”LA MAFIA È BUONA”. MARESCA AI CELLOLESI: “SMETTIAMO DI ESSERE COMPLICI DELLE MAFIE, TORNATE A FARE I CITTADINI… DENUNCIATE!”

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di Salvatore Zinno

Convegno interessante con un parterre di gran prestigio lunedì pomeriggio a Cellole.

Ospiti della parrocchia San Vito e di don Lorenzo LANGELLA, per una chiacchierata “tra amici”: il Presidente della terza commissione speciale “Terra dei Fuochi, Bonifiche ed Ecomafie” della Regione Campania Giampiero ZINZI, il prof Antonio TISCI ricercatore della Università Vanvitelli, il Direttore della U.O.C. Oncologia del San Rocco di Sessa dott. Benedetto ZANNINO, il responsabile del bene confiscato Alberto VARONE  di Sessa dott. Simmaco PERILLO, il dott. Guido DI LEONE coordinatore del Comitato Civico Cellolese – organizzatore del convegno – e l’ospite d’onore, il Magistrato Catello MARESCA che nell’occasione presentava il suo ultimo lavoro “La mafia è buona”.

Apertura della Sindaca di Cellole Cristina COMPASSO la quale scivola subito su Michele Zagaria, ricordando ai presenti la sua recente visita a Casal di Principe per la giornata della legalità, città del Boss – Zagaria di San Cipriano ha vissuto ed è stato arrestato a Casapesenna; altro passaggio pasticciato lo ha espresso in merito al problema della pulizia dei canali invasi da sversamenti di ogni tipo, dicendo che la sua amministrazione ha impegnato importanti somme per la rimozione dei rifiuti anche se si tratta di un attività non di competenza del comune, la Regione Campania ha emanato diversi anni fa, un apposita legge regionale che dice esattamente il contrario di quanto sostenuto dalla Sindaca; concludendo l’argomento con un: “abbiamo risposto a tutte le aggressioni, anche quelle della regione” (sic). Grande recupero ai supplementari, quando ha parlato della volontà di avviare dei “percorsi di legalità nelle scuole” a partire dai più piccoli per piantare il seme della legalità!

Don Lorenzo LANGELLA, parroco della parrocchia di San Vito di Cellole, ha dedicato l’apertura del suo intervento ad un ricordo commosso del Vescovo Emerito di Sessa Aurunca Mons. Antonio Napolitano, scomparso poche ore prima del convegno. Da referente di Libera, per il territorio, ha poi voluto portare a conoscenza dei presenti il progetto “Campo libera”, un vero e proprio campo della legalità destinato ai giovani, per creare unita e fare corpo unico nella coesione sociale.

Il Prof. TISCI ha inquadrato storicamente il territorio aurunco-cellolese nella sua componente produttiva agricola, a partire dalle prime bonifiche borboniche dei pantani a cui sono seguite dopo decenni,  le bonifiche integrali di mussoliniana memoria per poi subire un nuovo stop, un periodo di buio fino agli anni ‘70,  ovvero all’avvento della cassa per il mezzogiorno che immaginò uno sviluppo delle fertili pianure del volturno e del Garigliano, impiantando insediamenti industriali decontestualizzati che, è vero che hanno fornito un benefico effetto sul reddito, ma solo per un piccolo periodo e senza prospettive reali; effetto benefico stroncato inesorabilmente dalla crisi industriale degli anni ‘80/’90 del secolo scorso, che lasciò un enormità di macerie su un territorio a vocazione agricola. Per rafforzare il concetto, ha recitato i primi versi della poesia “terra di lavoro” di Pier Paolo Pasolini, che secondo il prof. Tisci: “lascia l’idea di un paradiso fuori, differente dalla realtà agricola del nord del paese, connotata già allora da una produzione intensiva.

Il dott. Zannino, noto oncologo operante proprio a Cellole, partecipe del proprio ruolo all’interno del P.O San Rocco di Sessa, ha illustrato le correlazioni tra inquinamento e cancro; più che altro, il ruolo che l’ambiente riveste nella malattia del cancro, un ambiente colpito non solo da inquinanti accidentali (traffico, uso di detersivi domestici, stili di vita, ecc.) di cui non serve discutere in questa sede, ma bisogna puntare il dito sugli “inquinanti dolosi e colposi”. La Cancerogenesi ambientale è quella materia che studia la correlazione tra inquinamento e cancro. Quando gli inquinanti vengono utilizzati in maniera dolosa si verificano i disastri ambientali; ad esempio gli sversamenti di rifiuti industriali nelle campagne o nei corsi d’acqua complicano di gran lunga lo studio della nascita dei tumori: rifiuto tossico più acqua, rifiuto tossico più roccia, rifiuto tossico più compost agricolo, determinano una cangerogenesi elevata. Bisogna vigilare attentamente, tutti assieme, verso il fenomeno delle agromafie per ridurre il rischio di contaminazione dei cibi che finiscono sulle nostre tavole.

Il dott. Simmaco Perillo, definito simpaticamente dai presenti: “una delle persone più belle del territorio Aurunco”, ha discusso di come la criminalità alza continuamente la testa dopo gli stop che gli vengono imposte dalle forze dell’ordine, e rivolgendosi al dott. Maresca, ha ricordato i giorni duri della caccia ai latitanti storici casertani e qual giorno di dicembre del 2011, lui ed i suoi amici della coop. Al di la dei sogni, erano lì fuori, il giorno dell’arresto del boss Zagaria. “Il cancro della camorra, ha continuato Perillo, è una malattia sociale che trova spazio in un terreno collettivo fertile, in gente comune che cerca un appoggio, delle scorciatoie, un aiuto per coprire piccoli misfatti quotidiani, magari commessi per abitudini sociali errate. Tutto ciò è spaventoso, scioccante, e ricorda le parole di Maresca quando dice: ”…si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato…”; questa frase, indica quasi che il nostro territorio non è il nostro ma di proprietà di forze nefaste. È inaccettabile, a tal proposito voglio ricordare Alberto Varone e la sua famiglia che dopo l’omicidio voluto dal clan dei Muzzoni di Sessa sono spariti da Sessa, si, perché la sua famiglia ha aderito al programma protezione offerto dallo stato, ma anche la tomba di Alberto è sparita da Sessa. Dopo gli omicidi di camorra, generalmente cala il silenzio sulle vittime e sui familiari;  un silenzio che non ha la forza di dire che  si è trattato di un omicidio di camorra. Alberto e la sua famiglia sono spariti da 25 anni dalla terra aurunca…neanche più da morto Alberto è restato a sessa. Noi oggi dobbiamo essere famiglia, siamo un unico grande popolo ed assieme dobbiamo gridare il bisogno di far tornare la famiglia Varone a sessa in veste di eroi. Poi si colpiscono i clan e ricominciano i furti e lo spaccio…dobbiamo essere orgogliosi di dire che per amore del nostro popolo noi non abbiamo taciuto.
E’ la volta del Presidente Zinzi, il quale oltre a fare i complimenti ai cellolesi per la numerosa presenza e per la voglia di ascoltare questi argomenti, si complimenta con il comitato civico cellolese, che fuori dalle dinamiche di governo cittadino, si fa promotore di importanti dibattiti e riflessioni comuni. Secondo Zinzi, da casa è difficile risolvere i problemi, per questo sono venuto a Cellole, oggi ed in occasione delle denunce fatte dal comitato per l’inquinamento dei canali di Bonifica, per guardare da vicino cosa stava succedendo. Si deve, con convinzione, vivere appieno il territorio difendendolo. Continua Zinzi, il presidente dell’Auorità Nazionale Anticorruzione, dott. Cantone, definisce disastroso il piano per le ecoballe messo in campo dalla Giunta Regionale campana, cosa che ci trova molto d’accordo perchè noi in regione lo abbiamo denunciato subito. Ciò nonostante, la sistemazione delle ecoballe, che non sono l’unico problema del territorio, diventa il simbolo della rinascita per il territorio comunemente conosciuto come “terra dei fuochi”. Zinzi si dice sempre più tenacemente convinto che la grande battaglia comune va condotta contro i media che in maniera consapevole attaccano la Campania definendola un territorio compromesso; fatto strumentale, messo in campo solo  per azzoppare un valido concorrente nelle produzioni agricole di altre regioni.

È il turno di Guido Di Leone, portavoce del Comitato Civico Cellolese, che ringrazia i presenti e l’amministrazione comunale per il patrocinio offerto al convegno. Rivendica il lavoro del suo gruppo di lavoro volontario: del comitato civico e dell’associazione Il Cammello. Ed in chiusura di intervento, chiede un applauso per le forze dell’ordine alle quali non si tributa mai il giusto valore per i risultati acquisiti sul territorio. Menzione speciale la attribuisce alla problematica sollevata in merito allo scarico illecito nei canali. Dice: “Abbiamo cercato di accendere il faro su queste persone che non hanno pietà del territorio della popolazione e di loro stessi, a volte nostri concittadini, imprenditori del posto e ricordo quando anni fa, alcuni criminali dissero “che ci importa dei rifiuti smaltiti in natura, noi beviamo acqua minerale! Questi atteggiamenti scellerati, danno ricadute negative sulla salute, sul territorio e sul turismo e rivolgendosi ai suoi concittadini dice: “non abbiate paura di denunciare i problemi che vivete, le forze dell’ordine ci sono. Il silenzio è mafia, faccio appello ai miei cittadini che devono avere la dignità di denunciare e non andare a braccetto con chi violenta il territorio.

La parola al dottor Maresca, il quale in maniera leggera ed a tratti farsesca, ha voluto porre sul tavolo un importante argomento legato alle condotte comuni dei cittadini campani che generano il brodo di coltura della camorra. Inizia ricordando la prima volta che venne a Cellole, dice: quella volta, il Sindaco fu invitato e ritenne di non presentarsi, oggi torno qui e il sindaco c’è, è addirittura una donna e parla anche di cultura della legalità, quindi le cose possono cambiare e sono cambiate in meglio.

È molto più facile essere illegali per la nostra tendenza, tutta meridionale, a non rispettare le regole, facendo alcuni esempi per chiarire il concetto: “a Napoli ci sono dei semafori socialmente abrogati”; “la raccolta differenziata la faccio ma magari oggi non mi va, tanto nessuno lo vede”. Ecco perché le mafie sono il frutto di una devianza della società, una tendenza a cercare scorciatoie per saltare una fila in ospedale magari. I mafiosi non sono marziani, sono uomini come noi, alimentati dalla nostra indolenza, la camorra è come una sorta di “agenzia di servizi del crimine”, la cui pretesa sociale della camorra è  dare il servizio richiesto da una fetta di collettività. Altro esempio: i rifiuti smaltiti illegalmente, non li ha creati la camorra ma essa ha semplicemente soddisfatto i desideri di risparmio di alcuni imprenditori. Questo si chiama complicità, a partire dal comportamento del singolo per finireall’industriale scorretto. Io mi chiedo, continua Maresca, perché abbiamo abdicato al lavoro della terra, forse la matrice è unica, uguale a quella raccontata da Tisci sulla Cassa del mezzogiorno: ottenere miglior risultato con la minima spesa. La nobile arte del contadino avrebbe potuto offrire importanti opportunità per questa regione, invece prima l’industrializzazione scriteriata e poi l’avvelenamento dei pozzi con il battage negativo offerto da certa stampa, ci hanno messo in ginocchio. A questo punto, Maresca offre una simpatica battuta: “Confesso che io da grande aspiro a fare il contadino sperando che ci arrivo”. Tornando all’analisi del fenomeno, saltare la fila ha la stessa matrice ideologica di chi fa un estorsione, la base di partenza è la violazione  della regola. Il concetto di civiltà si basa sul rispetto delle regole, se il campo da gioco e questo, quello del non rispetto delle regole, vinceranno sempre i mafiosi; sono più allenati. Dobbiamo dirci che le mafie cominciano ad essere un fenomeno abbastanza longevo in queste terre. Non sempre possiamo dire che si tratta di fenomeni collusi con la politica, con i poteri forti. La collusione mafiosa, è con la società che non sa dire no alle sue tentazioni. Se la società basasse le proprie regole sul rispetto delle regole, la mafia non avrebbe ossigeno. Diceva Totò in suo film: “ci sono reati a responsabilità limitata”, non deve essere così, la regola se ce si rispetta.

Ancora Maresca: la terra dei fuochi non è solo una problematica campana, noi però abbiamo il vantaggio di aver sperimentato prima certi problemi per cui dobbiamo essere bravi a sfruttare questa conoscenza.

Denunciare è importante, il magistrato é come il marito cornuto, il quale è sempre l’ultimo a sapere le cose, denunciando si inverte la tendenza; il magistrato sa e può operare.

In finale, la stoccata al sistema paese; Maresca cita il suo co-atuore Chiarello il quale dice che “in questo paese è scomparsa la parola mafia dell’agenda politica”; io, dice Maresca, esasperando il concetto dico che non è mai apparsa. Infatti il legislatore è intervenuto solo due volte in maniera concreta sul fenomeno “mafie”: la prima volta nell’82, dopo undici giorni dall’omicidio del generale Dalla Chiesa, quando il parlamento approvò l’art. 416 bis; dieci anni dopo, e qualche centinaio di morti, nel 1992 viene varata la norma relativa all’aggressione patrimoniale, anche qui dopo altre stragi, gli omicidi dei giudici Falcone e Borsellino.

Questo è uno stato che agisce solo sull’onda emotiva senza una strategia specifica.

Domanda: cosa fare?

Bisogna fare il cittadino….partecipare, incontrare gente, confrontarsi con le persone, non voltare lo sguardo, denunciare.