CAMBOGIA SI, CAMBOGIA NO: NICOLA CAPUTO E LA TERRA DEL RISO

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di Andrea Zippa  –  

Entriamo per un momento nel mondo dei quiz televisivi e, in particolare, arriviamo al celebre gioco de “La Ghigliottina”, presente nel preserale di Rai Uno “L’Eredità”: per chi non la conoscesse, in questa prova vengono date cinque parole slegate tra loro, ma accomunate da una sesta parola da individuare; oggi vogliamo provare a giocare anche noi con voi, cari lettori, proponendovi una nostra personale ghigliottina: Riso, Cambogia e Birmania/Myanmar, PD, Europarlamento, Teverola (CE). Cosa accomuna questi elementi? Ma certo, avete indovinato: stiamo parlando di Nicola Caputo, il (tristemente) celebre politico che, dalle campagne aversane, si è ritrovato immerso nelle pratiche burocratiche dell’UE e che, fedele alle sue origini campestri della Campania Felix latina (così denominata per i terreni particolarmente fertili), da qualche anno a questa parte sta portando avanti una battaglia riguardante l’importazione in Europa di riso proveniente dalla Cambogia. Prima di andare a sviscerare i fatti, è, tuttavia, opportuno ripercorrere brevemente la carriera politica di quest’uomo, dal curriculum particolarmente ricco.

Nicola Caputo nasce a Teverola (CE) nel 1966, muovendo nella sua città natia i primi passi in politica; dalla sua cittadina, egli sale poi al Consiglio Regionale della Campania dove presiede una commissione per la trasparenza e il controllo delle attività della Regione. Nel 2014, dalle file del PD, arriva in Europa dove si occupa nello specifico di agricoltura e sicurezza alimentare, politiche a favore del Sud Italia, economia circolare e diritto alla salute. Caputo ricopre uno strano record nell’attuale legislatura europea: è infatti il più presente alle sedute dell’Europarlamento, ma, allo stesso tempo, è stato incluso nella lista stilata dal quotidiano “Politico” dei venti peggiori parlamentari europei con la seguente motivazione: “Caputo si è distinto principalmente per la sua capacità di firmare dichiarazioni scritte non vincolanti virtualmente su qualsiasi problema di salute, ponendo la sua firma su un totale di 55 dichiarazioni del genere da giugno 2014. […] Caputo premerà la Commissione Europea (che non è responsabile del sistema sanitario nazionale o, in questo caso per le insufficienze cardiache) a fare di più. Caputo dice anche che l’UE dovrebbe fare di più per la prevenzione dei terremoti”. Quello che, tuttavia, colpisce maggiormente è senza dubbio l’inchiesta aperta su di lui per collusioni camorristiche, ben ricostruita da un articolo de “Il Fatto Quotidiano”: il nostro avrebbe avuto uno dei principali bacini di voto nel comune di Villa di Briano dove, secondo le indagini dei Carabinieri, l’amministrazione comunale del PD era in mano ai Casalesi (non a caso nel 2015 il Comune sarà sciolto per collusioni camorristiche). Egli per ottenere voti avrebbe messo su una festa elettorale con donne in minigonna, alcool e, tocco di classe, finissimi tovaglioli con il suo volto stampato. Da alcune intercettazioni, inoltre, sarebbe emersa l’esistenza di un patto politico che legava Caputo al Comune: l’amministrazione avrebbe aiutato Caputo nella campagna elettorale per le elezioni regionali del 2010 e in cambio il politico avrebbe assicurato i fondi per la realizzazione dello svincolo sulla Nola-Villa Literno. Ma questa è un’altra storia…

Lasciando per il momento da parte questo maestosa carta di presentazione (su cui sicuramente torneremo prossimamente) concentriamoci sulla questione del riso cambogiano, ciò che lega il nostro ai paesi asiatici con un rapporto ambiguo, un catulliano odi et amo. Tutto parte da un progetto dell’UE denominato “Everything But Arms” (EBA), ossia “Tutto tranne le armi”, volto ad eliminare i dazi sulle importazioni di qualsiasi prodotto, eccetto le armi, proveniente dai Paesi sottosviluppati: questo con il duplice scopo di aiutarli a migliorare le proprie condizioni economiche e di vita, garantendo loro un accesso ai mercati europei, e di bloccare l’emigrazione da quelle aree verso l’Europa. Nell’accordo, entrato in vigore nel 2001, rientrano anche Cambogia e Birmania/Myanmar, due Paesi principalmente produttori di riso, che, da qui, viene esportato in tutti gli Stati Membri UE. Sin dal suo arrivo a Bruxelles nel 2014 il nostro Caputo, il cui principale interesse è proprio relativo all’agricoltura, comincia un lunga battaglia contro il riso asiatico, chiedendo che venissero applicati nuovamente i dazi su questo alimento: a suo dire, infatti, il riso cambogiano e birmano avrebbe causato svariati danni economici ai coltivatori italiani, dal momento che, giungendo in Europa ben 180 mila tonnellate di questo cereale provenienti dall’area asiatica, “la crescita esponenziale delle importazioni di riso dalla Cambogia è diventata insostenibile per i produttori europei, soprattutto per quelli italiani. Il risultato è un calo continuo delle vendite di riso lungo di tipo italiano nel mercato comunitario”. Con un’insistenza degna del miglior Menelao, Caputo fa scattare una vera e propria guerra di Troia contro il riso asiatico, distruttore del riso italiano, la cui produzione sarebbe diminuita vertiginosamente. Spalleggiato in questa sua campagna anche da Matteo Salvini che, da Ministro dell’Interno, ha affermato di voler combattere contro altri “invasori”, non umani ma alimentari, ossia i chicchi di riso cambogiano, poiché, a suo dire, “abbiamo finito di fare gli zerbini. Dopo le navi delle Ong potremmo fermare anche quelle che arrivano nei nostri porti cariche di riso cambogiano”, il nostro Caputo è tornato negli scorsi giorni all’attacco, riuscendo ad ottenere prima l’ammissione da parte dell’UE del danno economico all’Italia per l’importazione di riso cambogiano a dazio zero, che sarebbe stata disposta “a revocare dal 2019, per tre anni, le esenzioni dei dazi per questi Paesi (Cambogia e Myanmar), proponendo di applicare una tariffa doganale pari a 175 €/ton per il primo anno ed in misura ridotta per il secondo e il terzo anno”, poi scrivendo addirittura una lettera alla commissaria per il commercio Cecilia Malmstrom, chiedendo il ripristino dei dazi sul riso cambogiano e birmano.

Se consideriamo che Caputo, strenuo difensore dell’agricoltura italiana e della sicurezza alimentare, è uno dei membri della Delegazione per le relazioni con la Repubblica Popolare Cinese, si nota tutta la coerenza politica e di azione di questo personaggio!

Il nostro si sta impegnando fortemente, dando fondo a tutte le proprie energie produttive, nella sua battaglia contro il riso cambogiano soprattutto, guarda caso, in quest’ultimo periodo; allora due sono le ipotesi: o Caputo ha intenzione di riportare la produzione di riso a Salerno, dove era viva fino all’Ottocento ma da cui le risaie furono estirpate e portate nell’area padana per bonificare le paludi che appestavano la zona e che causavano varie malattie (tra cui la malaria), regredendo dunque nel tempo, o la sua non è nient’altro che una squallida tattica per convincere il popolo elettore del suo ottimo ruolo svolto in Europarlamento, apparendo come l’uomo forte, che ha mostrato i muscoli, opponendosi a tutta l’Europa, per combattere le strategie complottiste internazionali volte a screditare l’Italia. Noi, che siamo sempre malpensanti, conoscendo di che tipo di individuo stiamo parlando, crediamo più a questa seconda ipotesi, nella convinzione che, in vista delle Elezioni Europee del 2019, il nostro possa farsi riconfermare, guadagnandosi nuovamente un seggio a Bruxelles.

Ai posteri l’ardua sentenza! Nel frattempo di fronte alla soddisfazione di Caputo per questa sua battaglia che sta arrivando in porto e al suo sorriso stampato in volto, rimanendo in tema, possiamo dire, con i latini: “Risus abundat in ore stultorum”.