“SOLO GLI AMANTI SOPRAVVIVONO”: L’OPERA DARK DI JIM JARMUSCH

Adam ed Eve sono una coppia, ma vivono separati: lui colleziona chitarre d’epoca e compone musica elettronica, lei è appassionata di lettura. Due anime colte e raffinate, ma al tempo stesso decadute. Adam, infatti, è oppresso da una depressione causata dalla consapevolezza del degrado del mondo circostante, abitato da umani definiti “zombie” per la loro incapacità di preservare il proprio habitat. I due, inoltre, sono vampiri che si cibano soltanto di sangue raro di laboratorio. Non rispecchiano l’idea che si associa alla figura del vampiro: non sono demoni, non sembrano forti, invincibili e immortali. Appaiono, piuttosto, angosciati, tormentati. Tutto attorno a loro sembra sull’orlo del disfacimento, dai luoghi in cui si consuma il loro amore, all’ambiente circostante. L’unica cosa che li tiene vivi è la loro profonda e reciproca devozione e la capacità di apprezzare quel poco che di buono resta, la natura e i piccoli piaceri dell’esistenza. La loro vita scorre armonica fino all’arrivo di Ava, che a differenza della sorella Eve, con la sua irruenza distrugge il piccolo spazio idilliaco creato dai due amanti, annientando tutto ciò che li tiene ancora legati alla realtà. Adam e Eve sono costretti dunque a cercare un altro posto in cui vivere, ma una volta trovato, si troveranno a far i conti con la fame e l’improvvisa mancanza di sangue.

Solo chi ama resta in vita, letteralmente. Solo chi sa amare per sempre, chi rispetta il mondo in cui abita, l’arte, la letteratura, il progresso della scienza. Gli altri, quelli che credono di essere vivi solo perché il loro cuore batte, quelli che hanno perso lo sguardo, il gusto, sono creature noiose e pericolose. Sono loro, i cosiddetti “zombie”, quelli che non si appassionano a nulla, che vivono incuranti del futuro, che non amano, appunto. È questo la riflessione che Jim Jarmusch vuole suggerire. Il regista, che ha un’anima rock, pura e al tempo stesso da esteta, fornisce allo spettatore la sua riflessione in un modo originale. La pellicola, infatti, è composta da silenzi, attese, azioni ripetute ad libitum. Non è semplice, ad una prima visione superficiale, coglierne l’essenza.

Quello che possiamo trarne è un ritratto e una metafora di un mondo diviso a metà: da una parte coloro che vivono senza stimoli e passioni e coloro che, invece, apprezzano il luogo che li ospita in ogni minimo aspetto. Adam e Eve conservano e sublimano tutto ciò che hanno, fino a quando l’istinto di sopravvivenza, unica forza superiore all’amore, non avrà la meglio su ogni proposito di una vita pacifica e lontana dal Male. Con “Solo gli amanti sopravvivono”, Jim Jarmusch, poeta ed esploratore degli aspetti più reconditi dell’esistenza, costruisce un film ipnotico, in grado di far abbandonare lo spettatore senza riserve. Adam e Eve rappresentano l’emblema di tutto che gli uomini hanno creato: vogliono preservare i sentimenti, l’arte, i valori. I vampiri di Jarmusch, dunque, non sono altro che la personificazione delle grandi menti che hanno reso gloriosa l’umanità, decadute e ridotte alla dipendenza degli “zombie”. Adam e Eve sono due amanti sopravvissuti, la cui unica forza residua è proprio l’amore che li unisce.

“Solo gli amanti sopravvivono” è una pellicola che rapisce, in cui i sussurri, i tratti onirici, e le musiche psichedeliche predominano. Un’opera surreale.

Mariantonietta Losanno

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