RICHIESTA DI AUTONOMIA DEL NORD: DE LUCA CHIEDE AL PRESIDENTE CONTE DI ESSERE ASCOLTATO

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NAPOLI – Il governatore della Campania Vincenzo De Luca  scrive al presidente Conte in seguito alla richiesta di maggiore autonomia delle regioni del Nord Italia, preoccupato per gli effetti che ciò potrebbe avere sulle regioni meridionali e sui diritti di uguaglianza

“Egregio Presidente,

Le chiedo formalmente, come Presidente della Regione Campania, di essere audito dal Governo nazionale nell’ambito del procedimento instaurato dalle Regioni del Veneto, della Lombardia e dell’Emilia-Romagna, finalizzato a forme e condizioni particolari di autonomia. A prescindere dalla proposta di accordo preliminare e di intesa che la Regione Campania sta accingendosi anch’essa a formalizzare, sulla base di specifico atto di indirizzo del Consiglio Regionale (del 30 gennaio 2018), in tale fase ciò che preme alla collettività da me rappresentata e che sta destando grandi preoccupazioni, non adeguatamente colte dagli esponenti politici ai vari livelli — e che in verità desta grandi preoccupazioni in tutto il Meridione — è di evitare che nell’ambito del detto procedimento ex art. 116 terzo comma Cost. , instaurato dalle Regioni del Nord per maggiore autonomia legislativa, amministrativa, finanziaria e fiscale, vengano però pregiudicate le ragioni di solidarietà sociale, perequazione, redistribuzione e assicurazione del giusto mantenimento dei livelli essenziali delle prestazioni a favore di tutti i cittadini. Tali ragioni, come noto, sono previste dall’art. 119 Costituzione quale condizione e limite alla autonomia pretesa ai sensi del richiamato terzo comma dell’art. 116 Costituzione. La gravità delle conseguenze di tali iniziative è stata rilevata dal Consiglio regionale della Campania con atto di indirizzo (risoluzione alla nota di aggiornamento del DEF regionale del 27 dicembre 2018), con cui l’Organo Legislativo Regionale, nel condividere l’impegno e ribadire il sostegno all’Esecutivo regionale, ha auspicato il coinvolgimento delle Regioni del Sud, ai tavoli interregionali e al confronto con il Governo, per garantire che il federalismo invocato ai sensi dell’art. 116 terzo comma avvenga senza acuire le disuguaglianze e tutelando i diritti fondamentali di tutti i cittadini su tutti i territori. E’ evidente che la richiesta specifica delle Regioni settentrionali di finanziare, a regime, le funzioni aggiuntive con una altissima percentuale del gettito riscosso sul proprio territorio (addirittura, fino al 90 per cento, secondo la richiesta della Regione Veneto) delle imposte erariali, autorizzando il trattenimento spropositato del gettito da reddito a livello locale, minerebbe in questo momento le ragioni redistributive, solidaristiche e sociali, previste dalla Carta Costituzionale e renderebbe ancora più profondo il divario tra aree ricche e aree povere dello Stato, ledendo l’unità nazionale e in contrasto con i veri obiettivi costituzionali.

Dal punto di vista strettamente procedimentale, nel silenzio del Costituente del 2001, è evidente che non può lasciarsi al solo Governo centrale la tutela delle ragioni delle Regioni aventi interessi contrapposti a tale impostazione, non essendovi allo stato alcun reale dibattito sul punto, né in sede di Conferenza Stato-Regioni, né, pare, in ambito parlamentare, nelle competenti Commissioni che si occupano di bilancio, federalismo e interessi regionali. L’unico strumento di completezza procedimentale, pena la lesione altresì del principio di leale collaborazione, è pertanto l’ascolto da parte dello stesso Governo, delle ragioni delle Regioni meridionali, rispetto alla impostazione delle possibili intese, per come proposte. La logica del “prendere o lasciare”, probabilmente imposta al Parlamento, chiamato a legiferare a maggioranza assoluta con procedimento rafforzato sulla base della intesa Governo-singola Regione proponente, in assenza di una potestà parlamentare di apportare correttivi o integrazioni (secondo la lettura degli studiosi costituzionalisti che si sono espressi finora su una materia che non ha precedenti nella storia costituzionale dalla riforma apportata al Titolo V nel 2001), impone che tutti gli interessi e le ragioni delle diverse collettività territoriali della Nazione siano adeguatamente ascoltati, rappresentati, tutelati. E’ per tali ragioni che insisto, in rappresentanza della collettività campana e come richiestomi dagli Organi regionali competenti, per essere ascoltato formalmente dal Governo prima che si concreti la intesa con le Regioni istanti”.