GOLPE ALL’ASI

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– di Costantino Beltrami –

Il golpe all’ASI avrà sicuramente degli strascichi giudiziari importanti, che potranno magari finire in una bolla di sapone, ma che sicuramente lasceranno un marchio sulla gestione oligarchica e molto personale nella storia delle società partecipate casertane, di cui troppo spesso ci si dimentica che sono comunque degli enti pubblici. Non c’è bisogno di nascondersi dietro a un dito o fare i finti moralisti, si è sempre saputo che la scelta dei rappresentanti nei CdA degli organi di sottogoverno non è stata mai dettata dalla meritocrazia, ma piuttosto da mere spartizioni politiche, tanto è vero che spesso, per non dire sempre, la presenza di certi delegati o prescelti resta anonima nella storia dell’ente rappresentato, se non per le ricevute dei loro emolumenti. I bilanci disastrosi di alcuni di questi enti “secondari” sono la prova che la gestione troppe volte è stata affidata a chi aveva o ha difficoltà anche a fare la famosa O con il bicchiere o a chi volutamente si ritaglia un vero è proprio ruolo da specialista e passa da un consorzio all’altro con la leggerezza di un ballerino di danza classica. Ma torniamo alla questione dell’ASI casertano, dove l’elezione di Alessandro Rizzieri e Gianni Comunale ha destato scalpore, accendendo i riflettori su quello che è stato un vero è proprio golpe alla democrazia, perché utilizzando le dimissioni dal CdA e la contestuale rielezione immediata come nuovi (si fa per dire) componenti, questi signori pare si siano garantiti altri 5 anni di stipendio senza passare per il Via, un po’ come si fa nel Monopoli … infatti la scadenza naturale del loro mandato era prevista a dicembre 2019. Alla faccia dei fessi! Messe le carte a posto, per modo di dire, si ridà il via al rito dei selfie e delle boccucce a cuoricino, si respira sempre un’aria da telenovela negli uffici di Ponteselice, tra accordi, amicizie e tradimenti … con tanto di licenziamenti in tronco, roba che manco i fantasiosi sceneggiatori di Beautiful avrebbero mai potuto immaginare. Certo è che il neo segretario provinciale del Partito Democratico Emiddio Cimmino, che ha partecipato alla votazione suggellandone la riuscita, non ne esce molto bene … perché di questa dubbia conferibilità degli incarichi ai nuovi eletti, se ne parlava già da un bel po’ nell’ambito del partito, quello democratico, quello della legalità e della trasparenza … per intenderci. Ma poi che avrebbe potuto fare mai il nostro prode segretario? Mica poteva fare prendere collera a Stefano Graziano e a Carlo Marino, e nemmeno a Giovanni Zannini, che seppur dialoghi affettuosamente con il centrodestra rimane sempre un pupillo del presidente De Luca. Fatto sta che Daniele Sbano, in quota Enrico de Cristofaro ex sindaco di Aversa, ha dichiarato a verbale che avrebbe inviato gli atti, relativi alla creativa seduta di CdA, agli uffici della Procura della Repubblica, e a quanto pare non sarà il solo. Gli scenari sono molteplici, i due consiglieri comunali potrebbero decadere anche dalla loro carica, qualora non rinunciassero con solerzia al nuovo incarico, come si potrebbero ravvisare dei profili penali per la condotta “alternativa” tenuta da parte del consiglio di amministrazione, o come magari non ci sono gli estremi per procedere perché sono state adottate delle procedure che bypassano la Severino? Eppure qualche tempo fa, la Regione Campania aveva già redarguito il Consorzio ASI sulle procedure da attuare per le surroghe nel consiglio di amministrazione, come si può evincere dalla nota prodotta dal Dipartimento della Programmazione e dello Sviluppo Economico (fonte orticalab.it), ma che sembrerebbe essere stata presa non nella dovuta considerazione. Cosa certa è che la componente del PD Graziano-Marino-Cimmino non ne esce bene, anzi ne esce malissimo, e con questo scivolone rischia di rovinare il clima di festa che si respira per la buona riuscita delle primarie di partito … ma vuoi vedere che per loro non è che sia stata poi sta grande festa?