UN NATALE NON CONVENZIONALE CON I CAPOLAVORI DI STANLEY KUBRICK

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Stanley Kubrick

Il periodo natalizio è quello in cui c’è maggiore concentrazione di film: cinepanettoni, cartoni animati, classici senza tempo. Ogni anno le pellicole natalizie vengono riproposte nella programmazione televisiva con regolarità rendendole dei veri e propri cult. Al posto di trattare pellicole già viste e riviste, preferiamo azzardare analizzando alcune pellicole di Stanley Kubrick in cui, inaspettatamente, si avverte l’atmosfera natalizia. Iniziamo con “Eyes Wide Shut”, il film che uscì postumo negli Stati Uniti d’America il 16 luglio 1999 e fu presentato in anteprima europea alla 56esima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia il 1º settembre 1999. Una pellicola che richiede uno sguardo più che attento. Tratto dall’omonimo romanzo di Arthur Schnitzler, il film è ambientato a New York. “Le opere di Schnitzler sono, secondo me, capolavori di scrittura drammatica. È difficile trovare un altro scrittore che abbia compreso l’animo umano in modo più veritiero e che faccia rivelazioni più profonde delle sue riguardo come le persone pensano, agiscono e, in definitiva, sono, e che abbia un punto di vista completamente consapevole, solidale, anche se un po’ cinico”, ha detto Kubrick in un’intervista.

Eyes Wide Shut mostra senza filtri la vera natura dell’essere umano, il suo animo vulnerabile, le sue contraddizioni, mostrando come la vita reale e il matrimonio possano trasformarsi in un’asfissiante trappola, un vortice capace di inghiottire l’uomo distruggendo ogni sua certezza, facendo a pezzi il muro di rassicuranti piccole bugie che lo governano. Non ci sono ipocrisie. È proprio questa l’attualità del cinema di Kubrick: un uomo e una donna come tanti, un matrimonio comune che si trasforma in un enigmatico emblema della società contemporanea, delle sue perversioni, delle sue manie, della sua smaniosa necessità di indossare una maschera per celare la propria vera natura.

In che modo, allora, è possibile collegare “Eyes Wide Shut” al Natale? Stranamente, il Natale c’è. Ci sono le luci, gli alberi addobbati, i regali. Nella prima scena del film, i due protagonisti Bill e Alice, usciti dalla camera da letto, raggiungono il salotto dove la loro bambina, Helena, è con la baby-sitter. Sullo sfondo c’è un albero di Natale. In ogni casa o luogo pubblico, Kubrick colloca un albero di Natale. Sono tutti uguali, cambiano le dimensioni. Gli alberi di Natale sono lì sullo sfondo e in nessun modo riescono a rendere più calorosa l’atmosfera gelida che permea i rapporti umani: costituiscono elementi di arredo che segnano un momento dell’anno che non necessariamente infonde buoni sentimenti e propositi. In una delle ultime scene del film, di notte Bill, tornato a casa, esausto, si avvicina all’albero di Natale e lentamente lo spegne. In questo caso l’albero di Natale non rimane sullo sfondo ma emerge in primo piano. Kubrick ha sottratto all’atmosfera natalizia qualunque emozione: alberi di Natale dappertutto, sempre presenti nel film, tutti uguali ma con dimensioni diverse, che rimangono sullo sfondo per emergere in primo piano nel momento in cui Bill esausto, rassegnato, ne spegne uno.

Impossibile non citare poi il discorso di Natale in “Full Metal Jacket” del brutale sergente Hartman. Anche in questo caso siamo lontani dall’idea “classica” del Natale, ma il cinema di Kubrick ci consente di studiare ed elaborare i concetti senza seguire pedissequamente lo schema tipico, ci rende liberi di rileggere le opere offrendoci spunti di riflessione diversi e contrastanti. “Full Metal Jacket” non si può ridurre alla definizione svilente di “film sulla guerra”, è piuttosto un’opera che affronta la perdita d’identità di un gruppo di giovani marines che inizia superficialmente, a livello fisico, fino a raggiungere zone più profonde dell’inconscio. Kubrick affronta la paura della morte, mostra come gli uomini vengano trasformati in macchine di distruzione e come si vorrebbe tornare ad una situazione di innocenza e purezza.

Ci siamo permessi di trattare il Natale in modo non convenzionale proprio perché Kubrick ce l’ha permesso. Stanley Kubrick non è stato solo un regista, è sempre stato un personaggio controverso: misterioso e solitario, ma nello stesso tempo perfezionista, eccentrico, ermetico. Ha influenzato la storia del cinema e ha “distrutto” tutte le convenzioni presenti nella società contemporanea. Kubrick ha letto, elaborato, immaginato, sognato. E lo ha fatto con una precisione e una certezza a dir poco assolute. E l’occhio del regista è capace anche oggi di indagare la vera natura dell’uomo. La particolare realtà creata sullo schermo di Kubrick, la sua visione del mondo, i temi trattati, i personaggi sono applicabili alla società di oggi.

 Mariantonietta Losanno