GIORNATA PER IL SUD E PER IL PAESE

CASERTA – Riceviamo e pubblichiamo dalla professoressa Paola Broccoli.

“Ringrazio gli organizzatori di questo incontro per aver raccolto l’invito del Professore Piero Bevilacqua di organizzare questa giornata per il SUD e per il Paese. Il manifesto lanciato da alcuni esponenti della società civile coglie pienamente lo spirito della iniziativa Istituzioni come l’Istat e lo SVIMEZ, intellettuali come Gianfranco Mesti estensore di un appello che ha raccolto migliaia di firme, Massimo Villone, che ne ha illustrato i tratti di incostituzionalità, intendono portare all’attenzione del dibattito politico nazionale e dei cittadini italiani le conseguenze per il SUD qualora il 15 febbraio prossimo il Parlamento approvasse l’Intesa delle Regioni Veneto, Lombardia, Emilia Romagna. Il testo del Professore Gianfranco Mesti ci aiuta a fare il punto della situazione, ne riporto qui alcuni elementi: nel giugno 2014 il Consiglio regionale del Veneto ha approvato due leggi di indizioni di referendum popolari consultivi: la prima la 15,2014 con 5 quesiti, la seconda la 16/2014. La Corte Costituzionale ha definito incostituzionale la legge numero 16 (indipendenza) e 2 dei quesiti ammessi al referendum. Hanno votato il 57,2 % degli aventi diritto di cui il 98 % ha detto SI. Il 17 febbraio 2015 il Consiglio Regionale della Lombardia ha impegnato il Presidente del Consiglio ad indire un referendum consultivo sull’attribuzioni alle regioni di maggiori autonomie. Al referendum ha votato il 38,3% degli aventi diritto, il 95% dei quali per il SI. Anche la Regione Emilia Romagna ha appronto il 0110.2017 una richiesta di condizioni di autonomia Il 28.02.2018 il Governo Gentiloni ha concluso con le tre regioni una pre-intesa per quanto riguarda cinque delle 23 materie previste dall’articolo 116 della Costituzione (politiche del lavoro, istruzione, salute, tutela dell’ambiente, rapporti internazionali e con l’Unione Europea). Per la questione risorse Stato e Regione potranno assegnare anche attraverso crediti di imposta maggiori risorse da attingersi dai fondi destinati allo sviluppo infrastrutturale. Il 06 febbraio u.s. il Consiglio della Regione Campania ha approvato un ODG “Con i voti della maggioranza di centrosinistra e della opposizione di centrodestra. L’Ordine del giorno approvato auspica che l’attuazione del regionalismo differenziato “sia gestita con equilibrio ed equità, perché i principi ispiratori del federalismo, volti alla piena applicazione del principio di sussidiarietà non possono prescindere dalla salvaguardia della necessaria capacità di redistribuzione del reddito che possa consentire l’esercizio dei diritti fondamentali di tutti i cittadini italiani, quali la salute e l’istruzione”. Due sono le istanze delle Regioni: autonomia, cioè attribuzione di competenze dello Stato alle Regioni e maggiore quote destinazione delle imposte. Credo che alcune riflessioni vadano poste: oggi non c ‘ è nessun partito in Italia che abbia una visione ed una proposta per il Paese; la situazione è tale che dovremmo cominciare a parlare di superamento delle regioni. Quella che stiamo vivendo conferma la crisi politica che il nostro Paese sta vivendo. Infine le iniziative messe in campo sono promosse da intellettuali, associazioni, cittadini. A partire dalla metà degli anni ’70, il reddito del Sud in rapporto al Nord è progressivamente diminuito. Ci siamo impoveriti in termini di risorse economiche, civili, di qualità della vita, di capacità produttiva. I dati Inps riportati in un articolo del Sole 24 ore ci dicono che il reddito medio da lavoro privato nel Sud Italia è inferiore ai 780 curo del reddito di cittadinanza. I dati delle prove Invalsi, test di valutazione del sistema scolastico ci confermano una Italia divisa in due con percentuali molto basse in italiano e matematica. Ora se siamo arrivati nelle condizioni in cui siamo, dobbiamo necessariamente fare i conti con la storia politica, innanzitutto degli ultimi 40 anni. Non credo riusciremo a produrre azioni e proposte significative senza dare le dovute responsabilità alla politica locale e nazionale alle scelte economiche di tutti i governi che si sono avvicendati. Il tema della autonomia politica è stato posto da valenti studiosi, cito Carlo Trigilia per tutti (1986): “solo un’effettiva autonomia politica può stimolare la responsabilizzazione della classe politica e la mobilitazione della società locale, e quindi di far sì che la solidarietà non si traduca in assistenza e corruzione ma favorisca invece lo sviluppo”. Il nostro impegno quotidiano dovrebbe essere profuso nel come produrre ricchezza nel Mezzogiorno, come rendere efficiente la PA, come riequilibrare il rapporto tra lo Stato e questa parte del Paese. Venendo alle cose di casa nostra, mi riferisco a Caserta, abbiamo perso ‘completamente la memoria” e mi riferisco in particolare alle vicende legate al declino di quello che era un polo industriale tra i più avanzati del mezzogiorno e del depauperamento del patrimonio civile, di sapere, di ricchezza nel senso più ampio del termine. Come si può pensare a qualunque ragionamento o ipotesi per ridare un significato a questa provincia, alla Campania senza partire da un dato imprescindibile, e cioè quello della conoscenza, declinato in tutte le sue più ampie accezioni? Sono stata sollecitata da Pasquale brio a fare il punto della situazione della vicenda Archivio di Stato, istituzione culturale, fatta letteralmente a pezzi, dalla direzione del Mibac nell’agosto 2018. Oggi l’Archivio di Stato di Caserta non eroga alcun servizio. In questi anni, come comitato, abbiamo cercato di porre a tutte le istituzioni, locali e nazionali, ai partiti, all’Università proprio il tema della memoria, della cultura, della conoscenza come risorsa prima per costruire una società che abbia in sé gli elementi della autonomia e dell’autodeterminazione. A queste questioni si affianca quella di una gestione disastrosa che è costata ai contribuenti oltre 30 milioni di euro, dal 1972 ad oggi, con l’aggravante che l’Archivio di Stato con 4 sedi, 2 private e 2 demaniali è chiuso, smembrato irreversibilmente e la biblioteca è stata portata in pacchi anonimi, probabilmente senza alcuna catalogazione all’Archivio di Stato di Benevento. Abbiamo cercato di coinvolgere il Comune di Caserta, abbiamo chiesto all’Università di realizzare iniziative di divulgazione e valorizzazione con le carte dell’Archivio, abbiamo sollecitato tutte le forze politiche di maggioranza e opposizione. Tutto inutile. A rendere ancora più grave la vicenda di per sé scandalosa, si aggiunge il fatto che nonostante una legge dello Stato abbia assegnato 4000 mq di spazi in Reggia, negli spazi dell’ex aeronautica, vedi legge istitutiva del Museo della Reggia. Tutto è fermo. A luglio 2018, una delegazione del comitato è riuscita ad incontrare il DGA a Roma con il quale si era condivisa la strategia della nomina di un commissario ad acta. 11 10 agosto 2018 l’ex DGA avoca a sé la direzione dell’Archivio di Stato di Caserta, esautora la direttrice in servizio e con provvedimenti molto discutibili nella forma e nella sostanza distrugge l’Archivio di Stato: la biblioteca a Benevento, alcuni faldoni a Pastorano nella sede della Italarchivi, (40.000 euro per 6 mesi), la stragrande maggioranza delle carte restano a Via Bersaglieri nella sede ‘provvisoria” dal 1972, per la quale continuiamo a pagare il fitto. I lavori all’Emiciclo sono bloccati (iniziarono nel 1999) e in Reggia anziché accelerare per i lavori di adeguamento si fanno lavori per allestimento di una sala studio provvisoria (250.000 euro!). Oggi non c’è un solo documento che sia consultabile. Abbiamo scritto, denunciato e sollecitato senza alcun riscontro. I cittadini di più non possono fare. Sono stati fatti due esposti all’ Anac ed uno alla corte dei conti (Sen. Moronese). Il motivo vero per cui la questione Archivio non si risolve, è che un “potere forte” locale ha interesse agli spazi dell’aeronautica, tanto forte da zittire tutti, da rendere inattuabile una norma dello Stato, risparmiare sol& dei contribuenti e dare un servizio a Caserta. Sono rimasti solo i cittadini e una certa Chiesa, impotenti al cospetto di questo potere che è il nemico numero i di Caserta e del Mezzogiorno”.

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