreno fertile per alimentare le proprie speranze. Per non parlare della mala sanità stratificata in strutture fatiscenti e servizi ospedalieri inefficienti ed inaffidabili, dell’assenza di una rete di trasporto pubblico che costringe chi non è automunito ad isolarsi al circostante per non poter andare oltre. Anche i bambini lamentano l’assenza di spazi di gioco e di ritrovo, che una volta erano ricchezza di questa cittadina.

CASAGIOVE SOFFRE!

 Famiglie intere sono alle prese con occupazioni precarie ed il lavoro che arriva non è risolutivo, ma solo una boccata di ossigeno da vivere nel compromesso di regole di mercato da Medioevo. I pensionati non arrivano al fine mese, i commercianti sono in difficoltà, la classe media è impoverita, vige una diminuzione della capacità d’acquisto dei salari da parte delle famiglie e si rafforza quel senso di frantumazione ed indebolimento dei legami sociali. In città regna quell’apocalittica condizione di difficoltà materiale con forti ripercussioni sulla dignità individuale. Dinanzi alle dinamiche della globalizzazione e della glocalizzazione, che comportano specializzazioni produttive dei territori, è urgente la necessità di iniziare ad attuare progetti di sviluppo su scala locale promuovendo vari laboratori, incoraggiando il sorgere di cooperative di lavoro artigianale, di prodotti naturali e dell’agricoltura biologica e biodinamica. Ricreare spazi di reale aggregazione secondo programmi di iniziative culturali (vere) e sociali da affidare alla rete di convalidate associazioni locali, in grado di sperimentare percorsi formativi miranti a promuovere capitale sociale e ad incrementare gli investimenti sulla new generation. Nulla di tutto questo è fin qui avvenuto, e in città si avverte forte il bisogno di ricostruire le basi di un’etica pubblica condivisa, che attesti gli interessi generali. Un ‘etica della responsabilità che non riguarda solo i politici di turno, ma i cittadini di una comunità di uomini liberi ed uguali. Si chiede a più voci un’avanzata coscienza civile in ambito politico-amministrativo… una rivalutazione dell’impegno politico reso al popolo come Servizio e non come evento fine a se stesso. A riflettori spenti cosa rimarrà al paese…tutto ritornerà come prima senza che nessuna delle risorse investite rimanga come beneficio permanente.

                                                                                                          Celestino L.”

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