TRAINSPOTTING IN SCENA AD OFFICINA TEATRO

A cura di Dalia Coronato

 

Trainspotting, il romanzo dello scrittore scozzese Irvine Welsh, è oggi un “trip” teatrale, un’avventura che mette in scena le vite di quattro personaggi in cerca di alienazione. Con la regia di Sandro Mabellini, il libro – da cui è stato tratto l’omonimo film di David Boyle – si trasforma in azione scenica. Marco S.Bellocchio, Valentina Cardinali, Michele di Giacomo e Riccardo Festa interpretano quattro ragazzi tossici di Edimburgo, devoti all’alcol e alla droga, in quei luoghi dove il concetto di scetticismo è sovrano.

Le storie dalla linearità alterata scorrono sul palcoscenico di Officina teatro San Laucio, con il sottofondo costante di voci narranti alternate. Si va dai racconti di Mark Renton sulle proprie giornate inquinate; ai consigli dati agli amici per non perdere il sussidio alla disoccupazione come tentativo continuo di raggiungere un reddito di cittadinanza; si striscia tra le aree metropolitane insieme a Tommy; si passa il tempo ad evitare di fare a botte con un sociopatico violento di nome Frank, si butta il sangue, il feto, la vita con Alison.

Individualisti, incapaci di curare sé stessi e di amare il prossimo, trattano le donne come “tiro al bersaglio”: sono i giovani degli anni ‘80 che tornano a ridurre in miseria una società già priva di sentimento. “Le persone diventano tossici perché vogliono essere lasciate in pace” dice strafatto Renton. E forse è vero. Ciò che unisce le persone ad altre persone è la ricerca della serenità, smettere di accollarsi mille problemi senza averne il tempo di risolverne almeno uno, evitare di trascinarsi in una routine fatta di pagamenti e debiti, svuotarsi degli obblighi, dalla noia, dalla percezione della realtà, dalle illusioni che l’esistenza impone, abbandonare tutto questo per creare daccapo un proprio universo accentratore, dove l’unica certezza che resta è la voglia di farsi.

Quel cappio che stringe il collo, che tira la pelle e tiene stretta la morte al corpo violentato dalle sostanze, quel modo di rincorrere allucinazioni e di affogare speranze nei bagni più luridi del Regno Unito non fa più rumore, non lascia dolore. La sensibilità viene annullata per inseguire l’eroina, i sensi anestetizzati dalla droga, l’incapacità di apprezzare le cose più semplici. Forse si potrebbe sintetizzare così: un innocenza che va a rotoli.

 

Una prima campana

In scena domenica 3 febbraio ore 19

VIETATO AI MINORI DI 14 ANNI.

 

 

 

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