LA VENDETTA DEL PRATILE

di Alessandro Barbieri*

Come forse vi è noto, essendo avvocato penalista, sono tra coloro che nei prossimi giorni sciopereranno contro l’ennesima modifica al nostro codice propugnato dal governo del cambiamento.

L’ultima proposta dell’avvocato Bonafede – attuale Ministro della Giustizia – è degna di essere dapprima spiegata e poi censurata.

Dopo i danni fatti dal precedente Ministro – che già aveva operato per “rafforzare” gli ostacoli che impedissero l’applicazione dell’istituto della prescrizione – l’attuale governo inspiegabilmente ha ritenuto di dover operare nuovamente sugli stessi termini.

Oggi, ma forse il cittadino medio non ne ha conoscenza, l’istituto della prescrizione prevede che per i delitti meno gravi il periodo nel quale lo Stato dovrebbe chiudere la fase delle indagini e dei processi sia pari a ben dieci anni e mezzo.

Reati meno gravi ho precisato.

Il calcolo è semplice.

Per le indagini i termini di prescrizione sono di sei anni, se poi si inizia una vera e propria contesa con il Tribunale – al di fuori delle segrete stanze della Procura – il termine viene aumentato di un quarto.

Se, poi, si arriva ad una sentenza di primo grado si ha “diritto” ad un allungamento di almeno un anno e mezzo.

Se arriva anche la sentenza di secondo grado il cittadino imputato “guadagna” un’altra sospensione di un anno e mezzo.

Per i delitti più gravi, e sono tantissimi, i termini di prescrizione sono come minimo raddoppiati.

Nonostante tali termini lunghissimi, la proposta dell’ineffabile Bonafede è semplice.

Dopo la sentenza di primo grado, anche di assoluzione, la prescrizione verrà sospesa per sempre.

Bene, imputati per sempre.

Era il sogno degli Italiani.

La differenza con gli altri paesi moderni è semplice.

In quei paesi un processo (di qualsiasi natura) dura un tempo ragionevole, entro pochissimi anni, per cui non ha senso parlare di prescrizione nei processi penali.

Uno stato moderno e democratico non potrebbe mai tollerare un ritardo nell’amministrazione della giustizia, tanto meno di abbandonare un cittadino all’arbitrio giansenista di un magistrato.

Allora vorrei proporre a Bonafede di resuscitare la legge del Pratile.

E’ stata una legge che ha dato grandi risultati, prevedeva l’abolizione dell’appello e dei difensori.

La pena era una sola, semplice.

Esecuzione con ghigliottina.

Il suo ispiratore, l’avvocato Robespierre, ne apprezzò l’efficacia, ma non riuscì a vederla applicata su se stesso, tanto che fu condotto alla ghigliottina senza neanche essere processato.

Chissà forse anche Bonafede subirà la stessa pena, messo sotto processo per sempre.

Forse un giorno ricorderà i suoi studi e comprenderà che qualsiasi sistema giuridico ha sempre bisogno di una norma di salvaguardia, una norma che tuteli il cittadino nei rapporti con la giustizia.

Un po’ come il signor K nel famoso processo di Kafka.

A distanza di cento anni nessuno ha ancora ben compreso perché fu arrestato, processato e giustiziato “come un cane!” e gli parve che “la vergogna gli dovesse sopravvivere”.

Speriamo che la vergogna, più che sopravvivere a costoro, li faccia ragionare.

*avvocato penalista
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