“ROMA”, IL CAPOLAVORO DI ALFONSO CUARÓN

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“Roma” è un omaggio ad una mia profonda cicatrice proveniente dal passato. È un film autobiografico”, ha detto Alfonso Cuarón. Dopo cinque anni di assenza dal grande schermo (la sua ultima pellicola è “Gravity” (2013), il regista messicano realizza quello che potremmo definire il suo “Amarcord”, il film della vita. Il film è stato presentato alla 75esima edizione del Festival di Venezia ed è stato poi distribuito su Netflix dal 14 dicembre e in alcune sale cinematografiche selezionate.

“Roma” è la dimostrazione di come il cinema possa legarsi spontaneamente ad altre forme d’arte: ogni movimento di macchina ha qualcosa di poetico. È un meraviglioso stralcio di vita vera. In “Roma” non ci sono elementi riconducibili ad opere precedenti di Cuarón, non c’è nulla di epico o avventuroso: questo è senza dubbio il suo film più intimo e personale. È quello che potremmo definire cinema d’autore, come appunto “Amarcord” per Fellini. Nonostante il titolo, il film non parla della nostra capitale, ci regala invece uno splendido affresco di una famiglia borghese di Città del Messico. Non si tratta di una famiglia qualunque, ma di una molto vicina a quella in cui lo stesso Cuarón è cresciuto. Roma è infatti il nome del quartiere borghese dove risiedeva. Il regista, dunque, ha fatto in modo di riportare sullo schermo gli stessi ambienti della sua infanzia, le stesse persone, le stesse abitazioni. L’intento è quello di rendere giustizia al suo passato ma soprattutto alle donne che l’hanno reso l’uomo di oggi.

Il film è ambientato nei primi anni Settanta. Le due protagoniste sono la domestica Cleo e Sofia, madre di quattro figli. Due donne diversissime, ma simili nelle loro fragilità. Due figure forti e molto attuali. Cuarón, non solo rende loro omaggio, ma riesce a riscattarle da tutti i torti subiti: da loro la possibilità di riacquisire dignità. La grandezza e la profondità di queste due donne sono tangibili, lo spettatore prova empatia e si commuove in modo naturale proprio perché non c’è nessuna ostentazione. Non ci sono figure maschili positive, ma Cuarón non trasforma “Roma” in un film di denuncia, lascia che i personaggi parlino da sé limitandosi a raccontare la sua esperienza in modo diretto e reale. I suoi ricordi sono vividi e pieni di dettagli, sembra di poter leggere delle pagine di un diario segreto. Cuarón racconta i suoi luoghi e racconta l’evoluzione dei suoi personaggi, di tutte quelle persone che oggi può apprezzare ancora di più, attribuendogli un valore più grande. Le due donne rappresentato due anime e due etnie del Messico, con tutte le loro differenze. “Roma” è un racconto di culture e tradizioni. È un film che ha una bellezza pura, proprio perché è autentica.

L’obiettivo di Cuarón è stato raggiunto senza esitazioni, “Roma” è una pellicola pienamente riuscita. Le storie raccontate hanno un tono nostalgico che riporta lo spettatore indietro nel tempo, facendogli ripercorrere la propria infanzia e i propri ricordi con uno sguardo più attento e maturo. “Roma” crea un’atmosfera intima e magica. La cura degli sguardi, i silenzi, le emozioni, l’elemento storico e sociale (ci sono terremoti, rivolte, racconti veri dell’epoca rappresentata): la pellicola di Cuarón ha un forte impatto e inevitabilmente scuote il pubblico. “Roma” ha la struttura perfetta del classico, ma al tempo stesso ha qualcosa che lo rende raro e prezioso. È un’esperienza unica.

 Mariantonietta Losanno