CASERTA , ALLARME AMBIENTE: SEQUESTRATI 12 POZZI CON ARSENICO

CASERTA –  La Procura della Repubblica ha decretato il sequestro di dodici pozzi utilizzati per uso domestico su cui è stata riscontrata una severa contaminazione da metalli pesanti, in primis arsenico. Due giorni fa il Nucleo Operativo Ecologico ha svolto delle ricerche nei pozzi, controllando i dati: i valori dell’arsenico in un pozzo hanno addirittura superato 850 volte i valori previsti. Partendo da un’analisi storica, è emerso che l’area oggetto dell’indagine, denominata “Piscina Rossa”, (denominazione che si è tramandata tra gli abitanti del luogo che serbavano memoria dì un originario invaso dì raccolta dì acque di tale colore) era utilizzata in passato quale recapito delle acque di processo delle attività industriali dell’ex Opificio Saint Gobain.
I predetti pozzi, infatti, sono stati individuati all’interno del perimetro della predetta area ubicata all’interno della ed. “Area Vasta” e, precisamente, nella porzione ricompresa nel comune di San Nicola la Strada. La storia del sito trae origine dalla omonima fabbrica di produzione del vetro ivi insediata a partire dal 1958, “quale imo dei primi esempi di grande industria inseriti in una più ampia area di tradizione e vocazione agricola”. Detta industria, nel dedicarsi alla produzione del vetro, seguiva un processo produttivo che prevedeva che alla fusione seguisse una fase di “affinamento” e, in ultimo, di “ricottura”, al fine di avere un prodotto privo di impurità e difetti, nonché dotato di buone proprietà di resistenza meccanica. Per quanto attiene all’impiego di reattivi chimici quali coloranti, o affinanti, vi erano reagenti intrinsecamente pericolosi per l’uomo e per l’ambiente tra cui l’ARSENICO, quale “agente affinante”, altamente cancerogeno, con conseguente emissione e rilascio nell’ambiente di sottoprodotti arsendosi, non biodegradabili.
Le attività produttive della fabbrica Pisani Vetri Saint Gobain proseguivano (sebbene si suppone vi fosse un decremento nell’ultima fase) fino al 1988, quando avveniva la dismissione totale della fabbrica e il passaggio di tutta l’area alla Progetto Industrie Sri, che nel Marzo 1989 presentava la proposta del cc.dd. “Programma di sviluppo, integrazione e ristrutturazione industriale e previsione di occupazione di forze lavorative per l’area Saint Gobain nel Comune di Caserta”, cui faceva seguito nel 1990 il “Piano occupazionale per la ristrutturazione e riconversione dell’impianto industriale ubicato nell’area Saint Gobain Caserta “, il quale prevedeva la coesistenza nell’area di attività industriali e terziarie”. Tuttavia, con Delibera n. 26 del 25 Marzo 1991 il Comune di Caserta approvava la variazione di destinazione urbanistica dell’area di proprietà di Progetto Industrie Sri, che passava da “Area Industriale” a “Zona ad insediamenti produttivi e terziari”, con relativa variante al Piano Regolatore vigente al tempo, volta a trasformare l’area ex-Saint Gobain da industriale a residenziale con la possibilità di realizzazione due miliardi di metri cubi di costruzioni. Petti Programmi restavano Inattuati, in quanto inspiegabilmente l’area dalla originaria vocazione industriale veniva destinata all’insediamento di attività del settore terziario e – soprattutto – all’urbanizzazione ad uso abitativo, senza che si palesasse la seria preoccupazione per rendere compatibile il vecchio uso, con la nuova destinazione (come sì evince del resto dallo stato attuale dei luoghi). Infatti, nel 1996 erano stipulati due diversi Accordi di Programma fra Regione Campania, Provincia di Caserta, Comune di Caserta, Consorzio ASI e Progetto Industrie Sri, che compirono l’iter di riclassificazione dell’area ex Saint Gobain. L’area in oggetto, pari a circa 415.000 metri quadrati era suddivisa in 180.000 metri quadrati con classificazione D2 “Insediamenti produttivi industriali”, 170.000 metri quadrati con classificazione D3 “Uffici e servizi” ed la restante parte con classificazione F1 e F6 “Infrastrutture ed impianti di interesse pubblico”. La variazione del Piano Regolatore Generale e del Piano di Sviluppo Industriale condussero dunque ad un’area non più vincolata allo sviluppo industriale. La storia del sito ha comportato all’attualità che l’area indagata risulta ubicata in corrispondenza di una vecchia cava generata dalla escavazione di materiali di origine tufacea e poi utilizzate quale recapito di scarti di lavorazione sia ed. “solidi” che “liquidi” delle attività produttive dell’ex stabilimento Saint Gobain. dei quali soprattutto i reflui liquidi davano luogo alla cosiddetta 1 La massa di sabbia silicea veniva addizionata con diversi altri reagenti e additivi chimici, aventi scopo differente in ragione della propria natura, ma comunque tali da rendere più agevole e controllabile il processo produttivo e nel dettaglio vi era l’uso di alcuni “additivi”, inclusi nella massa per conferire specifiche proprietà al prodotto finito, quali ad esempio:
« Agenti stabilizzanti (ossidi di Calcio, Bario, Magnesio, Zinco) volti a migliorare le proprietà meccaniche del prodotto;
• Agenti coloranti (ossidi di Ferro, Rame, Cromo, Cobalto), volti a conferire un colore al prodotto finale, ovvero “decoloranti” (biossido di Manganese) per l’effetto opposto;
• Agenti affinanti (triossido di Arsenico, nitrati alcalini e nitrati di ammonio), volti a favorire l’eliminazione di eventuali bolle d’aria incluse nella massa fissa.
“PISCINA ROSSA” (la quale denominazione descrive iconograficamente, appunto, l’accumulo delle suddette acoue di scarto nella cava originarla, le quali per il FORTE INQUINAMENTO DA ARSENICO risultavano avere una netta. INNATURALE E ALLARMANTE colorazione rossa che ancor oggi mantengono).
A partire dagli anni “80” la cavità veniva colmata con materiali presumibilmente di risulta provenienti sia dalla ex Saìmt Gobain e sìa da materiali ed. “terreni di sbancamento” e, in particolare, dalle carte topografiche ufficiali si evince che la suddetta area in passato fosse stata oggetto di un’attività di escavazione di materiale vulcanico, meglio conosciuto con il nome di Tufo Grigio Campano, (TGC) prodotto dai centri di emissione del ed. “Distretto Vulcanico Flegreo”. Nel dettaglio, dalla consultazione di foto aeree acquisite presso FI.G.M. di Firenze2 emergeva un assetto del suolo che, partendo da una depressione (COSTITUENTE LA CITATA “PISCINA ROSSA”), progressivamente veniva reso ingombro di volumi e coinvolto da radicali trasformazioni urbanistiche. Già nel 1981 la vasca era completamente Interrata e la livellazione antropica de! terreno faceva sì da occultare e non rendere più rintracciabile la stessa. L’operazione odierna, diretta dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere e condotta in fase investigativa e operativa dai diversi comparti specializzati in materia ambientale dell’Arma, conferma come l’attenzione per la tutela dell’Ambiente e della Salute Pubblica, nella provincia di Caserta resti sempre una delle principali priorità dell’Autorità Giudiziaria e dell’Arma dei Carabinieri.

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