“AMERICAN PSYCHO”: LA VIOLENZA E IL PIACERE DELL’ECCESSO

Per entrare nel mondo controverso di “American Psycho” dobbiamo partire dalle origini, ovvero dal romanzo da cui è tratto, scritto da Bret Easton Ellis e pubblicato nel 1991. Quando uscì, ventisette anni fa, tutti erano curiosi di leggerlo e di scoprire se il nuovo romanzo di Bret Easton Ellis, il terzo dopo “Meno di zero” (1985) e “Le regole dell’attrazione” (1987), fosse realmente così scandaloso come si diceva. Le aspettative non furono deluse: lo scandalo ci fu e conseguentemente anche le critiche. Lo scrittore in un’intervista rilasciò una dichiarazione difficile da accettare: “La verità è che ho riflettuto molto su me stesso. “American Psycho” è un romanzo molto personale e autobiografico. Concordavo e concordo con molte delle opinioni e dei sentimenti. Mi identifico con il personaggio di Patrick Bateman e adesso che l’ho ammesso mi sento bene”. Una confessione alquanto scioccante, dal momento in cui il protagonista del romanzo e della pellicola è un uomo (ed è difficile ritenerlo tale) con cui si fa fatica ad immedesimarsi. Questa dichiarazione rende ancora più surreale e per certi versi affascinante l’intera questione.

“American Psycho” è ambientato a Manhattan alla fine degli anni Ottanta durante il boom di Wall Street. Patrick Bateman (interpretato dall’eclettico Christian Bale) ha 27 anni, ha un lavoro strapagato, vive in un lussuoso appartamento nell’Upper West Side. È ossessionato dai vestiti di marca, dai prodotti di bellezza, dalla cura ossessiva del proprio aspetto fisico. Ogni mattina fa esercizi meticolosi per stare in forma, ogni sua azione viene svolta con una precisione maniacale. È anche un serial killer. Uccide barboni, prostitute, chiunque gli capiti a tiro. Non prova alcun tipo di senso di colpa, anzi, non ha alcun tipo di sentimento. È razzista, misogino, usa le donne come oggetti su cui sfogare la propria violenza che arriva alla tortura, alla necrofilia e al cannibalismo. “Ho tutte le caratteristiche di un essere umano: sangue, carne, pelle, capelli; ma non ho una singola, chiara, identificabile emozione, a parte l’avidità e il disgusto”, dice Bateman descrivendo se stesso. Il romanzo è scritto in prima persona, il che costringe il lettore a partecipare alle azioni di Bateman, come se diventasse un complice. La pellicola ha un forte impatto, è grottesca, surreale, ha persino dei tratti sarcastici. Ci sono moltissimi primi piani per sottolineare il percorso psichico di Patrick. È difficile distinguere la realtà dall’immaginazione, ma nello spettatore nascono dubbi e spesso ci si chiede se le gesta efferate di Bateman siano state davvero compiute (uno stratagemma che il libro non adopera).

In realtà, però, il motivo interessante dell’opera non è l’esasperazione della violenza, ma la critica verso una società ben precisa: il quadro di riferimento è quello dell’alta finanza di Wall Street. Christian Bale ha spiegato di aver frequentato effettivamente dei giovani rampanti di Wall Street per costruire il suo personaggio: “Andai negli uffici con loro, poi uscimmo la sera e francamente non ricordo esattamente dove finimmo, ma fu inquietante. Non ho incoraggiato nulla, sono solo rimasto seduto tranquillamente lasciando che tutto si rivelasse davanti a me. È stato affascinante, ma anche nauseante. E molto divertente. Quei tizi sono alcune delle persone più pericolose che abbia mai incontrato in vita mia”.  Il periodo storico di riferimento è quello della “Reaganeconomics”, che ha dato sfogo alle pulsioni più estreme e radicali. È l’epoca del denaro, della netta differenziazione tra poveri e ricchi. È l’epoca che sancisce la sopravvivenza del più forte, del più agiato. “American Psycho” può essere un prodotto pericoloso, ma anche molto intrigante. È senza ombra di dubbio una pellicola perversa, “malata”. Seppure portata all’eccesso, però, è anche un’accusa contro il consumismo, la superficialità, l’esibizionismo, il narcisismo di massa. “American Psycho” è disturbante sin dai primi istanti in cui compaiono delle gocce di sangue nei titoli di testa, ma al tempo stesso sortisce un fascino e un’attrazione inevitabili.

Mariantonietta Losanno

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