BAIA DOMIZIA…QUANDO L’ABUSIVISMO È DOC

di Pasquale Ferretti

IMMAGINE DI REPERTORIO – Case zona Pantano

Torna di moda l’abusivismo a Baia Domizia. Non è che il trend si fosse mai fermato, però l’Estate convulsa che ha vissuto la cittadina litoranea ha fatto passare in secondo piano un problema, che forse, sta alla base di un vortice che inevitabilmente inghiotte chiunque si avvicini.

 Il problema dell’abusivismo, a Baia Domizia è un problema storico, sociale e antropologico. L’assetto urbano del post-terremoto con la conseguente “corsa all’immobile” da parte di gran parte degli sfollati delle zone colpite da quel terribile dramma, hanno segnato l’inizio della fine per la città. In occasioni di “crisi sociali”, inoltre, è facilmente intuibile come il germe della malavita possa subito attecchire sul “sistema sociale”. In quegli anni, la camorra locale ha fatto faville in quel di Baia, che con l’avvento del calcestruzzo casalese ha decretato vita e morte di gran parte della popolazione, nel senso stretto e largo del termine. Incominciarono così a sorgere e spuntare case dappertutto, soprattutto in zone ad alto tasso turistico o potenzialmente tale. Nella zona di Pantano, storica per le caratteristiche paludose, era nata la  moda di costruirsi una “villa al mare”, e c’era da crederci visto che le “ville” erano distanti circa poche centinaia di metri. Le costruzioni, intendiamoci non sono minimamente lussuose, anzi rasentano appena i bisogni primari a volte anche igienico sanitari. Non è bello vivere tra invasioni di zanzare e animali vari, ma tant “che ce ne fott , tenimm ‘a casa a mare”; a volte si tratta di vere e proprie baraccopoli tanto da far sbizzarrire il volgo con vari appellativi come “favelas”, tanto per rendere l’idea.

Tornando ai nostri giorni, abbiamo ritrovato in rete la foto di una villetta che potete vedere chiaramente, in cui si evince il moderno concetto di costruzione cui si è arrivati. Una villetta a due piani, ancora fresca di intonaco, e pronta all’uso: Peccato che pecca di “abusivismo”. La zona in questione è quella dell’ex Pantano, presso lo stradone che collega Via Fontanavecchia e Via Bocca di Pantano a pochi metri da uno dei canali del tanto vituperato Consorzio Aurunco di Bonifica. In questa zone vige il divieto assoluto di edificabilità perché la zona è sottoposta alle normative della Legge Galasso. Questa legge, firmata da Giuseppe Galasso nel 1985 vieta in modo categorico di edificare a 300 mt dal mare e 150 dai fiumi. La zona in questione è di competenza del Comune di Cellole, che storicamente ha contribuito a questa speculazione edilizia con innumerevoli documenti “sospetti” e concessioni che hanno restituito quasi 5000 abitazioni abusive, secondo le stime fatte alcuni anni fa. Ovvio con il placet anche del Comune “cugino” di Sessa Aurunca. Nessuno è escluso da presunte responsabilità. Ovvio che una costruzione in più ora, non fa neanche tanto male, visto il radicarsi ormai di questo fenomeno. Ma che li, ci siano ancora le betoniere, resta ancora un mistero. O forse, stanno trovando il tempo per costruire una piscina, a pochi metri dal mare…SIGH!

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