GINO FAMIGLIETTI: LE “BRAVATE” DEL DON RODRIGO DEI BENI CULTURALI E DEI SUOI FEDELISSIMI SGHERRI

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DA  “DOSSIER ARCHIVIO VASARI – LE VERITÀ NASCOSTE”    Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli…

Così cominciava il famosissimo romanzo scritto da Alessandro Manzoni, con questi celebri versi poetici, delicati, profondi e immemorabili.

La nota vicenda che seguirà, di lì a breve, fino alla fine del romanzo, si articolerà poi in un ambito diametralmente opposto, caratterizzato dalla dura realtà, da ingiustizie, violenze, corruzione, ai danni dei protagonisti principali, Fermo e Lucia, due ragazzi costretti ad affrontare innumerevoli avversità e peripezie, prima di giungere a coronare il loro sogno d’amore: potersi finalmente sposare.

Forse ci torneranno in mente il parroco Don Abbondio, il Cardinal Borromeo, la Monaca di Monza, Fra Cristoforo, l’Avvocato Azzeccagarbugli, il temutissimo Innominato ed infine, colui dal quale tutta la storia trarrà banalmente origine, per un puro capriccio, una fatale e stupida scommessa: il famoso Don Rodrigo, signorotto prepotente, violento e tiranno, sempre accompagnato dai suoi temutissimi sgherri, i leggendari bravi di Don Rodrigo.

Ma cosa centra l’Archivio Vasari con il libro dei Promessi Sposi?

Apparentemente nulla… anche se, per certi aspetti ed analogie, la nostra vicenda, paragonata con quella di Renzo Tramaglino e di Lucia Mondella, presenta alcune spiccate similitudini….

Una delle frasi più famose del romanzo è: “questo matrimonio non s’ha da fare!“.

Nel nostro caso specifico invece, con riferimento all’Archivio Vasari, più volte ci è stato detto, ripetuto e minacciato:

questa vendita non s’ha da fare!“, oppure: “questa mostra non s’ha da fare!“, ed infine, proprio di recente: “questo Archivio non s’ha da avere!“.

Per non parlare delle affinità di alcuni personaggi manzoniani con quelli da noi realmente incontrati in questi lunghi anni…

Gli “Azzeccagarbugli” dell’Avvocatura di Stato, gli “sgherri e bravi” della Soprintendenza Archivistica per la Toscana, i vari Ministri “Don Abbondio” dei Beni Culturali ed infine lui, il Don Rodrigo di turno, nostro ultimo acerrimo e dichiarato nemico: il dottor Gino Famiglietti, massimo dirigente in capo al Ministero per i Beni Culturali, nella sua veste istituzionale di Direttore Generale degli Archivi.

Famiglietti si è inserito improvvisamente nella nostra esistenza, come un fulmine a ciel sereno e con la puntualità di un orologio svizzero, in data 7 luglio 2018, due giorni dopo che fosse da noi disinnescata l’ennesima bomba ad orologeria, l’ennesima procedura esecutiva sostenuta ai danni dell’Archivio Vasari dagli “sgherri” della Soprintendenza Archivistica per la Toscana.

Don Rodrigo Famiglietti è stato veloce e spietato, ha estratto “la sua spada“, la sua personale accusa diffamatoria, totalmente inventata, infondata, in puro stile inquisitorio e, sorretto dall’autorità che la pubblica funzione ministeriale gli consente, ci ha coattivamente sottratto il “famoso Archivio Vasari“, custodito dalla nostra famiglia per più di 330 anni, avviando nei nostri confronti un Procedimento di Esproprio per Pubblica Utilità.

Ma come è possibile che eventi di questo genere possano ancora accadere, nel terzo millennio, qui, in un paese democratico, in piena violazione di qualsiasi logica, condotta, normativa vigente, diritto umano e fondamento Costituzionale?

Non bastava tutta la situazione pregressa già di per sé illegale e criminale, da noi dettagliatamente documentata, più volte denunciata, acclarata, consumatasi per trent’anni all’insegna del furto, del favoreggiamento, del falso, dell’abuso e di tutti i reati ripetutamente commessi dai funzionari della Soprintendenza Archivistica per la Toscana contro la nostra famiglia?

Come è possibile che un individuo qualunque, un emerito sconosciuto, un banalissimo burocrate, un anonimo Gino Famiglietti, così, di punto in bianco, possa compiere, a spregio e contro chiunque, un atto di tale cecità, violenza e gravità?

Che l’Italia di oggi sia ancora colpita e dilaniata dal flagello della pubblica criminalità, proprio come al tempo dei Promessi Sposi, questo lo si sa bene e lo confermano e certificano anche le statistiche a livello mondiale sulla corruzione redatte da Transparency International: “L’Italia, al centro da sempre di polemiche riguardo l’onestà della sua classe politica e dei suoi dipendenti pubblici, nell’ultima rilevazione datata 2017 si è posizionata al 54° posto“.

Del resto con Don Rodrigo Famiglietti non si ragiona! Figuriamoci!

L’unica cosa che si è limitato a dirci con supponenza e strafottenza, in faccia, in presenza del nostro legale durante il colloquio avvenuto nell’agosto del 2017, colloquio da noi richiesto in seguito all’avvio del procedimento di Esproprio al fine di ragionare con lui e spiegargli tutta la situazione dell’Archivio Vasari, è stato:

fate quel che vi pare, io lo stipendio lo prendo ogni mese“.

Per non parlare di quanto poi successivamente accaduto ad Arezzo nell’aprile del 2018, nei locali di Casa Museo Vasari, durante le operazioni di spossessamento ai nostri danni dell’Archivio Vasari; in quell’occasione, sempre il dottor Gino Famiglietti giunse ad impedire l’accesso al nostro avvocato da noi incaricato al fine di assistere al corretto svolgimento di tali operazioni.

Famiglietti è stato più volte da noi denunciato e querelato, e con lui le Soprintendenti Diana Marta Toccafondi e Paola Benigni, per aver commesso ripetutamente vari e gravi reati, contemplati e puniti dallo stesso Codice dei Beni Culturali.

Nonostante tutto, dopo aver commesso ogni sorta di smanceria, dopo aver fatto razzia come un Lanzichenecco, predando ed estorcendo con la forza a privati cittadini, varie collezioni documentali come ad esempio l’Archivio Baldassarre Castiglione, il Codice Maimonide ed infine il nostro Archivio Vasari, proprio di recente, dulcis in fundo, il nuovo Ministro per i Beni Culturali Onorevole Alberto Bonisoli, gli ha addirittura conferito un nuovo incarico di grande prestigio e responsabilità.

Attualmente è Direttore Generale per i Beni Culturali e Paesaggistici e, sulla base di quanto da più fonti si apprende, ci par di capire che tuttora continui, ancor più imperterrito e legittimato, nello spadroneggiare, senza ritegno, a destra e a manca, impunito, avido di scellerato protagonismo, sete di gloria e delirio di onnipotenza.

Contro di lui si è già alzato, nel giro di poche settimane dalla nuova nomina, un coro unanime di disappunto, protesta e denuncia: da Caserta per la questione dell’Archivio di Stato, da Cosenza, per il Museo di Alarico, da Napoli, per le grate della metropolitana in piazza del Plebiscito, da Capodimonte e dal Pio Monte della Misericordia, per la questione della Pala di Caravaggio, da Bagnoli, per il progetto di riqualificazione dell’area.

In pochi giorni ha messo a ferro e fuoco tutta l’Italia, peggio di Attila!

Del resto ora si capisce bene e con chiarezza, che il problema dei Beni Culturali, vero patrimonio economico del nostro paese, è legato ad una questione di natura prettamente politica, di potere, di mero interesse.

Della Cultura, in se per sé, forse interessa poco o niente a nessuno, anzi, ciò che oggi prevale a senso unico è solo la cultura del sopruso, del ricatto, dello scontro, della calunnia e del manganello, quella a cui unicamente si ispira Don Rodrigo Famiglietti, sostenuto ideologicamente dai suoi “fedelissimi bravi”, soggetti come ad esempio Tomaso Montanari e Salvatore Settis, che ne decantano ammirati le prodi gesta componendo articoli di pura propagandae pubblicati da testate giornalistiche a tiratura nazionale come “La Repubblica“, “Il Sole 24 Ore” e “L’Espresso“.

A proposito di Salvatore Settis e di Tomaso Montanari (il Griso e Montanarolo, come i bravi di Don Rodrigo), si sappia a scanso di equivoci, che questi signori hanno pubblicamente diffamato anche noi, a seguito dell’Esproprio dell’Archivio Vasari, infliggendoci gravi ed altrettanto infondate accuse diffamatorie, chiaramente loro suggerite “dal signorotto al quale prestano fedelmente il proprio servizio”.

Per opportuna conoscenza segnaliamo tali calunnie (che abbiamo dovuto denunciare alle autorità competenti) riportate in due articoli esplicitamente diffamatori:

di Tomaso Montanari “nel 1988 il grosso dell’archivio veniva (illegalmente) acquistato dall’università di Yale, finendo così negli Stati Uniti. I proprietari, dal canto loro, si giustificarono affermando di aver subito un furto nel maggio 1981: furto, però, da loro curiosamente denunciato solo nell’aprile del 1994.”(link all’articolo pubblicato in data 17/07/2017 da “La Repubblica”);

di Salvatore Settis “le carte Vasari sono dal 1985 in proprietà Festari, e hanno da allora subito strane vicissitudini, dal pignoramento per debiti del proprietario (2004) alla favoleggiata vendita, per improbabili cifre astronomiche, a un vero o presunto magnate russo (2009). Trattativa, quest’ultima, forse mediata da quello stesso Marino Massimo De Caro, già consigliere dei ministri Galan e Ornaghi, ben noto in quanto condannato per l’enorme furto di libri nella biblioteca dei Gerolamini a Napoli.”(link all’articolo pubblicato in data 05/08/2018 da “Il Sole 24 Ore).

Al fine quindi di far emergere la vera storia dell’Archivio Vasari, nonché di tutte le innumerevoli illecite responsabilità e connivenze che la caratterizzano, ed ottenere infine, a tutti i costi giustizia, ci siamo sentiti in dovere, proprio di recente, di informare, interessare, e coinvolgere direttamente anche il Capo dello Stato Italiano dottor Sergio Mattarella, con una lettera aperta a Lui indirizzata (link al documento), notificata per conoscenza anche all’Autorità Anticorruzione, alla Direzione Investigativa Antimafia e agli organi del Federal Bureau of Investigation (per quanto riguarda la faccenda dell’Archivio Spinelli e dell’Università di Yale), nonché ai vari Ministri per i Beni Culturali, di Grazia e Giustizia e degli Affari Esteri.

Riteniamo fondamentale, per il bene del nostro paese, denunciare a gran voce vicende di questa gravità!

Non può essere tollerato un comportamento simile, tenuto da dirigenti e funzionari in capo alle più alte cariche istituzionali dell Stato italiano e non può nemmeno più essere taciuto ed ignorato!

Forti dell’incrollabile ed inossidabile fede, fiducia e ostinatezza nella ragione, nell’equità e nell’onestà, proprio come Renzo e Lucia nel romanzo dei Promessi Sposi, continueremo quindi imperterriti ad andare avanti, a testa bassa, senza vacillare, senza demordere e senza farci intimorire, nell’attesa che prevalga finalmente il buon senso e si produca, ce lo auguriamo vivamente, un nuovo corso degli eventi.

Come tutti ben forse ricorderemo, il romanzo di Alessandro Manzoni termina con un finale a due facce, con due destini diversi:

Renzo e Lucia finalmente riusciranno a realizzare il loro sogno.

Il malvagio persecutore invece, il temuto, violento e spavaldo Don Rodrigo finirà miseramente al Lazzaretto, contagiato dalla peste bubbonica, in totale solitudine, tradito e abbandonato da tutti.

Conti Festari Rasponi Spinelli