STEFANO CUCCHI, IL FILM NON E’ UN CASO. PARLA FRANCESCO MASSARELLI

a cura di Dalia Coronato

Dopo la 75esima edizione del Festival del Cinema di Venezia e circa 9 minuti di applauso per il film “Sulla mia pelle“, il caso Cucchi è uscito nelle sale e su Netflix dal 12 settembre. Sono 91 i cinema italiani che continuano ad ospitare il film di Alessio Cremonini. Allo stesso modo i cineforum, le associazioni e gli spazi sociali in provincia di Caserta – in occasione dell’uscita ufficiale – hanno deciso di organizzare eventi privati promuovendo la programmazione condivisa. Una decisione approvata anche da Ilaria Cucchi, la quale ha dichiarato di “nutrire un enorme piacere nel sapere quanto calore ci sia attorno a Stefano e verso il bellissimo film che parla di lui”.
Il web è stato invaso da incontri organizzati in tutta Italia per la proiezione di un film che si è dimostrato sensibile e responsabile verso la vicenda, ostacolando qualsiasi polemica.
La risposta di facebook verso le programmazioni non ufficiali è arrivata immediatamente. Il social più famoso ha imposto il rispetto per la legge tutelando il diritto d’autore e censurando immediatamente gli eventi previsti per la rappresentazione.
Abbiamo voluto parlare con chi spesso si è trovato come “addetto ai lavori” di un’organzzazione di eventi cinematrografici. Francesco Massarelli ha voluto segnalarci il suo pensiero e farci riflettere al fine di far capire quali problemi si possono incontrare violando l’istituto giuridico che tutela la proprietà intellettuale.
“Gli incassi della prima settimana di proiezioni servono a determinare al box office il percorso futuro del film. Se quest’ultimo è andato bene vengono distribuite maggiori copie sul mercato..”, ha affermato l’ex direttore artistico del cinema “San Marco”.
Nel caso del film su Stefano Cucchi, vedere in piazza l’opera e condividere Netflix con chi non si è mai iscritto alla piattaforma e di conseguenza non ha mai pagato l’abbonamento, determina una lesione dei diritti d’autore annessi, scegliendo di recare un danno forse inconsapevole, agli esercenti, alla produzione e a chi ha lavorato duramente al film. Una diversa prospettiva che fa meditare.

Bisognerebbe dirigersi direttamente agli esercenti per ottenere la possibilità di vedere il film nelle sale che sono state escluse dalla programmazione, piuttosto che assecondare incontri risultanti illegali e controproducenti per il mondo del cinema, un mondo sempre più a rischio sul mercato del business e della comunicazione di massa.

 

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