“L’AMICA GENIALE”: LA TRASPOSIZIONE TELEVISIVA DA UN NUOVO RESPIRO AI ROMANZI DI ELENA FERRANTE

Martedì 18 dicembre sono andati in onda su Rai 1, in prima serata, gli ultimi due episodi della serie-evento, “L’amica geniale”, tratta dai romanzi di Elena Ferrante. Il giallo sull’identità di Elena Ferrante continua ancora, a distanza di ventisei anni dalla pubblicazione del suo primo romanzo “L’amore molesto”. Nel corso degli anni sono state avanzate diverse ipotesi, senza però arrivare ad una conclusione definitiva. L’unica spiegazione che possiamo ritenere plausibile è che la scrittrice intenda le sue opere autosufficienti, di conseguenza rivelare l’identità dell’autrice non aggiungerebbe nulla di determinante. L’adattamento televisivo de “L’amica geniale” è stato sin dal principio un progetto ambizioso, perché bisognava ricreare fedelmente i personaggi, non tralasciando alcun dettaglio, perché anche solo un aspetto fuori posto avrebbe potuto compromettere la riuscita. La sfida più difficile è sempre stata quella di riuscire a portare sullo schermo non solo i luoghi e i personaggi, ma anche le impressioni, le sensazioni, anche quelle non pronunciate. Non si potevano commettere errori. E, dopo il successo ottenuto (le ultime due puntate hanno raggiunto i 7 milioni e il 30% di share), possiamo affermare che non ne è stato commesso nessuno.

La serie, diretta da Saverio Costanzo e sceneggiata da Elena Ferrante, Francesco Piccolo, Laura Paolucci e Saverio Costanzo stesso, è divisa in otto puntate ed è ambientata in un rione di Napoli degli anni Cinquanta. “L’amica geniale” è un prodotto di cultura che parla di cultura: uno degli elementi più importanti di tutta la serie, infatti, è proprio l’istruzione. Le protagoniste sono state selezionate con grande cura, e sono Elena (Lenù) e Lila, interpretate da quattro attrici, in versione bambina e adolescente: le due versioni sono perfette. Sono due personalità totalmente differenti: Elena osserva ed è attenta ma è anche introversa, timida, passiva; Lila è più complessa, spesso misteriosa e apparentemente invincibile. Il legame che si instaura tra di loro ha qualcosa di magico: è come se fossero magnetiche, ma al tempo stesso in alcuni momenti si respingono. I personaggi secondari arricchiscono la storia senza mai rubare la scena a Lila e Lenù, ma ognuno di loro ha un carattere che risalta anche solo in poche battute. Per quanto riguarda l’ambientazione, la maggior parte della storia si svolge nel rione, che è una sorta di non-luogo, una condizione sociale e mentale che infonde un senso di claustrofobia. Quello che vediamo è un luogo isolato, lontano dal mare e dall’immaginario collettivo di Napoli (a parte il dialetto, parlato da tutti i personaggi).

Il mondo de “L’amica geniale” è fatto di piccole grandi cose: le bambole, i libri, le scarpe. Ogni piccolo aspetto acquisisce una dimensione maggiore. Il legame tra Lila e Lenù si nutre di cultura: ancora bambine comprano un libro, “Piccole donne”, e lo leggono fino al punto di consumarlo. Da adolescenti, poi, la loro curiosità cresce e diventano sempre più appassionate a tutto quello che sembra essere sbagliato e anomalo in un rione degli anni Cinquanta. Le due ragazze, infatti, non hanno purtroppo le stesse possibilità. Lila deve interrompere gli studi, Lenù invece riesce a frequentare il liceo classico. I genitori di Lila non credono nell’istruzione, soprattutto perché Lila è una femmina e “le femmine non devono studiare”. L’amore per la cultura va oltre e Lila studia anche senza frequentare le scuole, impara il latino e il greco, legge e studia solo per la voglia incondizionata di conoscere e sapere. Lenù non riesce sempre a reggere il suo passo, tenta di emularla, sembra difficile per lei non risultare l’ombra di Lila. All’affascinante amore per la cultura si uniscono temi di grande importanza e attualità: la violenza e gli abusi, il femminismo, il comunismo. “L’amica geniale” è, infatti, un prodotto potente e sovversivo che con eleganza tocca argomenti delicati, in maniera audace e diretta.

La voce narrante di Alba Rohrwacher ci accompagna per tutta la durata della serie: è dolce, empatica, infonde fiducia. “L’amica geniale” è quella che potremmo definire un’opera di formazione. La trama è coinvolgente, i personaggi sono studiati alla perfezione: la serie, come i romanzi, è un’opera di qualità che cattura. È un successo per la Rai e per l’Italia. Ed è solo un arrivederci: Lila e Lenù infatti saranno le protagoniste della seconda stagione de “L’amica geniale”, che sarà basata sul secondo libro della serie “Storia del nuovo cognome”.

Mariantonietta Losanno

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