“CHIAMAMI COL TUO NOME”: L’INTIMITÀ RACCONTATA DA LUCA GUADAGNINO

0
2

Un film acclamatissimo (tre candidature ai Golden Globe e quattro agli Oscar, vinta quella per la migliore sceneggiatura non originale), adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di André Aciman.

Estate 1983. Elio Perlman, un diciassettenne italo americano di origine ebraica, vive con i genitori in una casa di campagna del Nord Italia. Suo padre, un professore di archeologia, come ogni anno ospita uno studente straniero per lavorare alla tesi di dottorato, così Elio conosce Oliver, studente ebreo americano. L’attrazione si trasformerà in qualcosa di talmente profondo da cambiare per sempre le loro vite.

“Chiamami col tuo nome” è un film personale, che parla del rapporto tra genitori e figli, ed è un film intimo, non tanto in senso fisico, ma in senso emotivo. Non ci troviamo di fronte a una pellicola che ostenta la libertà di espressione, o che provoca cercando scalpore per i più bigotti, quello che a cui assistiamo è la nascita di un amore intenso, struggente, sensuale, che nasce da letture, musica, sguardi, carezze. “Chiamami con il tuo nome, e io ti chiamerò con il mio”, dice Oliver a Elio, mettendo così la propria identità nelle mani dell’altro, accogliendo la sua nelle proprie: cosa c’è di più grande della cessione della propria identità come segno d’amore?

“Chiamami col tuo nome” ha qualcosa di magico. È un film sulla nostalgia, ma senza retorica. “È un film sull’aura di una persona, che si trasforma e ne diventa un’altra. Parla di desiderio e il desiderio non conosce distinzione di genere”, ha detto Guadagnino. Non c’è bisogno di esibizionismo, la pellicola parla da sé e con delicatezza tocca temi importanti, ha la forza di riuscire ad affrontare dinamiche complesse (non solo quella dell’amore omosessuale, ma anche quella della famiglia e della politica) senza pretendere di dare sentenze assolute, suggerisce un punto di vista più intimista. Il messaggio di Luca Guadagnino risulta quindi controcorrente, sovversivo.

Il regista, prendendo come modello Bertolucci, realizza un’opera che parla di desiderio, dell’espropriazione di sé come atto d’amore, della consapevolezza di aver vissuto un’esperienza unica, e del dolore che resta dopo aver amato. “Chiamami col tuo nome” è un lavoro autentico e maturo. È l’antitesi del cinismo. Chiamiamolo con il suo nome allora: un vero capolavoro. A proposito della colonna sonora Guadagnino ha detto: “Ci sono canzoni, come profumi, che hanno un legame profondo con le esperienze del nostro passato, memorie, pezzi di vita, momenti irripetibili. È un lm ambientato nel 1983, ci sono pezzi che passavano alla radio durante quell’estate, la musica che ascoltavano i protagonisti. Come “Paris Latino” dei Bandolero e “Love My Way” degli Psychedelic Furs, che per me rappresenta la ricerca del percorso alla realizzazione di sé da parte di Oliver. Poi ho voluto Giorgio Moroder, Simonetti e i Goblin, Loredana Bertè e Franco Battiato con Radio Varsavia”.  

“Chiamami col tuo nome” è un film che esprime il vero senso dell’amore, senza confini, senza definizioni, e senza etichette.

Luca Guadagnino ha in serbo per il pubblico dei progetti molto interessanti: sarà distribuito nelle sale a gennaio il remake del cult di Dario Argento, “Suspiria”, ed è in programma anche il sequel di “Chiamami col tuo nome” (in entrambe le pellicole ci sarà Dakota Johnson, protagonista della trilogia “Cinquanta sfumature”).

Mariantonietta Losanno