“LE ORE DORATE”. DALì: “FEDERICO IL MIO AMICO MERAVIGLIOSO”

A cura di Dalia Coronato

Federico Garcia Lorca scrive: La luce che acceca i nostri occhi non è l’arte, ma piuttosto amore, amicizia, spade incrociate” legge Salvador Dalì. E’ l’inizio di una conoscenza insolita, profonda quanto seducente quella tra lo scrittore spagnolo e il pittore surrealista. L’incontro dei due artisti in giovane età mostra due volti innocenti, due gigli bianchi che vestono caratteri precisi e ugualmente contraddittori. Con l’opera “Le ore dorate” scritta e diretta da Michele Pagano, i due ragazzi dai tratti decisi si raccontano al centro della scena di Officina Teatro, San Leucio: Francesco Ruggiero e Davide Guerriero si guardano interpretando rispettivamente il pittore della Catalogna e il poeta dell’Andalusia.  

La scenografia semplice è dominata da scuri tavoli in continuo movimento e in perfetta sintonia con personaggi divertiti a giocare come bimbi ignari delle proprie virtù. E’ uno scontro tra fanciullini intelligenti e dispettosi. L’uno fortemente materialista ed esteta, l’altro candido poeta, delicato e avvezzo al sacrificio di un conflitto che durerà per tutto il resto della loro esistenza. Federico ha paura della morte, Dalì delle cavallette, ma nel silenzio degli sguardi c’è un sentimento celato e compreso nonostante i disaccordi e i modi disparati di amare la vita. Le emozioni diverse dall’amicizia restano sulle ombre del fondo di una parete bianca e si percepiscono senza mai toccare il pubblico che osserva le forme differenti che si incontrano sul campo artistico, ma prima di tutto umano.

La capacità degli attori fa emergere debolezze ed attrazioni di entrambi. L’inettitudine di Federico, la sua grazia e la disperazione per un amore e una stima artistica ricercata contrasta con l’arroganza del pittore surrealista, ma c’è di più. C’è una libertà di pensiero espressa e decantata che permette loro di ritrovarsi vicini in brevi attimi. La paura del poeta rivoluzionario di nuotare in acque profonde non ferma l’eccentrico Dalì, il quale per mano prende il batticuore dell’amico e lo trasforma in fiducia per la vita piuttosto che per la morte.

Federcio Garcia Lorca, massone, socialista, omosessuale, continua a lottare in guerra con disubbidienza civile, senza mai sentire di possedere quel talento che invece l’amico pittore tanto ostenta. Ode a Salvador Dalì” è una dolce sintesi di ciò che Lorca prova nei confronti dell’amico: stima, amicizia, affetto. Il poeta scrive ricordando l’importanza dell’amore e della verità umana e dimostra di aver capito e conosciuto fino in fondo l’artista folle e visionario di Figueres:

Ti comporti bene quando affiggi cartelli di pericolo

Lungo il limite oscuro che brilla nella notte.

Come pittore, rifiuti di vedere le tue forme addolcite

Dal mutevole cotone di una nube inattesa.

L’amore che va oltre l’aspetto sessuale. L’incanto per la bellezza. E’ questo che ho cercato di rappresentare”, confessa il regista Michele Pagano. “Le ore dorate” diventa un titolo di uno spettacolo scelto e dedicato a due bambini che giocano come spadaccini e tra le mani possiedono lame di poesia e di creatività .

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