OSPEDALE DI SESSA…E L’ARTE DI “ARRANGIARSI”

di Pasquale Ferretti

SESSA AURUNCA – Per comprendere l’importanza della presenza di un presidio ospedaliero, in una zona ampia come quella che abbraccia il nosocomio San Rocco di Sessa Aurunca, è necessario immedesimarsi nella realtà che lo circonda; capire quali possano essere i disservizi che si creano nel momento in cui si depotenzia tale struttura.

Qualche giorno fa un pullman della CLP che trasportava molti alunni verso le strutture scolastiche di Conca della Campania e Tora e Piccilli si è ribaltato, causando anche alcuni feriti. Bene, come da prassi, alcuni giovani sono stati trasportati all’Ospedale più vicino che è appunto il San Rocco, per gli accertamenti del caso: ed è qui che nasce il problema. Il laboratorio di analisi dell’Ospedale ormai ridotto all’osso per mancanza di attrezzature adeguate, è stato soppiantato quasi del tutto da altri tipi di strutture. Cosa significa? Che un paziente che ha bisogno di avere immediatamente i risultati delle analisi di rito, deve prima aspettare che la provetta arrivi ad un altro presidio (ad esempio quello di Aversa) per poi attendere il ritorno dei risultati. È ovvio che in una situazione clinica, diciamo così, stabile, il problema può anche essere sorvolato. Ma se esistono i presupposti per qualcosa di estremamente grave, come si può compromettere la salute pubblica? A volte i minuti, i secondi, in una emergenza sono fondamentali. In pratica si è rischiata un’ecatombe gigantesca, se ci fossero stati feriti gravi, se ci fosse stata la necessità di trasfusioni. Questo atteggiamento del “camminare sul filo di seta” oscillando dalla tragedia sfiorata a quella appurata è tipico della struttura di potere italiana. Ma con la salute pubblica non si può scherzare. A volte un secondo può costare la vita ad un uomo, oppure come in questo caso, a più uomini. Ovviamente poi in quel caso sarebbero scattate indagini, fascicoli infiniti per accertare le responsabilità del caso. Questa del San Rocco sembra essere una storia già scritta e narrata, per fortuna dei ragazzi e di qualche “medico affarista” questa volta è andata di “liscio”. Ma continuare a camminare sul filo di seta può essere pericoloso: e se poi s’inciampa?

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